Ignazio La Russa sollecita la Rai a intervenire sul comico Pucci

Occidente sotto pressione: la sfida sistemica tra democrazie e regimi autoritari
L’intervento di Mike Pompeo all’Ispi ha proposto una lettura radicale della fase storica attuale: l’Occidente sarebbe al centro di una sfida esistenziale, non solo militare o economica ma soprattutto politica, morale e culturale. Presentando l’edizione italiana del libro “Mai un passo indietro. In lotta per l’America che amo” (Liberlibri), in un incontro moderato da Maurizio Molinari e aperto dalla presidente Mariangela Zappia, l’ex segretario di Stato e direttore della Cia ha criticato duramente l’approccio “negoziale” dell’amministrazione americana verso Iran, Russia e Cina. Al centro della sua argomentazione, la convinzione che l’architettura multilaterale nata dopo la Seconda guerra mondiale sia ormai inadeguata e che il peso del Partito comunista cinese stia trasformando le regole del sistema globale.
L’Occidente, sostiene Pompeo, dispone ancora degli asset decisivi – capitale umano, innovazione, attrattività finanziaria – ma rischia di perdere il vantaggio se smette di credere nella propria superiorità valoriale e di difendere coerentemente i propri principi fondativi.
I “buoni” e i “cattivi”: la mappa geopolitica secondo Pompeo
Rispondendo a Mariangela Zappia, Pompeo ha sintetizzato la sua visione con una formula volutamente netta: “ci sono i buoni e i cattivi”. Nei “good guys” include Stati Uniti, Europa, Giappone, Australia, Corea del Sud, India, parte del Sud-Est asiatico e i Paesi del Golfo, a condizione che contengano il radicalismo islamista.
Dall’altra parte schiera Russia, Cina, Iran, Corea del Nord e Venezuela. Per Pompeo la sfida non è fra Washington e Pechino, ma fra modelli normativi opposti: dignità umana, diritti di proprietà e sovranità nazionale contro sistemi fondati su repressione politica e controllo totale dello Stato. Senza una piena convergenza euro-atlantica, avverte, gli Stati Uniti non possono reggere a lungo questa competizione strategica.
L’Europa tra autonomia strategica e responsabilità condivisa
Pompeo insiste sulla necessità che l’Europa “faccia la sua parte”, non solo sul piano militare. Difesa, sicurezza e capacità industriale sono leve indispensabili, ma non sufficienti: la cooperazione decisiva, afferma, è psicologica e culturale. Se le società europee interiorizzano l’idea di essere destinate a un ruolo subalterno rispetto a Pechino, la battaglia è già persa.
L’ex segretario di Stato legge la guerra in Ucraina come fronte avanzato di una sfida globale, dove Russia e Cina operano in modo coordinato. Per questo sollecita governi e opinioni pubbliche europee a superare ogni illusione di neutralità: si tratterebbe di scegliere il campo dei valori, non solo quello degli interessi.
Cina, Corea del Nord e Ucraina: una sfida unica al sistema occidentale
Nella lettura di Mike Pompeo la Cina è il perno di una strategia di lungo periodo che utilizza strumenti economici, tecnologici e militari per ridisegnare gli equilibri globali. L’Occidente si sarebbe reso strutturalmente dipendente da Pechino – dalle terre rare ai farmaci – per convenienza di costo e per pigrizia politica, esternalizzando produzioni critiche ritenute scomode ambientalmente o poco redditizie. A ciò si aggiunge la dimensione umana: per decenni, afferma, il sistema cinese ha assorbito capitale intellettuale occidentale sfruttando università e ricerca.
Secondo Pompeo, non esistono in Cina vere imprese private autonome: “quando parli con un’impresa, parli con il Partito”. Da qui il rifiuto di ogni ipotesi di neutralità fra Washington e Pechino, che viene presentata come una scelta tra “decenza e brutalità”.
Cina e Nord Corea: il ruolo di Pechino nel conflitto in Ucraina
Pompeo collega direttamente la crisi ucraina alla strategia cinese. A suo giudizio, la Corea del Nord non agisce come attore sovrano, ma “sotto il pieno controllo di Pechino”. Ricorda come ogni incontro tra emissari americani e rappresentanti di Kim Jong-Un fosse preceduto e seguito da viaggi del leader nordcoreano in Cina per ricevere istruzioni e riferire.
L’eventuale presenza di migliaia di soldati nordcoreani in Europa a sostegno della Russia sarebbe quindi, nella sua lettura, uno strumento operativo del Partito comunista cinese. Ne deriva che la guerra in Ucraina non è un conflitto regionale, ma un tassello di un confronto sistemico in cui Mosca e Pechino testano la resilienza della deterrenza occidentale.
Come alzare il costo strategico della guerra per il Cremlino
Per fermare l’aggressione russa, Pompeo ritiene insufficiente l’attuale livello di pressione. Vladimir Putin, sostiene, non paga ancora un prezzo tale da modificare il proprio calcolo costi-benefici, e anzi ha convenienza a proseguire. Dopo circa dieci ore di colloqui diretti con il presidente russo – “nessuno me le ridarà indietro”, ironizza – l’ex segretario di Stato è convinto che Kyiv, i Baltici, la Moldavia e la Georgia siano percepiti dal Cremlino come parte integrante della sfera russa.
La risposta, nella sua impostazione, dovrebbe concentrarsi su infrastrutture militari, energetiche e industriali russe – non civili – per aumentare drasticamente il costo della guerra. Pompeo esclude che tali colpi mirati rendano probabile una rappresaglia nucleare e avverte che l’inazione già oggi presenta costi elevatissimi per l’intero fronte occidentale.
Iran, Israele, Nato e Sud globale: dove si gioca la credibilità occidentale
Sollecitato da Maurizio Molinari, Mike Pompeo interpreta le proteste recenti in Iran come un momento di rottura strutturale rispetto al passato: manifestazioni diffuse territorialmente, socialmente trasversali – commercianti, studenti, anziani – e alimentate dal collasso delle condizioni economiche. La reazione del regime, descritta come di una brutalità “senza precedenti”, avrebbe prodotto decine di migliaia di morti in poche ore, inclusi feriti eliminati negli ospedali.
Pompeo giudica Teheran e i suoi proxy – Hezbollah, Hamas, milizie in Iraq e Yemen – nel punto di massima debolezza dalla fine della Guerra fredda. Per questo respinge come “ingenua” ogni strategia di accordo con l’attuale leadership: un’intesa, sostiene, sarà possibile solo dopo un cambio di regime.
Accordi di Abramo, Arabia Saudita e sicurezza regionale
L’ex segretario di Stato rivendica il significato degli Accordi di Abramo, che hanno portato diversi Paesi arabi a riconoscere il diritto all’esistenza di Israele dopo decenni di immobilismo diplomatico. Resta tuttavia irrisolto il nodo dell’Arabia Saudita, considerata il “tassello mancante” per una ridefinizione duratura dell’ordine regionale.
Secondo Pompeo, Riad valuta la normalizzazione alla luce di due variabili: la garanzia di un sostegno americano esplicito in caso di tensioni interne e un indebolimento strutturale dell’Iran. Finché Teheran continuerà a proiettare potenza con missili e ambizioni nucleari, per i sauditi sarà rischioso esporsi. Nel frattempo, le relazioni operative tra Israele e diversi Paesi del Golfo sarebbero già molto più profonde di quanto appaia nei comunicati ufficiali.
Nato, Sud globale e la partita dell’influenza cinese
Sul futuro della Nato, Pompeo esclude scenari di collasso ma invoca un aggiornamento di missione: nata per contenere l’Urss, l’Alleanza deve oggi misurarsi con minacce ibride, cyber e con l’influenza sistemica di Pechino. Russia e Cina, ribadisce, non sono dossier separati.
Nel Sud globale – dall’America Latina all’Africa – la Cina avrebbe sfruttato anni di distrazione occidentale per costruire infrastrutture, porti, accessi a risorse e leve politiche, in un modello che Pompeo definisce basato su corruzione, dumping e dipendenza. Il termometro decisivo della fiducia nei sistemi, osserva, resta però la scelta delle persone: dove vogliono vivere i giovani, in quale valuta conservano i risparmi. “Non in renminbi, ma in dollari, euro e oro”, nota, come indicatore della perdurante attrattività occidentale.
FAQ
Qual è il cuore della diagnosi di Pompeo sulla crisi dell’Occidente?
Per Mike Pompeo l’Occidente affronta una sfida esistenziale: regimi autoritari coordinati mettono in discussione valori, istituzioni multilaterali e leadership globale di Europa e Stati Uniti, sfruttando dipendenze economiche e debolezze culturali.
Come viene descritta la minaccia strategica rappresentata dalla Cina?
La Cina è vista come attore sistemico che combina dominio industriale, controllo tecnologico, assorbimento di capitale umano e influenza sul Sud globale, senza reali imprese private indipendenti dal Partito comunista cinese.
Perché, secondo Pompeo, la guerra in Ucraina non è un conflitto regionale?
Pompeo considera la guerra in Ucraina un fronte avanzato di una sfida globale, in cui Russia e Cina agiscono in modo coordinato, anche attraverso la Corea del Nord, per testare e logorare la deterrenza occidentale.
Quale ruolo attribuisce Pompeo all’Europa nella competizione globale?
L’Europa deve rafforzare capacità militari, energetiche e industriali, ma soprattutto ricostruire fiducia in sé stessa, evitando ogni equivoco di neutralità tra modelli democratici e regimi autoritari guidati da Pechino e Mosca.
Che lettura offre Pompeo delle proteste e della situazione interna in Iran?
Le proteste in Iran sono descritte come le più profonde dalla fine della Guerra fredda; il regime, definito “più grande sponsor statale del terrorismo” dal 1979, avrebbe reagito con una repressione di massa e una violenza senza precedenti.
Qual è il significato strategico degli Accordi di Abramo secondo Pompeo?
Gli Accordi di Abramo segnano per Pompeo una svolta storica: diversi Paesi arabi riconoscono Israele, aprendo a cooperazioni crescenti con gli Stati del Golfo; l’assenza dell’Arabia Saudita resta però il nodo politico centrale.
In che modo Pompeo interpreta l’evoluzione della Nato e delle nuove minacce?
La Nato non sarebbe in crisi, ma obbligata a trasformarsi: dalla difesa territoriale contro l’Urss alla gestione di minacce ibride, cyber e di influenza cinese, con una lettura integrata dei dossier Russia–Cina.
Qual è la fonte originale delle dichiarazioni e dell’intervento analizzato?
Le posizioni e le citazioni riportate provengono dall’intervento di Mike Pompeo all’Ispi e dall’articolo firmato da Giorgio Rutelli pubblicato da Adnkronos.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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