Intelligenza artificiale: come l’innovazione sta rivoluzionando il mercato del lavoro in modo inaspettato e veloce

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Davos, l’IA fa paura: “Uno tsunami sta colpendo il mondo del lavoro”
Tsunami sul lavoro
A Davos, tra le montagne della Svizzera, il dibattito sull’intelligenza artificiale ha assunto toni d’emergenza. La direttrice generale del Fondo monetario internazionale, Kristalina Georgieva, ha avvertito che l’IA sta investendo il mercato del lavoro “come uno tsunami”, con governi e aziende ancora largamente impreparati. Secondo le stime del Fmi, circa il 40% dei posti di lavoro nel mondo è esposto alla trasformazione tecnologica, tra potenziamento delle mansioni e sostituzione diretta.
La percentuale sale al 60% nelle economie avanzate, dove il lavoro cognitivo e d’ufficio è dominante, e scende al 20‑26% nei Paesi a basso reddito, più concentrati su mansioni manuali. Eppure l’IA, per Georgieva, non è solo minaccia: potrebbe aggiungere fino allo 0,8% alla crescita economica media annua, a patto di investire rapidamente in formazione e nuove competenze. Il nodo centrale diventa la riconversione dei lavoratori, non più rinviabile.
Al World Economic Forum, la responsabile IA Cathy Li ha ricordato che dal 2010 gli investimenti cumulativi nel settore hanno toccato i 600 miliardi di dollari, con Stati Uniti e Cina che pesano per il 65% della spesa globale. Il settore cresce al 33% l’anno, imponendo a governi e imprese una corsa contro il tempo per non essere travolti dall’accelerazione tecnologica.
Allarme dai colossi tech
Tra i più espliciti al Forum c’è stato Alex Karp, CEO e co-fondatore di Palantir, che ha avvertito i laureati in discipline umanistiche che “l’IA distruggerà il vostro lavoro”. Pur rivendicando il proprio dottorato in filosofia, ha spiegato che oggi tale percorso è insufficiente senza competenze tecniche complementari. A suo giudizio, tecnici qualificati e operai specializzati risultano più adattabili dei tradizionali impiegati d’ufficio.
Portando l’esempio delle fabbriche di batterie, Karp ha descritto operai diplomati che svolgono mansioni paragonabili a quelle degli ingegneri e che possono essere riassegnati con facilità ad altri ruoli, rendendoli “molto preziosi, se non insostituibili”. Qui il messaggio è chiaro: chi padroneggia processi e tecnologie sul campo ha più chances di sopravvivere all’onda d’urto dell’IA rispetto a chi svolge compiti ripetitivi e facilmente automatizzabili.
La prospettiva è condivisa anche dai vertici dell’IA generativa. A Davos, il CEO di Google DeepMind, Demis Hassabis, e il CEO di Anthropic, Dario Amodei, hanno ammesso che le prime ricadute sull’occupazione sono già visibili. I ruoli junior, specialmente quelli di ingresso, vengono rimpiazzati più rapidamente da sistemi di intelligenza artificiale in grado di svolgere compiti base con costi inferiori.
Numeri, licenziamenti e letture divergenti
Secondo le analisi del World Economic Forum, l’IA potrebbe eliminare entro il 2030 circa 92 milioni di posti di lavoro, generandone però fino a 170 milioni di nuovi, soprattutto in sanità, energia verde e servizi ad alta intensità umana. Le competenze fondate sull’interazione personale mostrano un potenziale di “ibridazione” con l’IA limitato al 12‑13%, segno che in molti ambiti la tecnologia resterà strumento di supporto più che sostituto totale.
Sul fronte dei licenziamenti, però, il quadro si fa controverso. L’amministratore delegato di Randstad, Sander van ’t Noordende, invita alla cautela: attribuire all’IA le recenti ondate di esuberi sarebbe prematuro. A suo avviso, pesano di più l’incertezza macroeconomica e la fase di assestamento dopo gli eccessi di assunzioni del periodo pandemico. Deutsche Bank teme però che nel 2026 i tagli “mascherati dall’IA” diventino la norma, con la tecnologia usata come alibi comunicativo per riduzioni di personale dovute ad altre cause.
Una posizione ancora più prudente arriva da Andrew Ng, pioniere del deep learning, cofondatore di Google Brain e di Coursera. Per Ng, la perdita di posti direttamente imputabile all’IA è stata finora sopravvalutata: molte aziende tech stanno semplicemente correggendo l’espansione eccessiva degli anni scorsi. Il vero discrimine, a suo giudizio, sarà la capacità dei sistemi educativi e delle imprese di aggiornare in tempo le competenze della forza lavoro globale.
FAQ
D: L’IA farà aumentare o diminuire l’occupazione globale?
R: Le stime del World Economic Forum indicano 92 milioni di posti distrutti e fino a 170 milioni creati entro il 2030, con un saldo potenzialmente positivo ma fortemente dipendente dalla riqualificazione dei lavoratori.
D: Quali lavori risultano più esposti all’automazione?
R: Sono particolarmente vulnerabili i ruoli d’ufficio ripetitivi, le mansioni junior e le attività basate su compiti standardizzabili, soprattutto nei servizi e nella burocrazia aziendale.
D: In quali settori nasceranno più nuove opportunità?
R: I principali bacini di nuovi posti riguarderanno sanità, assistenza alla persona, energia verde, gestione dei dati, sicurezza informatica e sviluppo di sistemi IA.
D: L’impatto sarà uguale nei Paesi ricchi e in quelli poveri?
R: No, nelle economie avanzate l’esposizione al cambiamento raggiunge il 60%, mentre nei Paesi a basso reddito resta tra il 20 e il 26%, data la maggiore incidenza di lavori manuali.
D: Perché i ruoli junior sono i primi a essere tagliati?
R: Le mansioni di ingresso sono spesso composte da attività ripetitive di analisi, scrittura o supporto che gli strumenti di IA generativa possono svolgere più rapidamente e a costi inferiori.
D: Come possono difendersi i laureati in discipline umanistiche?
R: È decisivo integrare competenze digitali, analisi dei dati, project management e capacità di usare strumenti di IA come leve operative, non come sostituti del proprio lavoro.
D: Qual è la posizione di esperti come Andrew Ng sull’allarme licenziamenti?
R: Andrew Ng ritiene che la perdita di posti imputata all’IA sia spesso esagerata e che molti tagli riflettano piuttosto un riequilibrio post-pandemia nei grandi gruppi tecnologici.
D: Qual è la fonte giornalistica che ha ispirato le analisi qui riportate?
R: Le informazioni sono basate su dichiarazioni e dati diffusi al World Economic Forum di Davos e riprese dalla copertura del quotidiano economico Il Sole 24 Ore.




