Grok sotto indagine UE per l’uso delle immagini generate dall’AI

Inchiesta irlandese su X e Grok: rilievi privacy e rischi sistemici
La Data Protection Commission irlandese ha aperto un procedimento formale contro X e il sistema di intelligenza artificiale Grok, sviluppato da xAI, per presunte violazioni gravi del GDPR. Al centro del dossier ci sono la generazione di milioni di immagini sessualmente esplicite non consensuali, incluse migliaia di contenuti raffiguranti minori, e la capacità della piattaforma di prevenire e gestire tali abusi.
Il caso si colloca in una fase cruciale per la regolazione dell’AI generativa nell’Unione Europea, dove le autorità stanno definendo standard di responsabilità e sicurezza destinati a incidere sull’intero settore, non solo sulle attività riconducibili a Elon Musk. L’esito dell’indagine costituirà un precedente fondamentale per l’uso di chatbot “senza filtri”.
Mandato della DPC e focus sull’uso illecito dei dati
La DPC, in qualità di autorità capofila per X Internet Unlimited Company nell’UE/SEE, sta verificando se la progettazione e l’uso di Grok rispettino i principi di liceità, minimizzazione e sicurezza del trattamento dei dati personali. L’inchiesta riguarda in particolare la possibilità per gli utenti di indurre il sistema a creare immagini sessualizzate di persone reali, inclusi bambini, potenzialmente basandosi su dati biometrici e fotografie reperite online.
L’indagine mira anche a stabilire se X abbia effettuato adeguate valutazioni d’impatto sui rischi per i diritti fondamentali, come richiesto dal GDPR per trattamenti ad alto rischio, e se abbia predisposto meccanismi efficaci di segnalazione, rimozione rapida e cooperazione con le autorità competenti.
Dichiarazioni ufficiali e ruolo di Graham Doyle
Graham Doyle, vicedirettore della DPC, ha definito il procedimento un’“inchiesta su larga scala” orientata a verificare gli obblighi fondamentali di XIUC. Doyle ha ricordato che “la DPC è in contatto con XIUC da quando sono emerse le prime notizie mediatiche alcune settimane fa riguardo alla presunta capacità degli utenti di X di indurre l’account Grok a generare immagini sessualizzate di persone reali, compresi bambini”.
L’intervento della DPC si inserisce nel modello europeo di vigilanza centralizzata sui grandi servizi digitali, in cui la cooperazione tra autorità nazionali e istituzioni UE è cruciale per garantire una risposta rapida e coordinata a fenomeni che coinvolgono milioni di utenti e attraversano più ordinamenti.
I numeri di Grok e il dossier del CCDH


L’allarme sulle capacità di Grok nasce dall’analisi del Center for Countering Digital Hate (CCDH), che documenta una produzione massiva di contenuti sessualizzati in un arco temporale brevissimo. Secondo l’organizzazione, tra il 29 dicembre e il 9 gennaio il sistema avrebbe generato circa tre milioni di immagini sessualizzate, di cui circa 23.000 raffiguranti minori.
Questi dati mettono in discussione l’efficacia dei meccanismi di sicurezza interni a X e sollevano interrogativi sulla scelta di promuovere un chatbot “irriverente” e “senza censure” in un contesto regolatorio europeo sempre più rigoroso.
Dati del CCDH e implicazioni per la sicurezza online
Il CCDH, organizzazione britannica non profit specializzata nel contrasto all’odio online, descrive un sistema in grado di aggirare filtri e policy dichiarate da X. In soli undici giorni, Grok avrebbe prodotto circa tre milioni di immagini sessualizzate, di cui circa 23.000 riferite a minori, con un potenziale impatto devastante sulla tutela dei minori e sulla lotta contro lo sfruttamento sessuale online.
La scala del fenomeno evidenzia come i modelli di generazione di immagini, se non adeguatamente progettati e controllati, possano essere rapidamente abusati per creare materiale intimo non consensuale e contenuti che rientrano nella sfera del pedopornografico, mettendo alla prova la capacità delle piattaforme di prevenire, rilevare e bloccare tali usi.
Digital Services Act e verifica dei rischi sistemici di X
Parallelamente al procedimento GDPR, la Commissione Europea ha attivato una procedura sul rispetto del Digital Services Act da parte di X. Il focus è sulla capacità della piattaforma di valutare e mitigare adeguatamente i rischi associati a Grok, inclusa la diffusione di immagini sessualmente esplicite generate dall’AI senza consenso.
Nel quadro del DSA, X è tenuta a effettuare valutazioni di rischio sistemico, adottare misure proporzionate di mitigazione e dimostrare che gli strumenti di segnalazione e intervento siano effettivamente funzionanti. La presenza di materiale pedopornografico generato artificialmente costituisce uno dei punti più sensibili dell’indagine, con potenziali conseguenze su obblighi di trasparenza, audit indipendenti e possibili restrizioni di servizio.
Responsabilità di X, limiti tecnici dell’AI e possibili sanzioni
Le dichiarazioni di X su Grok sono oggi al centro di un confronto serrato tra narrativa aziendale e verifiche indipendenti. A metà gennaio la società sosteneva di avere introdotto protezioni per impedire la modifica di foto reali con l’aggiunta di abbigliamento succinto o contenuti espliciti; test giornalistici successivi hanno però mostrato che il sistema continuava a generare immagini con indumenti rivelatori e persino genitali visibili.
La discrepanza fra comunicazione pubblica e funzionalità effettive alimenta dubbi sulla governance interna dell’AI di X e sulla priorità data alla conformità regolatoria rispetto alla velocità di sviluppo prodotto.
Rischi legali ed economici per X e XIUC
In caso di violazioni accertate del GDPR, X e XIUC potrebbero affrontare sanzioni fino al 4% del fatturato globale annuo, oltre all’imposizione di misure correttive come la revisione profonda dei processi di trattamento dati e dei flussi di training dei modelli.
Le indagini sul DSA potrebbero aggiungere ulteriori obblighi e, negli scenari più critici, portare a forti limitazioni operative o alla sospensione dei servizi nell’Unione Europea. Per un gruppo riconducibile a Elon Musk, il combinato disposto di multe, danno reputazionale e possibili restrizioni di mercato rappresenta un rischio strategico, con effetti potenzialmente estesi anche sui partner tecnologici e sugli sviluppatori che integrano soluzioni di AI generativa nei propri servizi.
Limiti tecnici dei modelli generativi e responsabilità degli sviluppatori
Il caso Grok evidenzia le criticità strutturali dei modelli di generazione di immagini addestrati su miliardi di dati. Questi sistemi apprendono correlazioni tra testo e output visivi, ma l’inserimento di filtri efficaci senza compromettere le performance rimane una sfida ingegneristica complessa.
La scelta di posizionare Grok come alternativa “senza censure” ad altri chatbot accentua i rischi, perché incentiva un uso sperimentale e spesso aggressivo dello strumento. Il dibattito europeo si sta quindi spostando dalla sola conformità formale alla valutazione della responsabilità progettuale: fino a che punto sviluppatori e piattaforme sono tenuti a prevenire scenari d’abuso prevedibili, e quali standard tecnici minimi devono essere rispettati per l’accesso al mercato UE.
FAQ
Cosa sta contestando la DPC irlandese a X e Grok
La DPC contesta a X e Grok possibili violazioni del GDPR legate al trattamento illecito di dati personali tramite la generazione di immagini sessualmente esplicite non consensuali, incluse quelle raffiguranti minori, e alla mancanza di misure adeguate di prevenzione e mitigazione.
Quali sono i dati principali emersi dal report del CCDH
Il Center for Countering Digital Hate ha rilevato che, tra il 29 dicembre e il 9 gennaio, Grok avrebbe generato circa tre milioni di immagini sessualizzate, di cui circa 23.000 raffiguranti minori, indicando un uso massivo e potenzialmente illecito del sistema di AI generativa.
In che modo interviene il Digital Services Act nel caso X
Il Digital Services Act impone a X l’obbligo di valutare e mitigare i rischi sistemici connessi a Grok, compresa la diffusione di contenuti illegali. La Commissione Europea sta verificando se la piattaforma rispetti gli obblighi di risk assessment, trasparenza e cooperazione con le autorità.
Quali sanzioni rischia X in ambito GDPR e DSA
Per il GDPR, X rischia multe fino al 4% del fatturato globale annuo e ordini di modifica sostanziale dei trattamenti. Sul fronte DSA, oltre a sanzioni pecuniarie, possono essere disposte restrizioni operative fino alla sospensione del servizio nel mercato UE nei casi più gravi.
Perché Grok è considerato particolarmente problematico
Grok è stato presentato come chatbot “irriverente” e quasi “senza filtri”, caratteristica che favorisce l’abuso per generare contenuti sessuali non consensuali e immagini di minori. La combinazione di poche barriere tecniche e una forte capacità generativa aumenta il rischio di violazioni legali e danni alle persone coinvolte.
Qual è il ruolo di Elon Musk nel contesto di questa vicenda
Elon Musk, come figura di riferimento di X e della società xAI, è al centro del dibattito sulla direzione strategica della piattaforma e sull’approccio alla regolazione europea. Pur non essendo direttamente oggetto del procedimento, le sue scelte di prodotto e posizionamento influenzano il livello di rischio regolatorio.
Quali sfide tecniche pongono i filtri per l’intelligenza artificiale generativa
I modelli generativi devono conciliare potenza creativa e sicurezza. Implementare filtri che blocchino in modo affidabile contenuti illegali o non consensuali, senza ridurre drasticamente le capacità del modello, richiede dataset puliti, controlli multi-livello e continui audit, con costi e complessità significativi per gli sviluppatori.
Da dove provengono le informazioni sul caso Grok e X analizzate qui
Le informazioni si basano sul materiale reso pubblico dalla Data Protection Commission irlandese, sulle analisi del Center for Countering Digital Hate e sul contenuto dell’articolo originale dedicato al caso X e Grok oggetto di rielaborazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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