Governo Meloni prepara stretta shock sulla sicurezza dopo i disordini Askatasuna

Nuovo decreto sicurezza: cosa cambia davvero per ordine pubblico e proteste
Le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo gli scontri di Torino aprono la strada a un decreto sicurezza che punta a ridefinire i limiti tra protesta legittima e violenza organizzata. Il governo vuole rafforzare la tutela delle Forze dell’ordine e irrigidire le regole per chi scende in piazza, con l’obiettivo dichiarato di “ripristinare le regole”.
Nel mirino finiscono le modalità di gestione dell’ordine pubblico, gli strumenti repressivi, il ruolo della magistratura e il bilanciamento con i diritti costituzionali di manifestazione e dissenso.
Nuove regole per le manifestazioni e ipotesi cauzione obbligatoria
La maggioranza valuta un obbligo di cauzione per chi organizza cortei ritenuti a rischio, sul modello già sperimentato in altri ordinamenti. L’obiettivo è coprire i danni a cose e persone e scoraggiare la partecipazione di frange violente.
Si studia un rafforzamento dei divieti di manifestare per i soggetti recidivi, con estensione dei fogli di via e dei Daspo urbani. Possibile l’uso più ampio di videoriprese e riconoscimento facciale, tema però estremamente sensibile sul piano delle garanzie costituzionali e della privacy.
Le forze di maggioranza puntano a rendere più rapide le procedure di identificazione e convalida dei fermi, in particolare nei casi di devastazione, resistenza aggravata e porto di oggetti atti a offendere.
Fermo di prevenzione: trattenuti fino a 12 ore senza reato consumato
Tra le ipotesi più discusse c’è il “fermo di prevenzione”: trattenimento fino a 12 ore dei soggetti ritenuti pericolosi per il pacifico svolgimento di una manifestazione, anche senza reato consumato. Lo strumento sarebbe affidato al questore, con controllo successivo dell’autorità giudiziaria.
Critici molti giuristi, che vedono il rischio di un uso discrezionale contro oppositori politici e movimenti sociali. Per il governo, invece, servirebbe a isolare prima dell’escalation i gruppi violenti, riducendo gli scontri diretti tra manifestanti e Forze dell’ordine.
Determinante sarà la definizione legale di “pericolo attuale” e l’obbligo di motivazione scritta, per evitare abusi difficili da contestare in sede giudiziaria.
Scudo penale soft e “tempo tecnico”: come cambiano le indagini sugli agenti
Il pacchetto sicurezza rilancia un vecchio cavallo di battaglia di Fratelli d’Italia: limitare l’iscrizione automatica nel registro degli indagati per gli operatori che usano la forza in modo ritenuto legittimo. Non un vero scudo penale, ma una procedura che sospende l’apertura immediata del fascicolo per valutare prima la dinamica dei fatti.
La premier Meloni sostiene che senza maggiore protezione per chi “ci difende” non esiste Stato di diritto.
Procedibilità differita per agenti, gioiellieri e cittadini che reagiscono
La proposta prevede un filtro preliminare: prima di iscrivere un nome nel registro degli indagati, la procura dovrebbe acquisire video, testimonianze e referti, decidendo se esistono seri indizi di reato. Il meccanismo riguarderebbe agenti, militari, ma anche privati che reagiscono a rapine o aggressioni, come un gioielliere che spara a un ladro.
Per i critici, il rischio è un doppio binario di giustizia che di fatto scoraggia le denunce contro abusi delle Forze dell’ordine. I sostenitori replicano che l’obiettivo è evitare processi mediatici immediati, spesso archiviati dopo anni.
In chiave SEO-giuridica, il punto è se la nuova procedibilità rispetterà il principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione, specie nei casi di feriti gravi o decessi.
Uso legittimo della forza e responsabilità penale degli operatori
Il decreto interviene su uno dei nodi più delicati: definire con chiarezza quando l’uso della forza è proporzionato. Si pensa a linee guida vincolanti su spray urticanti, manganelli e armi da fuoco, collegate a protocolli operativi formalizzati.
La responsabilità penale resterebbe personale, ma con una cornice normativa che valorizza l’addestramento ricevuto e gli ordini di servizio impartiti. Questo potrebbe ridurre il rischio di condanne per chi agisce in contesti caotici seguendo le procedure.
Restano aperte le questioni su videosorveglianza obbligatoria e bodycam, elementi considerati cruciali da associazioni per i diritti umani per documentare eventuali eccessi o violenze ingiustificate.
Zone rosse, migranti e baby gang: il nuovo perimetro della sicurezza urbana
La bozza di decreto punta a ridisegnare la mappa del controllo urbano: “zone rosse” estese, stretta sui minori stranieri non accompagnati, contrasto ai cosiddetti maranza e alle baby gang di seconda generazione. Sullo sfondo, il progetto di utilizzare i centri in Albania per alleggerire le strutture italiane.
L’obiettivo politico è mostrare un cambio di passo severo su degrado, piccola criminalità e vandalismi giovanili, percepiti dai cittadini come emergenza quotidiana.
Zone rosse permanenti e Daspo urbani contro illegalità ripetuta
Le nuove norme consentirebbero ai prefetti di istituire zone rosse non solo in situazioni eccezionali, ma in aree con “gravi e ripetuti episodi di illegalità”: stazioni, quartieri della movida, aree commerciali sensibili. In queste aree scatterebbero divieti di stazionamento, controlli rafforzati e allontanamenti immediati.
Si valuta un ampliamento dei Daspo urbani, estesi a writer seriali, spacciatori di piccola scala, gruppi responsabili di risse ricorrenti. Per i commercianti si punta a maggiori poteri di segnalazione rapida alle forze di polizia locali.
Il successo effettivo delle zone rosse dipenderà dalle risorse in uomini e mezzi, finora spesso insufficienti a rendere durature le strette annunciate a livello politico.
Minori, metal detector a scuola e contrasto ai “maranza”
Il decreto introduce o rafforza metal detector negli istituti scolastici a rischio, per intercettare coltelli e armi improprie. I genitori potrebbero essere colpiti da multe specifiche quando i figli girano armati o partecipano a risse documentate.
Si amplia il catalogo dei reati per cui è possibile l’ammonimento del questore già sotto i 14 anni, con percorsi obbligatori di rieducazione e coinvolgimento dei servizi sociali. Attenzione particolare alle baby gang giovanili, spesso composte da seconde generazioni definite mediaticamente “maranza”.
Parallelamente, il Viminale studia procedure accelerate di espulsione per stranieri ritenuti pericolosi e l’invio di migranti nei centri in Albania, oggi sottoutilizzati, sollevando interrogativi sul rispetto delle convenzioni internazionali.
FAQ
Il nuovo decreto sicurezza limita il diritto di manifestare?
Il diritto resta formalmente integro, ma misure come fermo di prevenzione, cauzione e divieti estesi possono rendere più difficile organizzare cortei conflittuali. Il bilanciamento tra ordine pubblico e dissenso sarà valutato dalla Corte costituzionale.
Cosa prevede lo scudo penale per le Forze dell’ordine?
Non è uno scudo totale: introduce un tempo tecnico prima dell’iscrizione automatica nel registro degli indagati, per valutare se l’uso della forza da parte degli agenti fosse legittimo sulla base di prove oggettive e protocolli operativi.
Come funzionano le nuove “zone rosse” nelle città?
I prefetti possono delimitare aree con illegalità reiterata, imponendo divieti di stazionamento, controlli più frequenti, ordini di allontanamento e Daspo urbani. Le misure incidono su senza dimora, spacciatori e gruppi ritenuti pericolosi.
Che impatto avranno le novità su minori e scuole?
Previsti metal detector negli istituti a rischio, sanzioni economiche ai genitori per figli armati, ampliamento dell’ammonimento del questore anche sotto i 14 anni e maggiore coinvolgimento di servizi sociali e tribunali per i minorenni.
Cosa cambia per migranti e minori stranieri non accompagnati?
Si annuncia una stretta su accoglienza e ricongiungimenti familiari, procedure accelerate di espulsione per soggetti pericolosi e possibile trasferimento in centri in Albania, con forti criticità sollevate da associazioni e giuristi.
Qual è la fonte principale delle dichiarazioni politiche citate?
Le posizioni riportate derivano dalle dichiarazioni pubbliche della presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo i recenti scontri di Torino e dalla bozza di decreto sicurezza diffusa in ambienti di governo e di maggioranza.




