Intelligenza artificiale e deepfake scatenano la politica, svolta storica tra i partiti

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Intelligenza artificiale e deepfake in politica: l’accordo tra i partiti in Italia. VIDEO
Accordo inedito tra i partiti
In Italia, il ricorso massiccio all’intelligenza artificiale nella comunicazione politica ha portato a un patto inedito tra le principali forze parlamentari. L’iniziativa, lanciata da Pagella Politica e Facta News, impegna i partiti a non utilizzare video, foto o audio manipolati con sistemi generativi contro gli avversari, per ridurre il rischio di manipolazione del dibattito pubblico.
Hanno aderito quasi tutte le forze rappresentate in Parlamento, con l’eccezione della formazione guidata da Matteo Salvini. La scelta di firmare o meno questo impegno diventa un indicatore politico e reputazionale rilevante, in un contesto in cui la credibilità delle campagne elettorali è messa sotto pressione dalle tecnologie sintetiche.
Il patto interviene in un momento in cui l’alfabetizzazione digitale degli italiani resta fragile: secondo gli ultimi indici europei, il Paese si colloca soltanto al 24° posto quanto a competenze mediatiche. Ciò significa che una parte significativa della popolazione potrebbe non essere in grado di riconoscere contenuti manipolati, esponendosi a narrazioni fuorvianti e campagne di disinformazione mirata. Per questo l’accordo ha anche una funzione pedagogica, perché introduce nel linguaggio politico mainstream la consapevolezza del rischio connesso ai contenuti sintetici.
IA, propaganda e contesto internazionale
A livello globale, l’uso di contenuti generati artificialmente in politica è già realtà. Negli Stati Uniti, l’ex presidente Donald Trump ha integrato stabilmente strumenti di intelligenza artificiale nella propria strategia di comunicazione digitale, sfruttandone il potenziale emotivo e virale. Questa tendenza spinge le campagne elettorali verso un marketing personalizzato e difficilmente verificabile in tempo reale.
In Cina, la normativa formalmente limita l’uso dei deepfake in ambito politico, ma il governo di Pechino è stato più volte accusato di sfruttare contenuti sintetici per interferire in processi elettorali esteri, come nelle elezioni a Taiwan. Episodi simili sono monitorati da ricercatori e organismi internazionali, che segnalano un rischio crescente di operazioni coordinate di influenza digitale.
Il caso italiano si colloca quindi dentro una cornice globale in rapida evoluzione: la capacità di produrre video e audio indistinguibili dal reale, combinata con strumenti di micro-targeting sui social network, rende la disinformazione politica più efficiente e meno costosa. In assenza di alfabetizzazione e di controlli indipendenti, l’effetto cumulativo può erodere fiducia nelle istituzioni, nei media e perfino nei processi elettorali stessi.
Verifica dei fatti, media e cittadini
Il tema del rapporto tra intelligenza artificiale, disinformazione e qualità del dibattito pubblico è stato al centro di una puntata di approfondimento di Sky TG24, all’interno del programma “Progress” condotto da Alberto Giuffrè. In studio sono intervenuti Tommaso Canetta, vicedirettore di Pagella Politica e Facta News, il giornalista esperto di cultura digitale Nicola Bruno e il caporedattore di Sky TG24 Andrea Dambrosio.
Gli ospiti hanno sottolineato come il fact-checking tradizionale non sia più sufficiente se non viene accompagnato da strumenti tecnologici avanzati capaci di analizzare metadati, tracce digitali e pattern di manipolazione. Allo stesso tempo, è cruciale investire in progetti strutturali di educazione mediatica, a partire dalle scuole, per rendere i cittadini in grado di riconoscere contenuti sospetti e verificare le fonti.
Le redazioni che operano con criteri di verifica rigorosa, incrocio delle fonti e trasparenza metodologica assumono un ruolo centrale nella protezione dello spazio pubblico informativo. La sfida non è solo tecnica ma culturale: serve un ecosistema in cui politica, piattaforme, giornalismo e società civile collaborino per impedire che le tecnologie generative distorcano in modo irreversibile la percezione della realtà.
FAQ
D: Che cosa si intende per contenuti sintetici in ambito politico?
R: Sono video, foto o audio che imitano la realtà ma sono creati o manipolati con sistemi di intelligenza artificiale generativa.
D: Quali partiti italiani hanno aderito al patto contro l’uso di questi contenuti?
R: Hanno aderito tutte le principali forze parlamentari, tranne il partito guidato da Matteo Salvini.
D: Perché l’Italia è considerata vulnerabile alla manipolazione digitale?
R: Perché gli indicatori europei collocano il Paese solo al 24° posto per alfabetizzazione mediatica e digitale.
D: Come viene usata l’intelligenza artificiale nelle campagne negli Stati Uniti?
R: Figure politiche come Donald Trump impiegano strumenti di IA per creare contenuti altamente personalizzati e virali sui social network.
D: Qual è la situazione normativa in Cina su questi temi?
R: La normativa limita formalmente i deepfake in politica, ma a Pechino sono state attribuite diverse operazioni di influenza basate su contenuti sintetici.
D: Che ruolo hanno i media italiani in questo scenario?
R: Testate come Sky TG24, insieme a progetti di fact-checking come Pagella Politica e Facta News, contribuiscono a verificare i contenuti e a spiegare i rischi ai cittadini.
D: Dove è stato discusso pubblicamente il patto italiano contro i deepfake?
R: Il tema è stato approfondito nel programma “Progress” di Sky TG24, con la partecipazione di esperti di disinformazione e cultura digitale.
D: Qual è la fonte giornalistica originale citata per questi contenuti?
R: Le informazioni derivano da un approfondimento trasmesso da Sky TG24 e dai materiali divulgati da Pagella Politica e Facta News.




