Hacker violano 1,2 milioni di IBAN, perché fermare ora gli addebiti

Attacco hacker in Francia: 1,2 milioni di Iban esposti e allerta truffe digitali
Un grave attacco informatico ha colpito il fascicolo bancario nazionale Ficoba in Francia, compromettendo circa 1,2 milioni di Iban e dati collegati. L’episodio è stato reso noto dal ministero dell’Economia francese, che ha segnalato un accesso anomalo e non autorizzato ai sistemi.
Sono stati trafugati Iban, identità anagrafiche, indirizzi e codici fiscali, informazioni sufficienti per architettare sofisticate truffe tramite addebiti diretti e phishing mirato.
L’attacco è emerso nelle ultime ore e riguarda correntisti francesi, ma le tecniche usate sono le stesse alla base delle principali frodi digitali in Europa.
Le autorità fiscali e le banche francesi hanno avviato verifiche e rafforzato i controlli, invitando i cittadini a monitorare con attenzione i movimenti dei conti e a diffidare di email e sms sospetti.
In sintesi:
- Violato il fascicolo bancario nazionale francese Ficoba, esposti 1,2 milioni di Iban e dati personali sensibili.
- Rischio elevato di truffe tramite addebiti diretti e campagne di phishing altamente personalizzate.
- Banche allertate, cittadini invitati a controllare i movimenti e segnalare ogni addebito anomalo.
- Consigli operativi: limitare i mandati di addebito, creare liste bianche e nere con la propria banca.
Come i criminali sfruttano Iban e dati fiscali per gli addebiti diretti
Secondo il ministero dell’Economia francese, i cybercriminali hanno ottenuto un set di informazioni sufficiente per tentare frodi complesse, soprattutto sui pagamenti domiciliati tramite addebito diretto.
Il solo Iban, ricordano gli esperti, non basta per prelevare denaro da un conto: è un dato destinato a ricevere o inviare bonifici. Il rischio cresce quando viene combinato con identità, indirizzo e codice fiscale in mano agli stessi criminali.
La Direzione generale delle finanze pubbliche francese (Dgfip) ha ribadito tre avvertenze chiave: non rispondere a sms ed email sospette, non fornire mai informazioni personali riservate tramite messaggi e conservare prove (screenshot, sms, url) in caso di sospetto furto di dati.
Nel frattempo, gli istituti di credito hanno intensificato le analisi sui flussi di pagamento, con un focus particolare sugli addebiti diretti, oggi uno degli strumenti più sfruttati per le frodi silenziose e ricorrenti.
Chi teme di essere coinvolto è invitato a monitorare frequentemente i movimenti del conto, contestando immediatamente qualsiasi addebito sconosciuto. La normativa europea sui pagamenti prevede che, in caso di addebito non autorizzato, la banca sia responsabile e debba rimborsare il cliente, salvo provi una condotta gravemente negligente dell’utente.
Per ridurre la superficie d’attacco, gli esperti consigliano di bloccare preventivamente gli addebiti diretti non essenziali, verificare tutte le autorizzazioni attive e, dove possibile, impostare una “white list” di beneficiari ammessi e una black list di soggetti vietati.
Fondamentale, infine, non condividere mai credenziali di home banking o codici delle carte: i criminali puntano proprio a combinare i dati sottratti in questo attacco con quelli raccolti tramite campagne di phishing mirato.
Cosa cambia per utenti e banche dopo l’attacco al database Ficoba
L’incidente su Ficoba rappresenta un campanello d’allarme per tutti i sistemi di archiviazione centralizzata dei dati bancari in Europa. La concentrazione di Iban, dati fiscali e anagrafici in un unico archivio li rende un obiettivo primario per i gruppi cybercriminali organizzati.
Per gli utenti, la conseguenza concreta sarà un aumento di tentativi di truffa altamente personalizzati, in cui mittenti, importi e causali risultano verosimili. Per le banche, cresce la pressione regolatoria: saranno chiamate a rafforzare gli algoritmi antifrode sugli addebiti diretti e a migliorare la trasparenza verso i clienti sulle procedure di contestazione e rimborso.
Nel medio periodo, l’attacco potrebbe accelerare riforme sul modello di gestione dei dati fiscali e bancari, imponendo logiche di minimizzazione, crittografia avanzata e segmentazione degli accessi anche per gli archivi pubblici nazionali.
FAQ
Quali dati sono stati rubati nell’attacco al database Ficoba francese?
Sono stati compromessi circa 1,2 milioni di Iban, connessi a identità anagrafiche, indirizzi e codici fiscali, sufficienti per orchestrare truffe tramite addebiti diretti e phishing mirato.
Il solo Iban permette di rubare soldi dal conto corrente?
No, il solo Iban non basta a prelevare fondi. Diventa pericoloso se combinato con altri dati personali e autorizzazioni fraudolente agli addebiti diretti gestiti a insaputa del titolare.
Cosa devo fare se noto un addebito diretto sospetto sul conto?
Bisogna contestare immediatamente l’addebito alla banca, chiedere il rimborso, revocare il mandato, bloccare ulteriori addebiti e verificare tutte le autorizzazioni attive sui pagamenti domiciliati.
Come posso prevenire truffe dopo una fuga di Iban e dati fiscali?
È fondamentale monitorare regolarmente i movimenti, attivare alert sms o app, limitare i beneficiari autorizzati agli addebiti diretti e ignorare qualsiasi richiesta dati via sms, email o link sospetti.
Qual è la fonte ufficiale sull’attacco agli Iban in Francia?
L’episodio è stato comunicato dal ministero dell’Economia francese e dalla Direzione generale delle finanze pubbliche francese (Dgfip), ripreso e analizzato da testate specializzate come Money.it.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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