Intelligenza artificiale svela il suo metodo segreto di ragionamento, tra fatti nascosti, istruzioni ambigue e decisioni sorprendenti

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Intelligenza artificiale: ecco come ragiona tra fatti e istruzioni
Quando i modelli seguono le regole invece dei dati
I sistemi di intelligenza artificiale generativa non “ragionano” sui fatti: stimano la risposta più probabile sulla base di istruzioni, contesto e testi di addestramento. Questo principio emerge con chiarezza dall’analisi del CERT-AgID sui modelli RAG, i sistemi che combinano ricerca documentale e generazione linguistica.
Nel test, ai modelli vengono forniti documenti coerenti e un’istruzione che li contraddice. Mentre un essere umano cercherebbe la causa del conflitto, gli algoritmi tendono a scegliere la sequenza di parole statisticamente più “autorevole”: spesso è l’istruzione, non il fatto comprovato. Il risultato è un bias di autorità che può spingere l’IA a ignorare informazioni puntuali e verificabili.
La ricerca mostra anche che piccole variazioni nel prompt – posizione, ripetizione o tono di un ordine – bastano a ribaltare l’esito della risposta. Questo dettaglio conferma che la robustezza apparente di molti modelli è fragile: a cambiare è la superficie linguistica, non una reale comprensione del contenuto.
RAG: precisione promessa, fragilità nascosta
I sistemi di Retrieval Augmented Generation sono presentati come evoluzione dei semplici modelli linguistici: pescano documenti aggiornati, integrano database e archivi aziendali, costruiscono risposte “supportate dalle fonti”. Sulla carta, dovrebbero ridurre errori e allucinazioni.
L’analisi del CERT-AgID mostra invece un punto cieco: quando fatti e istruzioni entrano in collisione, la gerarchia tra le due componenti non è definita in modo stabile. Alcuni modelli privilegiano quasi sempre i contenuti recuperati, altri trattano il prompt come una sorta di comando prioritario a cui conformarsi.
Questo scarto di comportamento, diverso da modello a modello, ha ricadute dirette su settori come assistenza clienti, finanza, sanità, pubblica amministrazione. Un ordine formulato male o troppo perentorio può sovrascrivere dati corretti, orientando decisioni operative su basi linguistiche, non fattuali. La promessa di “IA connessa ai dati” rischia così di trasformarsi in un’illusione di controllo.
Come progettare istruzioni che non tradiscono i fatti
Se i modelli di IA seguono ciò che appare più autorevole nel testo, la progettazione di prompt e linee guida diventa una forma di ingegneria del rischio. Gli esperti suggeriscono di formulare istruzioni che esplicitino la priorità dei dati, ad esempio imponendo di citare sempre le fonti recuperate e di segnalare ogni conflitto informativo.
Le organizzazioni che usano sistemi RAG dovrebbero introdurre policy interne: definire quali archivi sono “verità di riferimento”, loggare le risposte, addestrare gli operatori a riconoscere quando un output segue obbedientemente un comando a scapito dell’evidenza documentale. Senza questi accorgimenti, l’IA può amplificare convinzioni sbagliate con tono sicuro e linguaggio formale.
Il lavoro del CERT-AgID ricorda inoltre che l’interpretabilità non è un optional: test sistematici di stress sui prompt, scenari di conflitto simulati e audit periodici del comportamento dei modelli diventano necessari quanto l’aggiornamento dei dati stessi.
FAQ
D: Cosa rivela lo studio del CERT-AgID sui modelli di IA?
R: Evidenzia che i modelli tendono spesso a seguire le istruzioni del prompt più che i fatti presenti nei documenti recuperati.
D: Cosa significa bias di autorità in questo contesto?
R: È la tendenza dell’IA a considerare più “credibile” l’istruzione testuale, trattandola come superiore alle informazioni oggettive.
D: I sistemi RAG sono sempre più affidabili dei tradizionali LLM?
R: No, possono essere più precisi ma introdurre nuove vulnerabilità quando fatti e istruzioni sono in conflitto.
D: Come reagisce l’IA a un contesto informativo contraddittorio?
R: Non sospende il giudizio: produce l’output statisticamente più probabile, senza un vero esame critico dell’incoerenza.
D: Perché la formulazione del prompt è così importante?
R: Piccoli cambiamenti di tono, ordine o ripetizione possono spostare l’equilibrio tra obbedienza all’istruzione e rispetto dei dati.
D: Quali rischi pratici emergono per aziende e PA?
R: Decisioni basate su risposte formalmente convincenti ma in contrasto con database ufficiali o documenti certificati.
D: Come si possono mitigare questi rischi?
R: Definendo priorità chiare tra fonti, progettando prompt robusti, monitorando gli output e prevedendo revisioni umane.
D: Qual è la fonte giornalistica originale citata nell’analisi?
R: La sintesi si basa sul report “Bias di autorità nei modelli RAG: quando le istruzioni prevalgono sui fatti” analizzato dal CERT-AgID e richiamato in un approfondimento giornalistico dedicato all’uso dei Large Language Model in Italia.




