Ivan Cattaneo svela il mistero del playback di Capodanno e rompe il silenzio sulla gelosia di Bowie
Playback di capodanno: l’effetto voluto e le reazioni
Ivan Cattaneo ha chiarito sui social il senso della sua performance a L’Anno che Verrà, dove ha proposto un medley di I’m a Believer, Una Zebra a Pois, Tintarella di Luna e Geghegè. Le segnalazioni di un “doppio audio” con eco e riverbero – una traccia in playback e vocalizzi dal vivo – non sono state frutto di un errore tecnico, ma una scelta consapevole: una “storpiatura” creativa pensata per sovrapporre la voce live alla base registrata, generando un effetto dissacrante e controluce rispetto al consueto karaoke televisivo di Capodanno.
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L’artista ha spiegato che, in contesti come il veglione di Rai1, il playback è di fatto uno standard, soprattutto per i medley. Costretto a riproporre i suoi classici invece dei brani del suo “libro multimediale”, ha deciso di intervenire sulla performance in tempo reale con vocalizzi e incastri live, per segnare una differenza netta rispetto all’esibizione totalmente in traccia. Una parte del pubblico ha colto la cifra sperimentale del set; altri hanno interpretato l’eco come un difetto. Cattaneo ha rivendicato l’operazione come scelta artistica precisa, coerente con l’energia di un evento pensato per far ballare e alleggerire, ma senza rinunciare a un tocco personale. Nell’arco dell’esibizione, oltre al trattamento vocale, si è mosso costantemente in scena interagendo con il corpo di ballo, evitando la staticità tipica di chi affida tutto alla base.
Chiarimento su david bowie: “gelosia” o fastidio?
Nel dibattito esploso dopo un’intervista a La Nuova Sardegna, Ivan Cattaneo ha preso posizione contro i titoli sensazionalistici che parlavano di una presunta “gelosia” di David Bowie. Il cantautore ha ricostruito i fatti riportandosi a quanto già descritto nel suo libro: l’incontro risale al 1971, quando Bowie era agli inizi e lui aveva appena 19 anni. In quel contesto, Bowie non lo conosceva e non aveva motivo di provare alcuna rivalità personale; ciò che Cattaneo attribuisce all’artista è un fastidio legato alla sua presenza accanto all’agente discografico Mark Edwards, non una dinamica di gelosia artistica.
Sui social, Cattaneo ha definito “fake news” le ricostruzioni che travisano le sue parole: Bowie, concentrato sul lavoro e preoccupato per l’avvio della sua carriera, avrebbe mal digerito che il proprio referente professionale si presentasse accompagnato da un “ragazzino italiano”. Da qui l’impressione di scarsa disponibilità sul piano umano. Nessuna competizione, dunque, né contesa su piani creativi o di immagine: il nodo, secondo Cattaneo, era puramente operativo e logistico, legato alla percezione che la sua presenza potesse distrarre Edwards dalle priorità lavorative di Bowie.
Un video successivo ha consolidato il chiarimento: Cattaneo ribadisce di non cantare ancora all’epoca, di non essere noto e di essere visto semplicemente come l’amico dell’agente. Il termine “gelosia” viene sostituito con la parola “infastidito”, circoscrivendo l’episodio a una frizione momentanea e contestuale. Pur riconoscendo il valore artistico di David Bowie, Cattaneo sottolinea che sul piano personale non ci fu particolare simpatia: una constatazione asciutta, priva di giudizi retrospettivi, che mira a ripristinare l’esattezza dei fatti a fronte di titoli fuorvianti.
Il ruolo di mark edwards e la swinging london
Nella cornice della Swinging London dei primi anni Settanta, Ivan Cattaneo racconta di essere stato introdotto nell’ambiente da Mark Edwards, figura centrale dell’industria musicale britannica e professionista legato, tra gli altri, ai Jethro Tull, a David Bowie e, in seguito, agli U2. È Edwards a fare da ponte tra il giovane artista italiano e una scena culturale in pieno fermento, dove si incrociano etichette, produttori e talenti in ascesa. Cattaneo ammette che in quel periodo la sua proposta era ancora acerba e sperimentale, ma proprio quell’ambiente gli ha offerto un orientamento, indicandogli traiettorie, contatti e modelli professionali.
Il riferimento a Portobello colloca l’aneddoto in uno dei luoghi simbolo della capitale britannica, epicentro di incontri informali tra addetti ai lavori. È lì che Edwards lo presenta a David Bowie quando quest’ultimo è ancora lontano dallo status planetario che conquisterà di lì a poco. La dinamica resta professionale: Cattaneo è il “ragazzo italiano” vicino all’agente, osservatore di un ecosistema in cui l’attenzione di manager e produttori è assorbita dal lavoro sugli artisti. Il fastidio attribuito a Bowie viene infatti ricondotto alla preoccupazione che la presenza di un giovane al seguito potesse distrarre Edwards dalle priorità operative.
Il ruolo di Mark Edwards emerge come quello di facilitatore e mentore: non una promessa di successo immediato, ma un indirizzo concreto dentro una scena esigente, dove tempismo e focus contano quanto il talento. Per Cattaneo, quell’accesso alla rete di relazioni londinese ha rappresentato un passaggio formativo, pur senza produrre nell’immediato una svolta discografica. La “lezione” della Swinging London resta nella comprensione delle dinamiche reali del mercato e nel contatto diretto con professionisti che, nel giro di pochi anni, plasmeranno segmenti decisivi del pop e del rock internazionale.
FAQ
- Perché Ivan Cattaneo ha usato il playback a Capodanno?
Perché nei medley televisivi di eventi come L’Anno che Verrà il playback è prassi; ha scelto di sovrapporre vocalizzi live alla base per un effetto creativo voluto. - L’eco sentito in TV era un errore tecnico?
No, era parte dell’operazione artistica: voce dal vivo stratificata alla traccia per creare un riverbero “dissacrante”. - David Bowie era geloso di Ivan Cattaneo?
No, Cattaneo parla di semplice fastidio: Bowie non lo conosceva e lo vedeva come il giovane che accompagnava il suo agente. - Chi è Mark Edwards nel racconto di Cattaneo?
Un agente/produttore di riferimento della scena londinese, collegato a Jethro Tull, David Bowie e poi agli U2, che introdusse Cattaneo in quell’ambiente. - Quando avvenne l’incontro con Bowie?
Nel 1971, agli inizi della carriera di Bowie, quando Cattaneo aveva circa 19 anni e non cantava ancora professionalmente. - Cosa rappresenta la Swinging London per Cattaneo?
Un passaggio formativo: accesso a reti e dinamiche dell’industria musicale, più che un’immediata svolta di carriera.




