Italiani preferiscono i pagamenti digitali per la maggioranza delle spese ricorrenti

Pagamenti digitali in Italia, perché il cashless è ormai strutturale
I pagamenti digitali in Italia stanno vivendo una trasformazione strutturale che coinvolge consumatori, esercenti e filiere produttive. Lorenzo Tavazzi, Senior Partner e Board Member di The European House – Ambrosetti e TEHA Group, analizza un processo che interessa l’intero Paese e tutti i settori dei consumi. Oggi, il 98% degli esercenti accetta pagamenti cashless, contro il 79% di pochi anni fa, con impatti misurabili sul fatturato. L’adozione, trainata dalla domanda dei clienti, si sta diffondendo in negozi fisici, servizi e attività professionali. Tuttavia, persistono differenze significative tra comparti e contesti d’uso, che rendono l’esperienza di pagamento ancora disomogenea. La sfida per i prossimi anni è allineare infrastrutture, servizi e comportamenti, così da costruire un ecosistema dei pagamenti integrato, accessibile e continuo, in grado di sostenere l’evoluzione delle abitudini di cittadini e imprese.
In sintesi:
- Il cashless in Italia è una trasformazione strutturale di consumi e relazioni economiche.
- Gli esercenti che accettano pagamenti digitali sono passati dal 79% al 98%.
- Ogni +1 punto di accettazione cashless aumenta il fatturato fino allo 0,6%.
- Serve convergenza tra infrastrutture, servizi e comportamenti per un ecosistema integrato.
Cashless in crescita, ma con forti differenze tra settori e servizi
Secondo Lorenzo Tavazzi, l’evoluzione dei pagamenti digitali in Italia non è più una tendenza congiunturale, ma una trasformazione strutturale che ridisegna il modo in cui cittadini e imprese scambiano valore.
La diffusione del cashless nelle abitudini quotidiane – dalla spesa alimentare ai servizi professionali, fino all’e-commerce – è interpretata come un segnale di maturazione del sistema Paese. Tuttavia, emergono ancora forti disomogeneità: alcuni comparti e contesti d’uso restano meno digitalizzati, generando un’esperienza di pagamento frammentata per utenti e operatori.
Dal lato dell’offerta, la trasformazione è stata rapida: la quota di esercenti che accetta pagamenti digitali è salita dal 79% al 98% in pochi anni, spinta dalla crescente richiesta della clientela. Gli operatori segnalano che a ogni aumento di 1 punto percentuale nell’accettazione del cashless corrisponde un incremento del fatturato tra 0,2 e 0,6 punti percentuali, confermando il ruolo dei pagamenti digitali come leva concreta di crescita economica e competitività.
La sfida futura: ecosistema dei pagamenti integrato e continuo
Per consolidare la transizione cashless, Tavazzi indica come prioritaria l’accelerazione della convergenza tra infrastrutture tecnologiche, servizi di pagamento e comportamenti di consumo.
Senza un allineamento tra reti, terminali, app, piattaforme e competenze degli operatori, il rischio è un ecosistema frammentato, poco efficiente e meno inclusivo. L’obiettivo è costruire un sistema dei pagamenti integrato, accessibile e continuo, capace di seguire cittadini e imprese lungo tutta la filiera dei consumi, dalla prenotazione online alla cassa fisica, fino ai servizi post-vendita.
In questa prospettiva, i pagamenti digitali diventano infrastruttura abilitante per innovazione, tracciabilità, sicurezza delle transazioni e lotta all’evasione, con impatti diretti sulla competitività del tessuto produttivo italiano.
FAQ
Cosa significa che i pagamenti digitali sono una trasformazione strutturale?
Significa che i pagamenti digitali modificano stabilmente consumi, relazioni economiche e processi aziendali, incidendo su produttività, tracciabilità e competitività dell’intero sistema Paese.
Quanto è diffusa oggi l’accettazione dei pagamenti cashless tra gli esercenti?
È molto diffusa: la quota di esercenti che accetta pagamenti cashless è passata dal 79% al 98% negli ultimi anni.
In che modo il cashless incide sul fatturato delle imprese?
Incide positivamente: gli operatori indicano che ogni +1 punto di accettazione cashless aumenta il fatturato tra 0,2 e 0,6 punti percentuali.
Perché l’esperienza di pagamento digitale è ancora disomogenea in Italia?
Lo è perché permangono differenze tra settori, servizi e contesti d’uso, con infrastrutture e competenze non uniformemente sviluppate sul territorio.
Qual è la fonte dei dati sui pagamenti digitali citati nell’articolo?
I dati derivano da una elaborazione redazionale basata congiuntamente su fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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