Investitori cripto resistono alla volatilità globale secondo l’analisi approfondita del report Grayscale
Indice dei Contenuti:
Criptovalute alla prova tra guerra in Iran, petrolio e inflazione
Il nuovo report del gestore di asset digitali Grayscale analizza come la guerra in Iran e lo shock dei prezzi del petrolio stiano incidendo sugli investimenti in criptovalute.
A marzo, le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e l’impennata del greggio hanno frenato la propensione al rischio globale, colpendo anche Bitcoin, Ether e gli altri asset digitali.
L’analisi, pubblicata nel 2025, mostra però che il mercato crypto ha tenuto meglio di diversi segmenti finanziari tradizionali, con prezzi relativamente resilienti e flussi ancora positivi verso prodotti spot e derivati.
Secondo Grayscale, questo comportamento suggerisce che una parte rilevante del rischio macro e geopolitico sia già incorporata nelle quotazioni, lasciando spazio a una possibile ripresa quando si attenueranno le tensioni energetiche e l’incertezza sui tassi.
In sintesi:
- La guerra in Iran e il caro petrolio comprimono l’appetito per il rischio sulle criptovalute.
- Bitcoin oscilla tra metà e alta fascia dei 60.000-70.000 dollari, restando in range.
- Gli ETP spot crypto registrano ancora afflussi netti e futures con interessi in crescita.
- Stablecoin oltre 300 miliardi di dollari, con 100 miliardi aggiunti in un anno.
Geopolitica, petrolio e reazione dei mercati crypto secondo Grayscale
Nel report, Grayscale sottolinea che, prima dell’escalation in Iran, la crescita globale mostrava segnali di rafforzamento e molte banche centrali sembravano pronte ad avviare un ciclo di tagli dei tassi.
L’aumento improvviso del prezzo del petrolio ha però riacceso i timori inflazionistici, spingendo verso l’alto le aspettative sui tassi futuri e scoraggiando gli investimenti negli asset più rischiosi, criptovalute incluse.
Bitcoin (BTC) è sceso inizialmente verso la fascia medio-bassa dei 60.000 dollari, è poi risalito intorno ai 70.000 dollari, per tornare a indebolirsi con il protrarsi del conflitto e l’inasprimento del contesto macroeconomico.
Andamento simile per Ether (ETH) e altri token, con riduzione dell’esposizione al rischio da parte di molti investitori istituzionali e retail.
Nonostante ciò, le crypto hanno performato meglio di alcuni indici azionari e obbligazionari.
Nel documento si legge: “Pensiamo che la resilienza delle criptovalute rifletta in parte quanto rischio è già stato tolto dal mercato negli ultimi mesi. Anche con la più ampia volatilità del mercato a marzo, gli ETP delle criptovalute spot hanno visto modesti afflussi netti e gli interessi aperti dei futures perpetui sono aumentati”.
Per Grayscale, l’insieme di questi segnali indica un mercato in fase di consolidamento, nonostante lo shock geopolitico ed energetico.
Perché Grayscale vede ancora valore strategico nel lungo termine
Secondo Grayscale, molti operatori adottano oggi un approccio attendista, in attesa di maggiore chiarezza sia sugli sviluppi della guerra in Iran sia sulle dinamiche del mercato energetico globale.
L’asset manager evidenzia due scenari: se le tensioni si attenuassero e i prezzi dell’energia rientrassero, i mercati rivaluterebbero rapidamente gli asset rischiosi in chiave più positiva; al contrario, un petrolio strutturalmente caro potrebbe pesare sulla crescita e ritardare la ripresa.
Nonostante l’incertezza, il report afferma che “riteniamo che ora sia un buon momento per gli investitori crypto a più lungo termine per costruire posizioni”.
I flussi continui verso prodotti d’investimento spot e l’aumento delle posizioni future sono interpretati come segnali di stabilizzazione dell’appetito per il rischio.
Nel medio-lungo periodo, i driver strutturali restano solidi: adozione crescente di stablecoin, sviluppo di asset tokenizzati e maggiore integrazione tra finanza tradizionale e onchain.
Il mercato delle stablecoin è passato da circa 20 miliardi di dollari nel 2020 a oltre 300 miliardi nel 2025, con 100 miliardi di crescita solo nell’ultimo anno, trainato da trading, pagamenti globali e utilizzi DeFi.
FAQ
Come incide la guerra in Iran sul prezzo delle criptovalute?
La guerra in Iran aumenta l’avversione al rischio, alimenta la volatilità e frena nuovi afflussi, ma finora le crypto hanno mostrato maggiore resilienza rispetto ad alcuni mercati tradizionali.
Perché il caro petrolio pesa sugli investimenti in Bitcoin ed Ether?
L’aumento del petrolio alimenta i timori d’inflazione, spinge in alto le aspettative sui tassi e riduce l’appetito per asset rischiosi come Bitcoin ed Ether.
Bitcoin può ancora essere considerato un bene rifugio in questo contesto?
Sì, ma in modo parziale: Bitcoin ha tenuto meglio di alcuni asset tradizionali, pur restando sensibile a shock macro e strette monetarie.
Le stablecoin sono davvero più stabili in fasi di tensione geopolitica?
Sì, le stablecoin ancorate al dollaro offrono minore volatilità e alta liquidità, risultando utili per trading, parcheggio temporaneo e pagamenti globali in contesti instabili.
Quali sono le fonti utilizzate per questo articolo sulle criptovalute?
L’articolo è stato elaborato sulla base di una rielaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, integrata dal lavoro della nostra Redazione.

