INPS: Anzianità contributiva a rischio, ecco i lavoratori che potrebbero perdere anni di pensione per scelta errata

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Per pochi euro perdi 4 anni di pensione, ecco chi ricade in questo problema con l’INPS
Quattro anni nel vuoto previdenziale
Per chi rientra nel perimetro dei cosiddetti contributivi puri, il passaggio ai 67 anni può trasformarsi in un imprevisto buco di tutele. Il caso di una lettrice, raccolto dalla stampa specializzata, mostra come un importo mensile stimato di 520/530 euro, a fronte di 21 anni di contributi, non basti per aprire le porte della pensione di vecchiaia.
La normativa infatti pretende, oltre ai 20 anni minimi di versamenti e all’età anagrafica, che l’assegno liquidato dall’INPS sia almeno pari all’assegno sociale, oggi attorno ai 545 euro mensili dopo rivalutazione. Se la stima è anche solo di pochi euro inferiore, il diritto alla pensione viene negato e rinviato d’ufficio a 71 anni, quando cade il vincolo dell’importo minimo.
Nel sistema contributivo non sono previste integrazioni al minimo né maggiorazioni sociali in grado di colmare la differenza. Il risultato è che lavoratori con più di 20 anni di versamenti possono restare quattro anni senza pensione e senza ammortizzatori da parte dell’ente previdenziale.
Chi rischia di più con le regole INPS
I più esposti sono i contributivi puri, cioè chi ha solo contributi accreditati dopo il 31 dicembre 1995, spesso con carriere discontinue, part-time o stipendi bassi. In queste situazioni, il montante versato non genera un assegno sufficiente a raggiungere la soglia dell’assegno sociale, requisito rigido per la pensione di vecchiaia a 67 anni.
Il paradosso esplode quando, oltre al diniego della pensione, viene negato anche l’accesso all’assegno sociale per superamento dei limiti di reddito familiari. È il caso di molti coniugi di lavoratori con reddito medio, per i quali i limiti di legge impediscono qualsiasi sostegno, pur in presenza di contributi versati e assenza totale di reddito personale.
Il sistema previdenziale finisce così per premiare meno chi ha pagato per anni, rispetto a chi non ha versato ma rientra nelle soglie reddituali per l’assistenza. Un effetto distorsivo che alimenta la percezione di iniquità verso il meccanismo disegnato dal legislatore.
Le poche vie d’uscita possibili
Le chance per evitare quattro anni di limbo sono ridotte ma esistono. La prima è verificare, con l’aiuto di un patronato o di un consulente previdenziale, se vi siano anche pochi mesi di contribuzione antecedente al 1996, magari sotto forma di periodi figurativi, riscatti di studio o vecchi rapporti di lavoro dimenticati.
Basta infatti un solo contributo nel sistema retributivo o misto per far cadere il vincolo dell’importo minimo e consentire la pensione di vecchiaia a 67 anni, purché siano presenti almeno 20 anni di versamenti complessivi. In mancanza di questa ancora, non esistono deroghe di legge: la pensione resta agganciata all’età di 71 anni per i contributivi puri.
Resta teorica la strada della modifica dello status familiare per tentare l’accesso all’assegno sociale, ostacolato dal reddito del coniuge. Un’ipotesi estrema, che non risolve il nodo principale: l’accesso alla pensione previdenziale, tuttora precluso a chi non raggiunge, per pochi euro, la soglia fissata dalla normativa vigente.
FAQ
D: Chi sono i “contributivi puri” nel sistema pensionistico?
R: Sono i lavoratori che hanno tutti i contributi accreditati a partire dal 1° gennaio 1996, senza alcun versamento precedente.
D: Perché con 21 anni di contributi l’INPS può negare la pensione a 67 anni?
R: Perché, per i contributivi puri, serve anche che l’assegno stimato sia almeno pari all’importo dell’assegno sociale: se è inferiore, la pensione di vecchiaia non viene liquidata.
D: A quale età scatta comunque la pensione per i contributivi puri?
R: Il diritto matura a 71 anni, a prescindere dall’importo maturato, purché sia presente un minimo di 5 anni di contribuzione effettiva.
D: L’assegno sociale può sostituire la pensione di vecchiaia negata?
R: Solo se i redditi personali e coniugali rientrano nelle soglie previste. Se il reddito del coniuge è troppo alto, l’assegno sociale viene escluso.
D: È possibile integrare la pensione al minimo nel contributivo?
R: No, nel sistema contributivo puro non sono previste integrazioni al minimo né maggiorazioni sociali collegate al trattamento.
D: Un singolo contributo ante 1996 può cambiare la situazione?
R: Sì, perché trasformerebbe la posizione da contributiva pura a mista, eliminando il vincolo dell’importo minimo per la pensione di vecchiaia a 67 anni.
D: Esistono eccezioni o deroghe individuali alle soglie INPS?
R: No, i requisiti sono fissati per legge e l’INPS li applica in modo uniforme; eventuali cambiamenti richiedono un intervento normativo.
D: Da quale fonte è stato tratto il caso riportato?
R: L’esempio della lettrice e l’analisi delle regole sono stati ricostruiti a partire da articoli di stampa specializzata pubblicati da testate come Money.it e rubriche di consulenza previdenziale.




