India nuova frontiera, imprese italiane inseguono boom investimenti e intelligenza artificiale

Indice dei Contenuti:
Crescita oltre il 6%, 470 miliardi di investimenti esteri e leadership nell’AI: le opportunità per le imprese italiane in India
Crescita economica e contesto strategico
L’economia di Nuova Delhi viaggia verso una crescita del Pil intorno al 6,2% nel 2026, contribuendo a oltre il 17% dell’incremento della ricchezza globale pur rappresentando solo l’8,5% dell’economia mondiale.
Negli ultimi dieci anni sono affluiti circa 470 miliardi di dollari di investimenti diretti esteri, spinti da una forza lavoro giovane, da un bacino di 1,4 miliardi di abitanti e da un mercato interno in rapida urbanizzazione. La prospettiva, secondo le principali analisi internazionali, è che entro il 2026 il Paese diventi la quarta economia del pianeta per dimensioni nominali.
Lo studio del Public Policy & Stakeholder Centre di Deloitte evidenzia come la futura area economica integrata tra Unione Europea e India, anche in vista di un possibile Free Trade Agreement, possa arrivare a coprire circa 2 miliardi di consumatori e il 20% del Pil globale. Ciò si tradurrebbe in una riduzione strutturale delle barriere tariffarie, in un accesso ampliato alle catene del valore e in una maggiore mobilità dei talenti, con effetti diretti sulle imprese italiane interessate a piattaforme produttive e hub di esportazione verso l’Asia e l’Africa.
Nel 2024 l’interscambio tra India e Unione Europea ha toccato quasi 130 miliardi di euro, mentre quello con l’Italia si è attestato intorno ai 14 miliardi, con obiettivo politico di arrivare a 20 miliardi entro il 2029: un sentiero di crescita che sta già spingendo molte aziende a valutare investimenti stabili sul territorio.
Settori chiave per le aziende italiane
Il paper “Italy and India: Partnering for a Shared Future” individua quattro assi prioritari: infrastrutture urbane, manifatturiero avanzato, bioeconomia e tecnologie legate all’intelligenza artificiale, a cui si affiancano space economy e servizi di connettività.
Nel manifatturiero, le proiezioni indicano che la produzione industriale potrebbe superare il 25% del Pil nazionale entro il 2035, con la creazione di oltre 100 milioni di posti di lavoro qualificati entro il 2047. In questo scenario, l’esperienza italiana in meccanica di precisione, automazione, macchinari per l’industria e filiere del made in Italy offre complementarità naturali con gli obiettivi locali di upgrading tecnologico.
La bioeconomia ha già compiuto un salto da 10 miliardi di dollari nel 2014 a circa 165,7 miliardi nel 2024, arrivando a rappresentare il 4,2% del Pil. Per le imprese farmaceutiche e biotech italiane ciò significa nuove possibilità di stabilire partnership produttive, piattaforme di ricerca congiunta e poli di delocalizzazione controllata delle catene di fornitura, in risposta all’esigenza europea di diversificare l’approvvigionamento di principi attivi.
Parallelamente, il fabbisogno di infrastrutture urbane è stimato in circa 840 miliardi di dollari entro il 2047, quando la classe media dovrebbe raggiungere il 60% della popolazione. Aziende italiane specializzate in ingegneria, costruzioni, mobilità sostenibile, reti energetiche intelligenti e tecnologie per le smart city possono operare come partner di lungo periodo per governi centrali e amministrazioni locali.
AI, imprese italiane e cooperazione bilaterale
L’India è oggi il secondo bacino mondiale di competenze in intelligenza artificiale dopo gli Stati Uniti, superando Paesi come Regno Unito e Germania. Questo posizionamento è confermato dalla scelta di Nuova Delhi come sede dell’AI Impact Summit del febbraio 2026, primo grande vertice globale sull’IA ospitato nel Sud del mondo.
Per le imprese italiane significa accesso a un ecosistema di sviluppatori, data scientist e centri di ricerca capace di accelerare progetti di automazione, analisi predittiva, cybersecurity e applicazioni industriali. Le collaborazioni possono spaziare da laboratori congiunti tra università, startup e grandi gruppi fino alla creazione di hub digitali condivisi per i mercati asiatici.
L’Italia è già il terzo partner europeo per l’export verso l’India e il quarto per l’import, con oltre 800 aziende presenti stabilmente, circa 60 mila addetti e un fatturato complessivo vicino ai 12 miliardi di dollari. Secondo Fabio Pompei, ceo di Deloitte Italia, il Paese non è più solo una prospettiva futura ma un mercato strategico per chi punta a crescere su scala globale. Andrea Poggi, alla guida del centro di relazioni istituzionali di Deloitte, sottolinea che la capacità di connettere attori pubblici e privati resta decisiva per trasformare le opportunità in progetti concreti, soprattutto in ambiti come manifatturiero avanzato, infrastrutture, bioeconomia e servizi basati sui dati.
FAQ
D: Perché l’India è considerata un mercato prioritario per le imprese italiane?
R: Per la crescita del Pil oltre il 6%, l’ampio mercato interno e il ruolo crescente nelle catene globali del valore.
D: Qual è il volume recente degli investimenti esteri nel Paese?
R: Negli ultimi dieci anni sono arrivati circa 470 miliardi di dollari di investimenti diretti esteri.
D: Quali comparti offrono le opportunità più interessanti?
R: Manifatturiero avanzato, infrastrutture urbane, bioeconomia, tecnologie digitali, space economy e soluzioni di connettività.
D: Che ruolo ha l’intelligenza artificiale nel posizionamento internazionale del Paese?
R: Il Paese è secondo al mondo per competenze in IA, con un forte ecosistema di talenti e centri di ricerca.
D: Come si stanno evolvendo gli scambi commerciali con l’Italia?
R: L’interscambio vale circa 14 miliardi di euro, con obiettivo di raggiungere 20 miliardi entro il 2029.
D: Quali sono i vantaggi attesi da un eventuale accordo commerciale tra UE e India?
R: Riduzione delle barriere tariffarie, migliore accesso al mercato, integrazione delle filiere e maggiore mobilità dei professionisti.
D: In che modo la bioeconomia può interessare il sistema produttivo italiano?
R: Offre spazi per partnership farmaceutiche, ricerca congiunta e diversificazione delle catene di fornitura critiche.
D: Qual è la fonte giornalistica originale citata nell’analisi?
R: I dati e le valutazioni richiamano il paper “Italy and India: Partnering for a Shared Future” elaborato dal Public Policy & Stakeholder Centre di Deloitte, riportato in un approfondimento della sezione Investments del 27 gennaio 2026.




