Grigioni aprono al voto ai sedicenni e scoppia il dibattito

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Nuovo diritto di voto ai 16 anni nei Grigioni
Nel Cantone dei Grigioni prende forma il progetto di estendere il diritto di voto ai sedicenni, riaccendendo il dibattito politico svizzero. Il Governo retico ha pubblicato un messaggio ufficiale che propone la revisione parziale della Costituzione cantonale, dando seguito a una mozione del granconsigliere del Centro Gian Andris Derungs, accolta dal Parlamento nel 2022. L’obiettivo dichiarato è coinvolgere prima i giovani nelle decisioni cantonali e comunali, rafforzando senso di responsabilità e partecipazione civica.
Alla fine del 2023 nei Grigioni si contavano 2’847 residenti tra i 16 e i 17 anni, potenziale nuovo corpo elettorale. La riforma prevede il diritto di voto e di elezione attivo per cittadini svizzeri domiciliati nel cantone a partire dai 16 anni, ma non la possibilità di essere eletti prima della maggiore età. Per le votazioni cantonali, il Governo propone inoltre di estendere l’abbassamento dell’età di voto anche agli svizzeri all’estero originari del cantone.
Il progetto si inserisce in una tendenza europea a valorizzare la partecipazione giovanile, ma in Svizzera resta una novità circoscritta: finora solo il Canton Glarona ha introdotto il voto ai 16 anni, diventando il principale precedente giuridico e politico citato nel dibattito retico.
Schieramenti politici e ruolo dei comuni
Lo schieramento politico risulta nettamente diviso. Favorevoli alla riforma si dichiarano il Centro, il Partito Socialista, i Verdi, il Partito Evangelico e i partiti giovanili del Centro e dei Verdi liberali, che vedono nella misura un investimento strutturale sulla democrazia diretta. Il PLR sceglie la via dell’astensione, segnalando prudenza e riserve interne. Contrari si schierano l’UDC e i Giovani Liberali Radicali, che contestano soprattutto la coerenza tra diritti politici e doveri civili.
La procedura di consultazione ha coinvolto anche numerosi comuni. Fra i municipi favorevoli figurano Bever, Coira, Davos, Lumnezia, Scuol, Sils in Engadina e Trin, che considerano l’abbassamento dell’età di voto un’opportunità per rafforzare il sistema di milizia e rinnovare il personale politico locale.
Sul fronte opposto si collocano tra gli altri gli esecutivi di Andeer, Domat/Ems, Felsberg, Flims, Klosters, Laax, Lantsch/Lenz, San Vittore, Schluein e Zernez, che temono un allargamento prematuro del corpo elettorale.
Argomenti dei favorevoli: partecipazione e responsabilità
I sostenitori della riforma sottolineano che i sedicenni sono già oggi fortemente esposti alle conseguenze delle decisioni pubbliche su scuola, formazione, trasporti e clima. Concedere il diritto di voto viene interpretato come logica estensione di una cittadinanza sostanziale già in atto. Secondo il Centro, il PS, i Verdi e il Partito Evangelico, il coinvolgimento precoce favorisce un radicamento duraturo nelle pratiche democratiche e contrasta l’astensionismo.
Per i comuni favorevoli, la partecipazione dei sedicenni può rigenerare il sistema politico di milizia, spesso in difficoltà nel reclutare nuove leve. I partiti giovanili del Centro e dei Verdi liberali insistono sul fatto che la generazione più giovane è informata, digitale e sensibile ai temi di lungo periodo, dal cambiamento climatico alla sostenibilità delle finanze pubbliche.
La riforma mantiene comunque un limite chiaro: i minorenni potranno votare ed eventualmente sottoscrivere referendum e iniziative, ma non candidarsi a cariche fino al compimento dei 18 anni, soluzione di compromesso che mira a facilitare il consenso istituzionale.
Argomenti dei contrari: equilibrio tra diritti e doveri
I critici mettono al centro il tema dell’equilibrio tra diritti e doveri. L’UDC e i Giovani Liberali Radicali ricordano che a 16 anni non sono ancora pienamente assolti obblighi come il servizio militare o la contribuzione fiscale completa, sostenendo che la pienezza dei diritti politici dovrebbe arrivare quando il cittadino è pienamente soggetto ai doveri civili. Alcuni municipi contrari insistono inoltre su una presunta maturità politica non ancora consolidata.
Gli esecutivi di comuni come Andeer, Domat/Ems o Flims temono che l’abbassamento della soglia crei confusione tra stati giuridici differenti, con minorenni autorizzati a influenzare decisioni fiscali o infrastrutturali di lungo periodo senza disporre ancora di autonomia economica o responsabilità penale piena.
Un altro argomento ricorrente riguarda la coerenza del sistema federale: poiché nella maggior parte dei cantoni l’età di voto resta fissata a 18 anni, l’introduzione del voto ai 16 nei Grigioni potrebbe generare percezioni di disparità tra giovani svizzeri a seconda del luogo di residenza.
Iter istituzionale e possibili scenari futuri
La proposta approderà al Gran Consiglio dei Grigioni nella sessione di aprile, dove si giocherà il primo passaggio decisivo. Una maggioranza parlamentare favorevole permetterebbe di sottoporre la revisione costituzionale al giudizio dei cittadini. Il Governo ha già fissato una possibile data per la votazione popolare: il 27 settembre 2026, in linea con il calendario federale.
Se il progetto sarà approvato alle urne, dal 2027 i sedicenni di cittadinanza svizzera residenti nel Cantone dei Grigioni potranno partecipare alle votazioni e firmare referendum e iniziative su temi cantonali e comunali, mentre la loro eleggibilità resterà limitata alla maggiore età. Gli svizzeri all’estero legati al cantone beneficeranno delle stesse regole per le consultazioni cantonali.
L’esito avrà un forte valore di segnale a livello nazionale. In caso di via libera, i Grigioni affiancherebbero il Canton Glarona come laboratorio istituzionale per la partecipazione politica dei minorenni, aprendo la strada a nuove iniziative in altri cantoni e alimentando il confronto federale sul futuro della democrazia diretta svizzera.




