Hoepli bilanci solidi ma conflitto interno agita librai e dipendenti

Hoepli verso la liquidazione: numeri reali e nodi strategici
La possibile liquidazione volontaria di Hoepli Spa, storica casa editrice e libreria internazionale di Milano, apre un fronte delicato per lavoratori, creditori e per l’intera filiera editoriale. I conti mostrano un’azienda in difficoltà ma ancora patrimonialmente solida, con perdite limitate e un patrimonio netto capace di coprire quasi tutto l’indebitamento. La scelta di ipotizzare lo scioglimento societario, dopo una drastica cura sui costi e il ricorso alla cassa integrazione per circa novanta dipendenti, appare quindi meno legata a una crisi irreversibile che a uno scontro di governance tra i due rami della famiglia Hoepli, sullo sfondo di ipotesi di vendita a gruppi come Mondadori o, in seconda battuta, Feltrinelli.
La decisione che si profila non tocca solo un marchio storico, ma un patrimonio culturale nazionale e uno dei pochi editori indipendenti rimasti in Italia, con ricadute dirette sui piccoli librai e sul mercato già stressato dall’e-commerce.
Il bilancio 2024-2025: perdite contenute, patrimonio solido
L’assemblea del 28 novembre ha approvato il rendiconto al 30 giugno 2025 con ricavi annui in calo dell’8,5% a 29,56 milioni, in linea con la contrazione dell’editoria scolastica e generale. I costi di produzione sono scesi del 10,9% a 30,74 milioni, grazie soprattutto a un taglio del 14,6% del costo del lavoro, ridotto a 4 milioni. La perdita sfiora il milione, circa un terzo in più dell’esercizio precedente, ma il patrimonio netto positivo a 11,38 milioni e la riduzione dei debiti da 12,12 a 7,57 milioni indicano ancora una struttura equilibrata.
I flussi di cassa operativi, in calo e in territorio negativo per 4,05 milioni, segnalano una tensione finanziaria crescente, mitigata però dall’aumento dei crediti a 9,36 milioni e dalla riduzione dei debiti verso fornitori. L’azienda non è florida, ma lontana da un default immediato.
Produzione editoriale in frenata e libreria in difficoltà
L’attività editoriale si è contratta: 133 novità contro 138, 30 nuove edizioni contro 47, 617 ristampe contro 859 e copie prodotte scese del 21%, da 1,38 a 1,09 milioni. Il presidente Matteo Hoepli attribuisce il rallentamento al mancato aggiornamento dei tetti di spesa per l’editoria scolastica e al crollo del 20-25% degli incassi mensili della Libreria internazionale Hoepli nel primo semestre 2024. La libreria, storico presidio nel centro di Milano, soffre la crisi dei consumi e la concorrenza digitale, mentre la casa editrice ha cercato di difendere i margini comprimendo drasticamente i costi interni. Il bilancio è stato approvato con i voti del ramo Hoepli e il contrario di Giovanni Nava, segnalando una spaccatura profonda sulla visione strategica futura.
Conflitto tra rami familiari e ipotesi di vendita a Mondadori
Al centro della crisi non c’è solo la situazione economica, ma soprattutto la frattura tra i due rami della famiglia: da un lato la capogruppo Sef (49,2%), espressione del ramo che fa capo a Ulrico Carlo Hoepli e ai figli Giovanni, Matteo e Barbara, che controllano circa due terzi del capitale; dall’altro Giovanni Nava, figlio di Bianca Hoepli, titolare del restante terzo. Il verbale d’assemblea testimonia il clima esasperato: il delegato della maggioranza imputa a Giovanni Nava un’“escalation di insubordinazione” che avrebbe portato a limitare a un solo delegato per socio, “come prevede la legge, decisione supportata da pareri legali di autorevoli accademici”.
Su questo sfondo si collocano le ipotesi di cessione di rami d’azienda a Mondadori o, in subordine, a Feltrinelli, bloccate dall’assenza di unanimità.
Perché la liquidazione blocca la strada alla minoranza
La prospettiva di liquidazione volontaria appare, nella lettura di molti operatori, come un esito figlio del conflitto più che di una crisi ingestibile. La maggioranza avrebbe spinto per vendere ad attori industriali come Mondadori, intenzionata però ad acquisire il 100% di Hoepli per evitare soci di minoranza in conflitto. Il rifiuto dei Nava di cedere la propria quota ha di fatto congelato l’operazione, chiudendo il canale di una vendita integrale.
In tale contesto, l’ipotesi di liquidazione consente alla maggioranza di rimettere sul tavolo la dismissione degli asset sotto altra forma, riducendo il potere di interdizione della minoranza e trasferendo il rischio su lavoratori e creditori. Una scelta che solleva interrogativi sulla tutela dell’interesse sociale complessivo.
Business non performanti e strategie mancate
Nell’assemblea di novembre si è parlato di “business unit non particolarmente performanti o addirittura in perdita” e della possibilità di “assunzione di importanti decisioni” sul perimetro aziendale. Tuttavia non risulta definita una strategia industriale chiara di rilancio: né un piano di riposizionamento della Libreria internazionale Hoepli, né un progetto strutturato di integrazione tra canale fisico ed e-commerce interno, né accordi commerciali a lungo termine con player digitali che preservino l’identità di editore indipendente. Il conflitto azionario ha inchiodato la governance in una logica difensiva, dove decisioni di portata storica rischiano di nascere più da veti incrociati che da un’analisi razionale delle opzioni di continuità.
Impatto su librai indipendenti, filiera e lettori
La possibile uscita di Hoepli dal mercato, o la chiusura della Libreria internazionale di Milano, avrebbe effetti a catena su librai indipendenti, fornitori e lettori. Per molti piccoli librai, Hoepli rappresenta un partner commerciale stabile e uno dei pochi editori non legati a grandi gruppi. L’ipotesi di liquidazione viene percepita come un segnale negativo per l’intero comparto, già sotto pressione per il calo dei margini, la concentrazione distributiva e la crescita dell’e-commerce. Un libraio interpellato sintetizza il rischio: “molti dei clienti in uscita da Hoepli ingrosseranno l’esercito che ormai compra su Amazon”.
La perdita di un presidio storico nel centro di Milano significherebbe anche un arretramento dell’offerta libraria indipendente in un’area strategica per la formazione e l’università.
Il meccanismo degli anticipi e il rischio per il capitale circolante
I piccoli librai finanziano di fatto la filiera tramite il sistema degli anticipi: acquistano libri che restano in carico fino alla resa, generando credito verso distributori ed editori. Se un editore “salta”, la resa non viene accettata e il libraio si trova immobilizzato con stock invendibile. L’esempio tipico: 20mila euro di libri in negozio, 2mila venduti e 18mila di resa teorica; se l’editore entra in liquidazione, quei 18mila diventano immobilizzo puro, recuperabile solo con vendite a forte sconto. Nel caso Hoepli, l’eventuale liquidazione metterebbe a rischio il capitale circolante di molti operatori, in una fase in cui il fabbisogno di liquidità è già critico e l’accesso al credito bancario è più selettivo per le piccole realtà.
E-commerce, cannibalizzazione interna e strategia digitale
Diversi librai sottolineano come la Libreria internazionale Hoepli sia stata parzialmente “cannibalizzata” dal sito interno di e-commerce, riducendosi sempre più a magazzino logistico. In passato, nei locali della libreria si vendevano persino i Kindle, dispositivi legati alle edizioni digitali di Amazon: “se un cliente Hoepli non aveva ancora attivato un account Amazon lo si spingeva di fatto a farlo”, osserva un libraio indipendente. Queste scelte, lette dall’esterno, appaiono come mosse tattiche orientate al fatturato di breve periodo, spesso con concorrenza “in casa” e senza una visione di lungo termine sulla sovrapposizione tra canale fisico e digitale. Il rischio è che la crisi attuale sia anche il risultato di una strategia digitale non governata e non coerente con l’identità di editore-libreria indipendente.
FAQ
Perché si parla di liquidazione volontaria di Hoepli?
La liquidazione volontaria è allo studio dei soci per sciogliere la società nonostante conti ancora sostenibili. Dietro la scelta pesano divergenze strategiche tra i due rami della famiglia Hoepli su vendita di asset e controllo futuro, più che un dissesto immediato.
Qual è lo stato reale dei conti di Hoepli Spa?
I ricavi sono in calo e la perdita sfiora il milione, ma il patrimonio netto resta positivo per oltre 11 milioni, i debiti sono stati ridotti a circa 7,57 milioni e la struttura economica, seppur in tensione, non indica un fallimento imminente.
Chi sono i soci e perché sono in conflitto?
La maggioranza fa capo a Ulrico Carlo Hoepli e ai figli Giovanni, Matteo, Barbara tramite Sef, mentre la minoranza è rappresentata da Giovanni Nava, figlio di Bianca Hoepli. Lo scontro riguarda governance, strategie di vendita e gestione delle business unit meno redditizie.
Che ruolo hanno Mondadori e Feltrinelli nella vicenda?
Mondadori ha manifestato interesse ad acquistare il 100% di Hoepli, ipotesi che richiedeva la vendita anche della quota Nava. L’opposizione di quest’ultimo ha bloccato l’operazione; Feltrinelli è indicata come possibile acquirente alternativa, ma senza accordo definito.
Quali sarebbero gli effetti sui lavoratori Hoepli?
Circa novanta dipendenti sono già interessati da cassa integrazione. Una liquidazione potrebbe portare a ulteriori tagli, ricollocazioni limitate e perdita di know-how editoriale e commerciale costruito in decenni di attività.
Perché i librai indipendenti sono così preoccupati?
Molti librai indipendenti dipendono da editori come Hoepli e temono di restare esposti con stock non rendibile. Inoltre vedono nella chiusura della Libreria internazionale di Milano un ulteriore spostamento dei lettori verso Amazon e i grandi player online.
Come funziona il rischio degli anticipi librari in caso di crisi?
I librai anticipano denaro acquistando libri, con la possibilità teorica di resa. Se l’editore entra in liquidazione o fallisce, la resa spesso non è accettata e lo stock diventa un costo secco, vendibile solo a forti sconti e con margini ridotti.
Qual è la fonte delle informazioni su bilancio e assemblea Hoepli?
Dati di bilancio, struttura societaria, verbali d’assemblea e ipotesi di liquidazione provengono dall’inchiesta e dagli articoli pubblicati da il Fatto Quotidiano, che ha ricostruito in dettaglio la situazione di Hoepli.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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