Governo chiarisce bonus colf e badanti: come ottenere 1200 euro

Ex bonus Renzi, come cambia per colf e badanti senza dichiarazione
Il trattamento integrativo IRPEF, noto come ex bonus Renzi o bonus 100 euro, torna al centro del dibattito dopo l’interrogazione parlamentare dell’11 marzo 2026 n. 5-05142.
Il tema riguarda i lavoratori domestici – colf, badanti, baby-sitter – che spesso non presentano la dichiarazione dei redditi.
In Italia, dal 2021, il beneficio standard è pari a 1.200 euro annui e viene normalmente riconosciuto in busta paga dal datore di lavoro-sostituto d’imposta.
Nel lavoro domestico, però, il datore non agisce come sostituto d’imposta e non può erogare il bonus mensile.
Da qui il quesito: cosa succede al diritto al trattamento integrativo quando la dichiarazione manca del tutto e il contribuente ha comunque i requisiti reddituali?
La risposta dell’Amministrazione finanziaria chiarisce che il beneficio può essere riconosciuto anche in fase di accertamento, evitando la perdita automatica del credito.
In sintesi:
- Il trattamento integrativo vale 1.200 euro annui dal 2021.
- Per colf e badanti non è erogato in busta paga.
- Si richiede in dichiarazione, ma può emergere anche in accertamento.
- L’art. 41 DPR 600/1973 consente il riconoscimento successivo.
Regola generale del trattamento integrativo e particolarità del lavoro domestico
Il trattamento integrativo, subentrato all’ex bonus Renzi, spetta ai titolari di redditi da lavoro dipendente e assimilati entro specifici limiti reddituali, per un importo massimo di 1.200 euro annui dal 2021.
Nel regime ordinario, il datore di lavoro agisce come sostituto d’imposta: trattiene le imposte, effettua i conguagli e riconosce il beneficio mensile, recuperandolo poi tramite compensazione.
Nei rapporti con colf, badanti e baby-sitter questo meccanismo salta, perché il datore domestico non è sostituto d’imposta e non può anticipare il trattamento in busta paga.
Di conseguenza, il lavoratore domestico può far valere il bonus solo attraverso la dichiarazione dei redditi, come chiarito dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 29/2020, dove il credito va a ridurre l’IRPEF dovuta.
Il nodo critico si manifesta quando la dichiarazione viene omessa: in assenza di istanza esplicita del contribuente, il diritto rischia di restare “sospeso”, pur in presenza dei requisiti sostanziali.
Accertamento fiscale e riconoscimento del bonus dopo omessa dichiarazione
La risposta all’interrogazione chiarisce che l’omessa dichiarazione non comporta automaticamente la perdita definitiva dell’ex bonus Renzi.
Richiamando l’art. 41 del DPR 600/1973, l’Amministrazione ricorda che, nei casi di omessa dichiarazione, l’ufficio può comunque riconoscere oneri deducibili, detrazioni e crediti spettanti, previa verifica dei requisiti e della documentazione.
In questa logica rientra anche il trattamento integrativo: se il lavoratore domestico possiede i requisiti reddituali e fornisce gli elementi probatori necessari, il bonus può essere considerato nella fase istruttoria dell’accertamento o in un successivo accertamento con adesione.
Per colf, badanti e baby-sitter il canale ordinario resta la dichiarazione dei redditi; tuttavia, la mancata presentazione non preclude in modo assoluto il diritto.
Il chiarimento, coerente con la circolare n. 29/2020, evita che una mera irregolarità formale comporti la perdita di un credito fino a 1.200 euro l’anno, rafforzando la tutela fiscale dei lavoratori domestici.
Implicazioni pratiche e prospettive per i lavoratori domestici
La precisazione offre una tutela importante ma non sostituisce la necessità di presentare la dichiarazione dei redditi, soprattutto per i lavoratori domestici che cumulano più rapporti o superano le soglie di esonero.
Chi non ha dichiarato i redditi e riceve un avviso di accertamento può far valere in quella sede il trattamento integrativo, producendo documenti su redditi percepiti e contributi versati.
Nel medio periodo, il tema riapre il dibattito sulla possibile evoluzione del regime fiscale del lavoro domestico, oggi ancora privo di un sostituto d’imposta e quindi strutturalmente esposto a mancato accesso a crediti e detrazioni.
Una semplificazione degli adempimenti, anche tramite canali digitali dedicati a colf, badanti e baby-sitter, potrebbe ridurre il rischio di perdita di benefici e migliorare l’emersione del lavoro regolare.
FAQ
Chi ha diritto al trattamento integrativo ex bonus Renzi da 1.200 euro?
Hanno diritto i lavoratori dipendenti e assimilati con reddito entro le soglie previste, inclusi i lavoratori domestici che rispettano i requisiti reddituali stabiliti dalla normativa vigente.
Come può un lavoratore domestico ottenere il bonus 100 euro mensile?
Può ottenerlo presentando la dichiarazione dei redditi, dove il trattamento integrativo viene riconosciuto come credito IRPEF fino a 1.200 euro annui.
Cosa succede se un lavoratore domestico non presenta la dichiarazione?
Succede che il bonus non viene riconosciuto automaticamente, ma può essere recuperato in sede di accertamento se risultano soddisfatti tutti i requisiti.
Il trattamento integrativo può essere riconosciuto durante un accertamento con adesione?
Sì, può essere riconosciuto durante l’accertamento con adesione, purché il contribuente dimostri redditi, condizioni e documentazione richiesti dalla normativa fiscale.
Da quali fonti è stata elaborata questa analisi sul trattamento integrativo?
È stata elaborata congiuntamente da fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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