Governo richiama ambasciatore in Svizzera e scuote il caso Crans chiedendo indagine indipendente fuori dai confini

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Crans, il governo richiama l’ambasciatore in Svizzera: “Affidate l’indagine ad altri”
Lo strappo diplomatico con Berna
Il governo italiano ha richiamato per consultazioni l’ambasciatore a **Berna**, scelta rara che segnala una crisi di fiducia verso le autorità della **Confederazione Elvetica**. La decisione arriva dopo le frizioni sull’indagine legata al caso **Crans-Montana**, ritenuta da Roma non sufficientemente indipendente e trasparente.
Il messaggio politico è netto: l’Italia chiede una revisione profonda del metodo d’inchiesta nel **Canton Vallese**, dove la procuratrice locale è finita nel mirino delle critiche. Sullo sfondo, pesano i timori espressi dal ministro degli Esteri **Antonio Tajani** su una “giustizia in vendita” e sui possibili margini di fuga per l’indagato **Ladislao Moretti**.
La mossa diplomatica rompe l’usuale prudenza nei rapporti con la **Svizzera**, partner storico e alleato economico, e apre un fronte delicato anche sul piano europeo, dove i casi di cooperazione giudiziaria transfrontaliera sono osservati con attenzione.
Le richieste italiane sull’inchiesta
Roma pretende che l’indagine venga affidata a un’autorità diversa da quella che finora l’ha gestita nel **Vallese**, chiedendo in sostanza un “commissariamento” investigativo per fugare ogni sospetto di parzialità. Le perplessità italiane riguardano presunti conflitti d’interesse, ritardi procedurali e lacune nella raccolta delle prove, definiti “buchi ovunque” nella ricostruzione accusatoria.
L’esecutivo guidato da **Giorgia Meloni** spinge per un quadro in cui siano garantite catene di custodia chiare, controlli esterni sulla magistratura locale e un coinvolgimento più intenso degli organi centrali svizzeri. Al tempo stesso, il governo insiste sulla tutela delle vittime e dei familiari, che chiedono chiarezza su ogni passaggio istruttorio.
La pressione politica punta a ottenere un cambio di titolarità dell’indagine, o quantomeno un meccanismo di supervisione internazionale, facendo leva sugli accordi di cooperazione giudiziaria già in vigore tra **Italia** e **Svizzera**.
Le resistenze svizzere e gli scenari
La procuratrice del **Canton Vallese** ha chiarito di non aver deciso da sola l’assetto dell’inchiesta, ma ha escluso di voler cedere a pressioni esterne, rivendicando l’autonomia del sistema giudiziario svizzero. Per le istituzioni di **Berna**, l’indipendenza dei magistrati è un pilastro non negoziabile, e ogni ingerenza straniera rischia di creare un precedente scomodo.
L’inasprimento dei toni italiani accresce però il costo politico di un eventuale errore giudiziario, mentre la possibilità che **Moretti** possa allontanarsi dal territorio elvetico alimenta l’allarme su una fuga dalla giustizia. Sul piano diplomatico, si profila un braccio di ferro che potrebbe coinvolgere anche l’**Unione Europea**, chiamata a mediare sugli standard minimi di garanzia processuale.
Se la Svizzera rifiutasse qualsiasi riassegnazione del fascicolo, Roma potrebbe valutare ulteriori misure simboliche, mantenendo il richiamo dell’ambasciatore e rafforzando i canali giudiziari diretti con i livelli federali.
FAQ
D: Perché l’Italia ha richiamato l’ambasciatore in Svizzera?
R: Per manifestare formalmente il disagio verso la gestione dell’indagine nel Canton Vallese e chiedere maggiori garanzie di imparzialità.
D: Cosa chiede il governo italiano sull’inchiesta?
R: Che il fascicolo venga affidato a un’altra autorità o sottoposto a una supervisione esterna più stringente.
D: Qual è il ruolo della procuratrice del Canton Vallese?
R: Coordina l’indagine contestata e ha dichiarato di non voler cedere a pressioni politiche, difendendo l’autonomia della magistratura.
D: Perché si parla di “giustizia in vendita”?
R: È un’espressione usata da esponenti italiani, tra cui **Antonio Tajani**, per denunciare presunti squilibri e possibili condizionamenti sull’inchiesta.
D: Chi è Ladislao Moretti e perché è centrale nel caso?
R: È il principale indagato, ritenuto a rischio di fuga, elemento che aggrava le preoccupazioni italiane sulla tenuta del procedimento.
D: Quali conseguenze può avere il richiamo dell’ambasciatore?
R: Segnala una crisi diplomatica e può rallentare i canali politici, pur mantenendo attiva la cooperazione tecnica tra le autorità giudiziarie.
D: Come reagisce la Svizzera alle pressioni italiane?
R: Difende l’indipendenza del proprio sistema giudiziario e finora non ha accolto l’ipotesi di riassegnare l’indagine.
D: Qual è la fonte giornalistica citata sul caso?
R: Le ricostruzioni e le citazioni richiamano le inchieste e gli approfondimenti pubblicati da **il Fatto Quotidiano**, indicato come riferimento principale.




