Incendio Crans-Montana: indagini su controlli insufficienti e possibili responsabilità non dichiarate nel disastro svizzero

Indice dei Contenuti:
Rogo di Crans-Montana: omissioni, controlli mancati e responsabilità
Veranda, licenze e prime omissioni
L’unico elemento sottoposto a verifica formale è stata la veranda del ristorante di Crans-Montana, per la quale è stata depositata una domanda di licenza edilizia. I servizi coinvolti, comunali e cantonali, hanno esaminato il progetto senza però integrare un controllo globale dell’edificio, delle vie di fuga e dei materiali utilizzati. Il fascicolo viene trattato come semplice ampliamento, non come spazio chiuso destinato a ospitare decine di clienti.
In un documento del 26 settembre 2015 i servizi del fuoco di Comune e Cantone formulano soltanto due condizioni: la porta sul lato ovest deve essere qualificata come uscita di emergenza e il numero massimo di persone, veranda compresa, viene fissato a 100. Nessuna analisi approfondita su layout interno, compartimentazione, segnaletica luminosa, sistemi di rilevazione e allarme. Il controllo preventivo resta così limitato agli aspetti amministrativi, mentre la valutazione del rischio reale resta sostanzialmente sulla carta.
Il risultato è un’autorizzazione conforme alla norma formale, ma potenzialmente inadeguata rispetto agli scenari di incendio in un’area turistica ad alta frequentazione.
Controlli mancati e vuoti di coordinamento
La vicenda mette a nudo una catena di omissioni nei controlli successivi alla licenza. Nessuna ispezione periodica serrata verifica la coerenza tra progetto approvato e situazione reale del ristorante. Arredi, layout dei tavoli, ingombro delle vie di fuga e condizioni della porta d’emergenza non vengono monitorati con la continuità richiesta da un locale aperto al pubblico in una località come Crans-Montana.
I servizi antincendio comunali e cantonali sembrano agire a compartimenti stagni. Chi rilascia il preavviso non è necessariamente chi controlla, anni dopo, la permanenza delle condizioni di sicurezza. Il passaggio da documenti tecnici a verifiche sul campo si interrompe, e le prescrizioni – limite di capienza e porta ovest praticabile – non diventano vera pratica gestionale. I gestori si affidano alla licenza come “bollino di sicurezza”, mentre le autorità confidano nel rispetto spontaneo delle regole.
Questo vuoto di coordinamento genera una zona grigia in cui nessuno presidia davvero la quotidianità del rischio, proprio dove l’affollamento stagionale rende più critico ogni ritardo nell’evacuazione.
Responsabilità diffuse e lezioni ignorate
La distribuzione delle responsabilità appare frammentata: proprietari, gestori, tecnici, polizia del fuoco comunale e autorità cantonali si muovono entro un quadro normativo che consente a ciascuno di appellarsi all’adempimento formale del proprio compito. Chi progetta si limita a rispettare i parametri minimi, chi autorizza verifica la carta, chi gestisce ritiene sufficiente l’esistenza di un permesso. Nessuno assume un ruolo proattivo nell’aggiornare piani di evacuazione, formare il personale, controllare l’accessibilità effettiva delle uscite.
L’elemento più critico è l’assenza di un responsabile unico della sicurezza antincendio, riconosciuto e tracciabile. In un contesto turistico ad alta rotazione di staff e ospiti, la mancanza di figure chiare aggrava l’impreparazione in caso di emergenza. Le norme esistono, ma vengono vissute come adempimento amministrativo, non come strumento operativo di prevenzione. Le lezioni provenienti da precedenti incendi in strutture ricettive restano poco assimilate nei protocolli locali.
Il rogo mostra così quanto la sicurezza dipenda meno dal singolo errore e più da un sistema che tollera controlli episodici, rinvia aggiornamenti e sottovaluta l’impatto di pochi minuti persi nella fase iniziale di un incendio.
FAQ
D: Chi ha autorizzato la veranda del ristorante?
R: La veranda è stata autorizzata tramite una licenza edilizia esaminata dai servizi comunali e cantonali competenti per Crans-Montana.
D: Quali condizioni avevano imposto i servizi del fuoco?
R: Era richiesta la qualificazione della porta ovest come uscita di emergenza e il rispetto del limite massimo di 100 persone, inclusa la veranda.
D: Perché si parla di omissioni nei controlli?
R: Perché dopo il rilascio della licenza non risultano ispezioni sistematiche su vie di fuga, capienza reale e organizzazione pratica della sicurezza.
D: Chi è responsabile della sicurezza antincendio nei locali pubblici?
R: In genere la responsabilità è condivisa tra proprietario, gestore e autorità di vigilanza, ma spesso manca un referente unico operativo.
D: Cosa non ha funzionato nel coordinamento tra Comune e Cantone?
R: Le prescrizioni tecniche non sono state tradotte in controlli periodici coordinati, creando una discontinuità tra fase di progetto e gestione quotidiana.
D: Il limite di 100 persone era adeguato?
R: Il numero era fissato su base normativa, ma senza una verifica dinamica delle condizioni reali di affollamento e disposizione interna non può dirsi pienamente garantito.
D: Quali cambiamenti vengono auspicati dopo il rogo?
R: Rafforzamento delle ispezioni, definizione di un responsabile di sicurezza per ogni esercizio e maggiore integrazione tra controlli edilizi e antincendio.
D: Qual è la fonte giornalistica originale citata nel caso?
R: Il riferimento è a ricostruzioni giornalistiche pubblicate da testate svizzere, tra cui il quotidiano Le Nouvelliste, che hanno documentato autorizzazioni e omissioni nei controlli.




