Governo rafforza intelligence nazionale per contrastare nuove minacce ibride

Guerra ibrida e sovranità digitale in Italia
L’evoluzione della guerra ibrida e la crescita degli attacchi cyber stanno spingendo l’Italia verso una nuova stagione di sovranità digitale e di soft intelligence. In linea con altri paesi europei, Roma sta ridefinendo il concetto stesso di sicurezza nazionale: non più solo difesa dei confini fisici, ma protezione continua delle infrastrutture critiche e della vita quotidiana dei cittadini. Il report Global Risks 2026 del World Economic Forum fotografa questo cambio di paradigma, indicando reti elettriche, sistemi finanziari e piattaforme digitali come nuovi teatri di conflitto. Un caso emblematico, a livello nazionale, è stato l’attacco informatico all’Università La Sapienza di Roma, che ha bloccato esami, pagamenti e prenotazioni, evidenziando quanto la cybersicurezza sia ormai un tema sistemico per l’intero Paese.
In questo contesto, l’Italia sta ripensando gli strumenti di intelligence, integrando capacità tecnologiche, analisi dei dati e contrasto alla disinformazione per rafforzare la resilienza complessiva dello Stato.
Guerra ibrida e infrastrutture critiche italiane
La guerra ibrida combina strumenti militari, cyber, economici e informativi per colpire le vulnerabilità strutturali di un Paese. In Italia, la protezione delle reti elettriche, dei sistemi di pagamento, delle piattaforme sanitarie e universitarie è diventata prioritaria. Gli attacchi ai servizi pubblici, come quello a La Sapienza di Roma, mostrano che la continuità operativa è un obiettivo strategico quanto la difesa territoriale. Il focus si sposta su prevenzione, monitoraggio in tempo reale e risposta coordinata tra istituzioni, gestori di infrastrutture e apparato di intelligence.
Questa linea d’azione richiede investimenti tecnologici, competenze specialistiche e una cultura della sicurezza diffusa, capace di integrare pubblico e privato.
Sovranità digitale e soft intelligence in chiave europea
La spinta alla sovranità digitale nasce dalla consapevolezza che dati, algoritmi e piattaforme strategiche non possono dipendere solo da attori extraeuropei. L’Italia, in sintonia con altri Stati Ue, sta sviluppando infrastrutture cloud nazionali, centri di competenza cyber e percorsi formativi avanzati in intelligence. La soft intelligence integra capacità tecnologiche e analisi sociale: studia flussi informativi, reti di influenza, campagne di disinformazione che incidono su opinione pubblica ed economia. Le strutture di sicurezza devono leggere in anticipo segnali deboli, riconoscere narrative ostili e ricondurre queste attività al perimetro della sicurezza nazionale, senza scivolare nella censura ma rafforzando trasparenza e capacità critica collettiva.
Riorganizzazione dei servizi segreti e ruolo del digitale
Per rispondere alla crescita delle minacce in rete, il governo guidato da Giorgia Meloni ha avviato un riassetto dell’architettura di sicurezza nazionale, ponendo al centro il contrasto alla disinformazione e la gestione dell’intelligenza artificiale. Con il via libera del 16 gennaio è stato approvato un significativo rafforzamento dei servizi segreti, calibrato sulle nuove tensioni geopolitiche e tecnologiche. L’“ambito digitale” viene riconosciuto come dominio strategico a tutti gli effetti, incidendo sulle scelte di policy, sugli investimenti e sulla formazione degli operatori. In questo quadro, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis) torna ad assumere una funzione centrale, dopo una fase in cui la regia tecnica della cybersicurezza era stata affidata in modo marcato all’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn).
Il nuovo equilibrio mira a integrare prevenzione tecnica, capacità di intelligence e lettura geopolitica degli attacchi informatici.
Dal modello Draghi al nuovo equilibrio tra Dis e Acn
Durante la fase legata al governo Draghi, la sicurezza cyber era stata incardinata soprattutto sull’Acn, con un mandato prevalentemente tecnico: assicurare resilienza informatica e proteggere le infrastrutture critiche da attacchi in grado di bloccare banche, ospedali, trasporti o servizi digitali essenziali. Oggi, con l’evoluzione delle minacce ibride, il baricentro si sposta: il Dis torna protagonista, coordinando l’intelligence anche sul versante digitale. Il rafforzamento dei servizi segreti punta a collegare le analisi cyber alle dinamiche geopolitiche, alla criminalità organizzata e alle strategie di influenza straniera.
Questa riorganizzazione non sostituisce l’Acn, ma ne integra il lavoro, evitando sovrapposizioni e rafforzando la filiera decisionale in caso di crisi.
L’ambito digitale come dominio strategico della sicurezza
Mario Caligiuri, direttore del master in Intelligence dell’Università della Calabria e presidente della Società italiana di intelligence, sintetizza il cambio di fase: “L’ambito digitale è sempre più strategico”. Le tecnologie, sottolinea, sono diventate “molto più avanzate” e richiedono “nuovi strumenti per tutelare efficacemente la sicurezza nazionale in ambito cyber”. Il digitale non è più solo un’infrastruttura abilitante, ma uno spazio dove si combattono guerre economiche, informative e politiche. Servizi segreti, forze di polizia e strutture tecniche devono operare in modo coordinato, con flussi informativi integrati e competenze aggiornate.
La capacità di leggere il contesto online, individuare attori ostili e anticipare attacchi diventa una componente essenziale dell’intelligence moderna.
I quattro pilastri della difesa digitale italiana
Nella nuova architettura di sicurezza, Mario Caligiuri individua quattro pilastri complementari: Acn per la resilienza tecnica; l’ordine pubblico gestito dalla polizia di Stato; il bilancio della Difesa sotto il ministero della Difesa; e la sicurezza nazionale in capo al Dis. Si tratta di competenze già esistenti, ma oggi potenziate per rispondere a un contesto digitale più complesso e ostile. L’obiettivo è costruire una difesa multilivello: dalla protezione delle reti alla gestione delle crisi, fino al contrasto delle campagne di influenza ostile che minano fiducia istituzionale e coesione sociale. In questo quadro, il soft power e la lotta alla disinformazione non vengono più considerati aspetti marginali, ma elementi organici della sicurezza nazionale.
La chiave è la cooperazione stabile tra strutture istituzionali, settore privato e mondo della ricerca.
Competenze e ruoli dei quattro assi portanti
I quattro pilastri descritti da Caligiuri coprono l’intero spettro della difesa digitale. L’Acn garantisce la resilienza delle infrastrutture critiche, definendo standard, procedure e piani di risposta tecnica. La polizia di Stato interviene sull’ordine pubblico, contrastando cybercrime, frodi online e minacce alla sicurezza dei cittadini. Il ministero della Difesa gestisce il bilancio della difesa e le capacità militari cyber, inclusa la protezione delle reti operative e dei sistemi strategici. Il Dis coordina la sicurezza nazionale, integrando intelligence tradizionale, cyber e informativa.
Questa suddivisione chiara, se adeguatamente finanziata e coordinata, consente all’Italia di muoversi con maggiore rapidità di fronte a incidenti complessi e campagne di attacco su più livelli.
Disinformazione e soft power come sfida di sicurezza
Tra le criticità più rilevanti emerge il fenomeno della disinformazione, che l’Italia riconosce apertamente come questione di sicurezza nazionale. Le campagne di manipolazione che circolano sui social e nelle “reti chiuse” mirano a polarizzare il dibattito, erodere fiducia nelle istituzioni e influenzare scelte politiche ed economiche. In questo scenario, il soft power diventa terreno di confronto tra Stati e attori non statali. L’intelligence deve mappare reti di diffusione, individuare origini e obiettivi delle narrative ostili e proporre contromisure basate su trasparenza, alfabetizzazione digitale e collaborazione con media autorevoli.
Il bilanciamento tra tutela della sicurezza e libertà di informazione è centrale per mantenere credibilità e legittimazione democratica delle politiche adottate.
FAQ
Cosa si intende per guerra ibrida nel contesto italiano
In Italia la guerra ibrida indica l’uso combinato di attacchi cyber, pressioni economiche, disinformazione e interferenze politiche per colpire infrastrutture critiche, istituzioni e opinione pubblica, senza ricorrere a un conflitto militare dichiarato.
Perché la sovranità digitale è diventata una priorità
La sovranità digitale è prioritaria perché dati, infrastrutture cloud e algoritmi sono ormai asset strategici. Ridurre dipendenze critiche da soggetti esteri consente all’Italia di tutelare meglio sicurezza, economia e autonomia decisionale.
Qual è il ruolo dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale
L’Acn assicura la resilienza informatica del Paese: definisce standard, coordina la protezione delle infrastrutture critiche, supporta la gestione degli incidenti cyber e collabora con enti pubblici e privati per innalzare il livello di sicurezza.
Che funzione svolge il Dis nella nuova architettura di sicurezza
Il Dis coordina l’intelligence per la sicurezza nazionale, integrando informazioni da servizi segreti, strutture tecniche e forze di polizia, con un ruolo crescente nella lettura strategica delle minacce digitali e della disinformazione.
Come viene affrontato il problema della disinformazione
La disinformazione è trattata come minaccia alla stabilità sociale: vengono analizzate campagne online, reti di diffusione e possibili regie esterne, puntando su monitoraggio, alfabetizzazione mediatica e collaborazione con media e piattaforme.
In che modo la polizia di Stato è coinvolta nella difesa digitale
La polizia di Stato gestisce il fronte dell’ordine pubblico digitale: indaga su cybercrime, frodi, attacchi a servizi essenziali e minacce ai cittadini, lavorando in sinergia con Acn, Dis e magistratura.
Perché le università e i servizi pubblici sono obiettivi sensibili
Università e servizi pubblici, come La Sapienza di Roma, gestiscono grandi volumi di dati e processi critici. Un attacco può bloccare esami, pagamenti o cure sanitarie, causando danni economici, reputazionali e sociali estesi.
Qual è la fonte dell’analisi sulla riorganizzazione italiana
L’analisi qui rielaborata si basa sui contenuti originariamente pubblicati da Wired, che ha approfondito riorganizzazione dei servizi segreti, ruolo del Dis, dell’Acn e commenti di Mario Caligiuri sul nuovo assetto della sicurezza digitale italiana.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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