KastaDiva, dubbi sulla morte e sulla raccolta fondi: cosa non torna

Indice dei Contenuti:
KastaDiva, le cause della morte e la raccolta fondi sospetta aperta dalla sorella, Taffo: “Non donate!”
La tragica scomparsa e le indagini sulle cause
Bruno Gagliano, conosciuto nella scena drag italiana come KastaDiva, è morto nella notte tra il 24 e il 25 gennaio dopo essersi lanciato dal balcone del nono piano dell’abitazione in via Apiro, in zona Castel Giubileo, a Roma. La prima segnalazione è arrivata da una vicina che ha trovato il corpo sul balcone del secondo piano, inutili i soccorsi: i sanitari hanno potuto solo constatare il decesso.
Nato in Sicilia e trasferitosi nella capitale, era stato a lungo una delle drag queen di punta del Muccassassina, punto di riferimento della nightlife LGBTQ+ romana. Dopo la pandemia aveva ridotto le performance per dedicarsi al lavoro di make-up artist, mantenendo comunque un forte legame con la comunità che lo seguiva sui social.
Negli ultimi anni aveva parlato apertamente di depressione, ricordando anche un ricovero di otto giorni in reparto psichiatrico e denunciando lo stigma che ancora circonda i disturbi dell’umore e il suicidio. In diversi post aveva raccontato la fatica di essere ascoltato e l’isolamento emotivo, insistendo sulla necessità di un dialogo più onesto sulla salute mentale e sul bisogno di empatia concreta, oltre le apparenze social.
La raccolta fondi contestata e lo stop di Taffo
Poche ore dopo la diffusione della notizia, la sorella Gemma Chiara Gagliano ha lanciato su GoFundMe una raccolta fondi per coprire le spese del trasferimento della salma da Roma ad Alcamo, città d’origine dell’artista. Nella descrizione si chiedeva un aiuto economico, anche minimo, per consentire l’ultimo saluto “nella sua terra”, invitando chi non poteva contribuire a condividere la campagna.
La vicenda ha però assunto rapidamente contorni controversi quando l’agenzia di onoranze funebri Taffo è intervenuta pubblicamente sui social, invitando espressamente a non effettuare donazioni. Il motivo: l’obiettivo economico della raccolta era stato fissato inizialmente a 7.000 euro, poi innalzato a 11.000 e infine a 20.000 euro man mano che la cifra veniva raggiunta, pratica ritenuta anomala dai professionisti del settore.
Secondo Taffo, per il solo trasporto della salma non sarebbero necessari importi così elevati e il continuo rialzo del target, unito all’utilizzo del profilo dell’artista “per scopi commerciali”, solleva interrogativi sulla reale destinazione dei fondi. A rendere più delicata la questione, i post in cui Bruno Gagliano lamentava in passato la distanza dei familiari, inclusi i fratelli, dopo la morte della madre.
L’impatto sulla comunità e il tema della salute mentale
La morte di KastaDiva ha scosso profondamente la comunità drag e LGBTQ+, che sui social ha condiviso messaggi di cordoglio e ricordi personali. Colleghi storici e personaggi pubblici come Vladimir Luxuria, Eva Grimaldi e Imma Battaglia hanno sottolineato il talento, la generosità e la fragilità di un artista che aveva contribuito a rendere più visibile la cultura queer nei club italiani.
I post in cui il performer parlava della propria depressione, rilanciati anche da testate come Gay.it, mostrano un racconto lucido delle difficoltà di chi convive con un disturbo mentale in un contesto che spesso minimizza, giudica o invita semplicemente a “reagire”. Lui stesso denunciava l’incapacità di molti di affrontare apertamente il tema del suicidio, preferendo il silenzio a un confronto scomodo ma necessario.
Il caso riapre così il dibattito sulla carenza di supporto psicologico accessibile, sul peso del pregiudizio e sull’importanza di reti affettive reali, non solo virtuali. Il contrasto tra la celebrazione pubblica e l’isolamento privato che emerge dalle sue parole impone una riflessione su come media, istituzioni e comunità possano intervenire per prevenire altre tragedie simili.
FAQ
D: Chi era Bruno Gagliano?
R: Era un artista e performer noto come KastaDiva, tra le drag queen più riconosciute della scena italiana, soprattutto al Muccassassina di Roma.
D: Di cosa soffriva prima della morte?
R: Aveva raccontato pubblicamente di soffrire di depressione e di essere stato ricoverato in reparto psichiatrico, parlando spesso dello stigma sui disturbi mentali.
D: Come è morto?
R: Si è tolto la vita lanciandosi dal balcone del nono piano della sua abitazione in zona Castel Giubileo, a Roma, nella notte tra il 24 e il 25 gennaio.
D: Perché è stata aperta una raccolta fondi?
R: La sorella Gemma Chiara Gagliano ha avviato una campagna su GoFundMe per coprire i costi del trasferimento della salma da Roma ad Alcamo e delle esequie.
D: Per quale motivo l’agenzia Taffo ha sconsigliato di donare?
R: Taffo ha contestato l’aumento progressivo del tetto della raccolta, ritenendolo sproporzionato rispetto ai reali costi di trasporto di una salma e chiedendo trasparenza sulla destinazione dei fondi.
D: Quanto è stato aumentato l’obiettivo economico?
R: L’obiettivo è passato da 7.000 a 11.000 e poi a 20.000 euro, con rialzi successivi dopo il raggiungimento delle soglie precedenti.
D: Qual è stata la reazione della comunità LGBTQ+?
R: Colleghi drag, attivisti e artisti, tra cui Vladimir Luxuria, Eva Grimaldi e Imma Battaglia, hanno espresso dolore e riconoscenza per il contributo di KastaDiva alla visibilità queer.
D: Qual è la fonte giornalistica originaria della notizia?
R: Le informazioni su raccolta fondi e posizione di Taffo provengono dall’articolo firmato da Fabiano Minacci e pubblicato sul sito di intrattenimento Biccy.it.




