Grok al centro di indagini in Irlanda su inquietanti deepfake sessuali

Indagine della DPC irlandese su X e il modello Grok
La Data Protection Commission irlandese ha aperto un procedimento formale contro X in relazione all’uso del modello di intelligenza artificiale generativa Grok per creare immagini sessuali non consensuali di persone reali, inclusi minori. L’inchiesta mira a verificare il rispetto del GDPR da parte della società riconducibile a Elon Musk, in un contesto europeo già segnato da iniziative parallele di Commissione europea, autorità francesi e organismi britannici come Ofcom e ICO.
Il fascicolo irlandese assume particolare rilievo perché la DPC opera come autorità capofila per molte Big Tech con sede europea a Dublino, con un impatto diretto sulla tutela dei dati personali di milioni di utenti nell’UE/SEE.
Oggetto preciso dell’indagine su X e Grok
L’indagine si concentra sulla presunta creazione e diffusione, tramite funzionalità collegate a Grok, di immagini intime e sessualizzate di persone identificabili, spesso senza consenso, comprese numerose rappresentazioni di bambini e donne. Le autorità intendono accertare se X abbia implementato misure tecniche e organizzative adeguate per prevenire la generazione di deepfake sessuali, valutando anche eventuali carenze nella moderazione dei contenuti, nella gestione dei reclami e nei controlli sugli usi impropri dell’IA generativa.
Al centro dell’analisi vi è la compatibilità di tali trattamenti con i principi di liceità, correttezza, trasparenza, minimizzazione dei dati e responsabilizzazione previsti dal GDPR.
Implicazioni per la responsabilità delle piattaforme
Il caso X-Grok rappresenta un banco di prova per la responsabilità delle piattaforme online nell’era dell’IA generativa, dove contenuti altamente lesivi possono essere prodotti su larga scala e in tempi rapidissimi. Un eventuale accertamento di violazioni potrebbe tradursi in sanzioni significative, ma soprattutto nell’obbligo di rivedere radicalmente i sistemi di generazione e moderazione dei contenuti basati su modelli linguistici avanzati.
La vicenda potrebbe inoltre contribuire a definire nuovi standard europei sull’uso dell’IA per immagini sensibili, imponendo requisiti più stringenti in termini di sicurezza, verifiche ex ante e controlli continui sugli algoritmi.
Ritardi, criticità e ruolo della Data Protection Commission
La Data Protection Commission è l’autorità designata a guidare le indagini sui colossi tecnologici statunitensi con quartier generale europeo in Irlanda. Da anni, esperti e attivisti come l’avvocato Max Schrems, fondatore dell’organizzazione noyb, segnalano però lentezza procedurale e sanzioni considerate modeste rispetto alla scala economica delle Big Tech.
Nel caso X-Grok, la DPC è intervenuta dopo che altri Stati membri avevano già avviato azioni autonome, sollevando interrogativi sull’efficacia del meccanismo di “one-stop shop” previsto dal GDPR.
Le critiche storiche di Max Schrems alla DPC irlandese
Max Schrems ha più volte denunciato un eccessivo “soft touch” della DPC nei confronti dei grandi gruppi digitali basati a Dublino, sostenendo che i ritardi e la frammentazione delle indagini riducano l’effettiva tutela dei diritti degli interessati europei. Nel contesto di X e Grok, l’avvio tardivo del procedimento rispetto alle prime segnalazioni pubbliche e alle mosse di altre autorità alimenta la percezione di una risposta regolatoria non sufficientemente tempestiva rispetto ai rischi per bambini e adulti vittime di deepfake sessuali.
Queste critiche incidono anche sulla credibilità complessiva dell’enforcement europeo in materia di privacy.
Dialogo con X e dichiarazioni ufficiali di Graham Doyle
Il Vice Commissario Graham Doyle ha precisato che la DPC dialoga con X da alcune settimane, a partire dalle prime notizie mediatiche sulla possibilità per gli utenti di indurre l’account @Grok a generare immagini sessualizzate di persone reali, inclusi bambini. Ha dichiarato: “La DPC ha avviato un’indagine su larga scala che esaminerà la conformità di X ad alcuni dei suoi obblighi fondamentali ai sensi del GDPR in relazione alle questioni in oggetto.”
Al momento non è stata comunicata alcuna scadenza per la conclusione del procedimento, alimentando timori di iter pluriennali come in precedenti casi di violazioni della privacy.
Impatto europeo e prospettive regolatorie su IA e deepfake
Oltre alla DPC irlandese, il caso X-Grok è oggetto di attenzione da parte della Commissione europea e di diverse autorità nazionali, tra cui quelle di Francia e Regno Unito, dove operano organismi come Ofcom e ICO. L’emergere di milioni di immagini sessuali generate dall’IA su X, molte delle quali riferite a minori e donne, ha innescato un’ondata di allarme politico, tecnico e sociale sull’uso incontrollato dei deepfake.
La vicenda si inserisce in un quadro normativo in evoluzione, segnato dall’entrata in vigore dell’AI Act europeo e dal rafforzamento delle regole su contenuti illegali e dannosi online.
Connessioni con GDPR, AI Act e regolazione dei contenuti online
Il procedimento contro X si colloca all’incrocio tra GDPR, normativa sui servizi digitali e nuove regole sull’intelligenza artificiale. Oltre alla liceità del trattamento di dati personali tramite Grok, le autorità esamineranno come la piattaforma gestisce rischi sistemici legati alla diffusione di immagini sessuali non consensuali, specialmente se riferite a minori. Le conclusioni dell’indagine potrebbero influenzare l’interpretazione congiunta di GDPR e AI Act, delineando obblighi più rigidi per trasparenza, valutazioni d’impatto e controlli sull’uso dei modelli generativi.
Ciò potrebbe avere conseguenze per l’intero ecosistema delle piattaforme basate su IA.
Tutele per le vittime e scenari futuri per le Big Tech
Un nodo centrale riguarda le misure concrete di tutela per le vittime dei deepfake sessuali: strumenti rapidi di segnalazione e rimozione, canali di ricorso efficaci, supporto legale e psicologico, nonché meccanismi per limitare la ri-circolazione delle immagini. Per le Big Tech, il caso X-Grok potrebbe segnare un passaggio da un modello reattivo a uno preventivo, in cui i sistemi di IA devono essere progettati sin dall’origine per ridurre il rischio di abusi, con audit indipendenti e responsabilità chiare lungo tutta la filiera.
L’esito dell’indagine irlandese costituirà un precedente osservato con attenzione da regolatori, aziende e società civile.
FAQ
Perché la DPC irlandese indaga su X e Grok
La DPC indaga su X per verificare se l’uso del modello Grok abbia portato alla creazione e diffusione di immagini sessuali non consensuali di persone reali, in violazione del GDPR e dei diritti fondamentali degli interessati, inclusi i minori.
Quali rischi comportano i deepfake sessuali generati da IA
I deepfake sessuali possono causare danni reputazionali, psicologici e professionali gravissimi, difficili da riparare per la rapida e incontrollabile diffusione online delle immagini, soprattutto quando coinvolgono bambini e categorie vulnerabili.
Che ruolo ha l’Irlanda nell’enforcement del GDPR sulle Big Tech
L’Irlanda ospita le sedi europee di molte Big Tech; la DPC agisce come autorità capofila, coordinando le indagini transfrontaliere e assumendo decisioni che incidono sull’intera UE/SEE in materia di protezione dei dati personali.
Perché la DPC è stata accusata di lentezza nelle indagini
Avvocati ed esperti, tra cui Max Schrems, contestano alla DPC tempi procedurali lunghi e sanzioni ritenute poco dissuasive, fattori che potrebbero ridurre l’effettività della tutela dei diritti privacy in Europa.
Quali obblighi potrebbe aver violato X secondo il GDPR
L’indagine punta a verificare possibili violazioni di principi quali liceità, correttezza, trasparenza, minimizzazione dei dati, sicurezza dei trattamenti e responsabilizzazione in relazione all’uso di Grok sulla piattaforma.
Come si inserisce il caso X-Grok nel quadro dell’AI Act europeo
Il caso evidenzia la necessità di applicare all’IA generativa i requisiti di trasparenza, gestione del rischio e controllo dei contenuti previsti dall’AI Act, integrandoli con gli obblighi già dettati dal GDPR e dalla normativa sui servizi digitali.
Quali tutele possono richiedere le vittime di immagini non consensuali
Le vittime possono chiedere rimozione rapida dei contenuti, blocco degli account coinvolti, intervento delle autorità di controllo, nonché valutare azioni civili o penali per ottenere risarcimenti e responsabilizzare i soggetti coinvolti.
Qual è la fonte principale delle informazioni sul caso X e Grok
Le informazioni qui analizzate derivano dall’articolo originale pubblicato da Punto Informatico, che ha riportato l’apertura dell’indagine della Data Protection Commission irlandese nei confronti di X e del modello Grok.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
PUBBLICITA’ – COMUNICATI STAMPA – PROVE PRODOTTI
Per acquistare pubblicità CLICCA QUI
Per inviarci comunicati stampa e per proporci prodotti da testare prodotti CLICCA QUI





