Hunter Hess sfida Trump alle Olimpiadi, esplode la polemica sulle accuse

Hunter Hess, il dissenso olimpico che divide gli Stati Uniti
Lo scontro tra lo sciatore freestyle Hunter Hess e il presidente Usa Donald Trump apre uno dei casi politici più delicati in vista delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. L’atleta dell’Oregon, bronzo ai Winter X Games di Aspen 2025, ha criticato pubblicamente la linea della Casa Bianca, richiamando le responsabilità federali dopo le morti di Renee Good e Alex Pretti in operazioni ICE. Le sue parole riportano al centro il rapporto tra libertà di espressione degli sportivi, rappresentanza della bandiera e pressione politica sul movimento olimpico.
Il caso mette sotto riflettori anche il ruolo del Comitato olimpico internazionale (Cio) e del Comitato olimpico statunitense, chiamati a bilanciare neutralità sportiva, tutela degli atleti e gestione dei rapporti con Washington.
Le critiche di Hunter Hess alla politica Usa
In conferenza stampa, Hunter Hess ha descritto il suo ruolo olimpico come emotivamente “complesso”, collegando il disagio alle violenze attribuite ad agenti federali dell’ICE e alle morti di Renee Good e Alex Pretti. L’atleta ha dichiarato che “ci sono molte cose che non mi piacciono molto” della situazione politica negli Stati Uniti, sottolineando come questo malessere sia condiviso, a suo giudizio, da “molte persone”.
La frase più forte – “Solo perché indosso la bandiera non significa che rappresento tutto ciò che sta accadendo negli Stati Uniti” – definisce una distinzione netta tra identità sportiva e adesione alle scelte del governo, aprendo un fronte di discussione sui limiti del patriottismo in arena olimpica.
Libertà di espressione e responsabilità degli atleti
Il caso Hess si inserisce nella crescente tendenza degli atleti d’élite a usare il proprio palcoscenico per posizioni civili e politiche. Il quadro regolamentare olimpico, pur richiamando alla neutralità nei luoghi e momenti di gara, non azzera il diritto di critica fuori dal campo. In un contesto di forte polarizzazione interna negli Usa, la scelta di Hess è destinata a diventare precedente per future generazioni di sportivi, tra richiami al dovere di rappresentanza nazionale e rivendicazioni di autonomia etica.
Per gli organismi sportivi, questa evoluzione impone linee guida più chiare sulla gestione delle prese di posizione, per evitare sia censure arbitrarie sia strumentalizzazioni politiche del dissenso degli atleti.
La controffensiva di Donald Trump e l’impatto sulla squadra Usa


La risposta di Donald Trump è stata immediata e durissima, trasformando un dissenso individuale in un caso politico nazionale. Con un messaggio pubblicato su Truth, l’ex presidente e leader repubblicano ha bollato Hunter Hess come “vero perdente”, mettendo in discussione la sua legittimità a far parte del team olimpico. Il tono dello scontro alimenta la polarizzazione attorno alla delegazione statunitense per Milano-Cortina 2026 e rischia di incidere sul clima interno alla squadra, tra atleti favorevoli e contrari a esporsi pubblicamente.
Le parole di Trump e il messaggio alla base elettorale
Nel suo post, Donald Trump ha affermato che lo sciatore “non avrebbe dovuto provare a entrare nella squadra” se non si sente rappresentante del Paese, aggiungendo che è “difficile tifare per una persona del genere”. La scelta lessicale – “vero perdente” – rientra nello stile comunicativo già visto durante la sua presidenza, volto a delegittimare gli avversari anche sul piano personale.
Il messaggio parla direttamente all’elettorato più nazionalista, legando sostegno alla squadra olimpica a un’idea di lealtà assoluta verso la nazione e, indirettamente, verso la sua leadership politica. In questo quadro, il dissenso di Hess viene presentato come tradimento simbolico della bandiera.
Rischi di frattura nello spogliatoio olimpico Usa
Il conflitto pubblico tra Hess e Trump potrebbe creare linee di faglia all’interno della delegazione statunitense. In contesti olimpici, unità e gestione della pressione mediatica sono componenti tecniche strategiche, soprattutto in discipline con convivenza quotidiana nei villaggi. Alcuni atleti potrebbero sentirsi spinti a schierarsi, mentre altri potrebbero preferire il silenzio per evitare ripercussioni mediatiche o sui rapporti con sponsor e federazioni.
Per il Comitato olimpico americano sarà determinante stabilire protocolli interni chiari, a tutela sia della libertà di opinione sia dell’equilibrio del gruppo, prevenendo escalation che distraggano dalla preparazione agonistica.
Il ruolo del Cio e la gestione istituzionale del caso
Di fronte alla polemica, il Comitato olimpico internazionale ha scelto una linea di fermo distacco istituzionale. Il portavoce Mark Adams ha chiarito di non voler commentare direttamente le parole del presidente degli Stati Uniti, richiamandosi a una dichiarazione già diffusa dal Cio. L’obiettivo è evitare che il dibattito politico nazionale travolga la governance dei Giochi di Milano-Cortina 2026, mantenendo il focus sulla dimensione sportiva e sulla neutralità olimpica, pilastro della credibilità dell’istituzione a livello globale.
La posizione ufficiale del Cio e i rapporti con gli Usa
Mark Adams ha ribadito che il Cio intrattiene “ottime relazioni” con il Comitato olimpico americano e che l’intenzione è “concentrarsi soltanto sui Giochi”. La scelta di non aggiungere commenti sulle affermazioni di Donald Trump è coerente con la tradizione di non ingerenza nei confronti dei governi nazionali, pur in presenza di tensioni politiche significative.
Questa postura, però, espone il Cio al scrutinio dell’opinione pubblica globale su quanto sia effettivamente in grado di proteggere gli atleti quando il conflitto tra libertà d’espressione e potere politico diventa pubblico e personalizzato.
Sicurezza, clima nei villaggi e impatto su Milano-Cortina 2026
Interrogato sulle implicazioni di sicurezza per Hunter Hess, Mark Adams ha risposto che il Cio “non parla di sicurezza”, lasciando intendere che eventuali misure restano riservate. Il responsabile operativo di Milano Cortina 2026, Andrea Francisi, ha aggiunto che “nei villaggi il clima è sereno” e non vi è necessità di rivedere i piani per gli atleti.
Queste dichiarazioni mirano a rassicurare su stabilità organizzativa e tutela degli sportivi, elemento chiave per la reputazione internazionale dei Giochi italiani, chiamati a dimostrare capacità di gestione anche in un contesto geopolitico e mediatico altamente sensibile.
FAQ
Chi è Hunter Hess e in quale disciplina gareggia?
Hunter Hess è uno sciatore statunitense di sci freestyle, originario dell’Oregon, specialista delle prove su halfpipe, bronzo ai Winter X Games di Aspen 2025.
Cosa ha detto Hunter Hess sugli Stati Uniti?
Hess ha espresso disagio nel rappresentare gli Stati Uniti in questo momento, affermando che molte cose non gli piacciono e dichiarando: “Solo perché indosso la bandiera non significa che rappresento tutto ciò che sta accadendo negli Stati Uniti”.
Perché vengono citati Renee Good e Alex Pretti?
I nomi di Renee Good e Alex Pretti sono associati, secondo le critiche di Hess, a operazioni dell’ICE finite con la morte dei due cittadini, diventate simbolo delle tensioni sulle politiche federali.
Come ha risposto Donald Trump alle critiche di Hess?
Donald Trump ha definito Hunter Hess “un vero perdente”, sostenendo che se non si sente rappresentante del Paese “non avrebbe dovuto provare a entrare nella squadra” olimpica.
Qual è la posizione ufficiale del Cio sul caso?
Il Comitato olimpico internazionale ha scelto di non commentare direttamente le parole di Trump, richiamandosi a una dichiarazione precedente e ribadendo la volontà di concentrarsi solo sui Giochi.
Il Cio ha modificato i piani di sicurezza per Hess?
Mark Adams ha dichiarato che il Cio non parla pubblicamente di sicurezza; Andrea Francisi ha assicurato che nei villaggi olimpici il clima è sereno e non richiede revisioni dei piani.
Quali effetti può avere la polemica sulla squadra Usa?
La contrapposizione tra Hess e Trump può aumentare la pressione mediatica sulla delegazione Usa, influenzare la coesione interna e spingere altri atleti a esporsi o a evitare dichiarazioni pubbliche.
Da quale fonte provengono le dichiarazioni riportate?
Le informazioni e le citazioni su Hunter Hess, Donald Trump, Mark Adams e Andrea Francisi sono state rielaborate a partire dall’articolo originale pubblicato da LaPresse.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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