Google spiazza i medici online: così l’AI favorisce YouTube sulla salute

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Google AI Overviews preferisce YouTube ai siti medici nelle ricerche sulla salute
Numeri chiave e squilibrio delle fonti
Un’analisi condotta dal provider SEO SE Ranking su oltre 50mila ricerche sanitarie in lingua tedesca mostra che le risposte generate da Google privilegiano in modo marcato i contenuti di YouTube nelle query su sintomi, patologie e terapie. YouTube è citato nel 4,43% dei casi, più di ospedali, istituzioni pubbliche, associazioni mediche e riviste scientifiche messe insieme.
Secondo i dati, quasi due terzi delle fonti non sono sottoposte a revisione clinica strutturata né a controlli basati su evidenze, mentre circa il 34% delle citazioni rimanda a soggetti considerati maggiormente affidabili, come ospedali, cliniche, assicurazioni sanitarie e ordini professionali. Le riviste accademiche e le autorità pubbliche di sanità rappresentano complessivamente appena l’1% delle fonti, pur essendo i presìdi naturali per la validazione scientifica.
Il quadro che emerge segnala un evidente disallineamento tra criteri di popolarità e garanzie di accuratezza medica, in un ambito – quello della salute – classificato da Google come YMYL, dove gli standard di affidabilità dovrebbero essere massimi per ridurre il rischio di danni reali agli utenti.
Il peso dei video rispetto all’expertise clinica
Lo studio evidenzia che YouTube è il dominio più citato dalle risposte generate dall’intelligenza artificiale, mentre nei risultati organici tradizionali per le stesse ricerche sanitarie si colloca soltanto all’undicesimo posto. Questo scarto indica che l’algoritmo tende a favorire formato video, engagement e forza del dominio rispetto alla comprovata competenza medico-scientifica delle singole pagine citate.
La piattaforma di proprietà di Google viene trattata come un contenitore autorevole in sé, anche quando i singoli video non sono sottoposti ad alcun processo strutturato di peer review, fact-checking sanitario o supervisione editoriale specialistica. In pratica, l’autorità di dominio sembra prevalere sui criteri di qualificazione degli autori e sulla trasparenza delle fonti, due pilastri delle linee guida EEAT per i contenuti sanitari.
Questa dinamica rischia di accentuare la visibilità di creator generalisti o di testimonianze personali, a scapito di linee guida cliniche, studi peer-reviewed e portali istituzionali, con un impatto diretto sulla qualità percepita delle raccomandazioni per diagnosi, cure e stili di vita.
Rischi YMYL, casi critici e risposte della piattaforma
L’indagine segnala che oltre l’80% delle ricerche legate alla salute attiva oggi un riepilogo basato sull’intelligenza artificiale, che di fatto diventa il primo strato informativo per milioni di persone. Esperti di sanità pubblica hanno documentato casi in cui le risposte hanno veicolato indicazioni dietetiche scorrette per pazienti oncologici o interpretazioni semplicistiche di esami del sangue, con il potenziale di orientare decisioni terapeutiche errate.
Analisti e medici rilevano inoltre che una quota significativa di utenti tende a percepire le risposte generate dall’AI come più autorevoli dei singoli siti web elencati sotto, sottovalutando il disallineamento tra le fonti citate dall’algoritmo e i risultati organici. In un contesto YMYL, questo divario amplifica i rischi di disinformazione medica, soprattutto per chi non ha competenze per valutare l’attendibilità delle fonti.
Google afferma che questi riepiloghi si basano su fonti affidabili e sostiene che la maggior parte delle risposte sanitarie sia corretta, sottolineando di aver rimosso le schede AI per interrogazioni particolarmente sensibili dopo le critiche emerse. Tuttavia, la forte dipendenza da piattaforme generaliste e contenuti video, unita alla visibilità globale stimata in circa due miliardi di utenti al mese, mantiene aperto il dibattito su responsabilità, trasparenza algoritmica e standard minimi di qualità per l’informazione medica online.
FAQ
D: Perché i contenuti di YouTube compaiono così spesso nelle risposte sulla salute?
R: Perché l’algoritmo sembra valorizzare formato video, engagement e forza del dominio, attribuendo a YouTube una forte autorità complessiva, indipendentemente dalla revisione clinica dei singoli contenuti.
D: Quali tipi di siti vengono citati meno frequentemente?
R: Portali di ospedali e cliniche, istituzioni pubbliche di sanità, associazioni mediche e riviste accademiche risultano sottorappresentati rispetto alla loro rilevanza scientifica.
D: Qual è la quota di fonti con supervisione medica strutturata?
R: Lo studio indica che solo circa il 34% delle citazioni rimanda a soggetti con controlli sanitari rigorosi, come strutture ospedaliere, assicurazioni e ordini professionali.
D: Le riviste scientifiche quanto pesano nel totale delle fonti?
R: Riviste accademiche e autorità pubbliche insieme rappresentano circa l’1% delle fonti, nonostante siano i principali canali di diffusione di evidenze cliniche validate.
D: Quali rischi esistono per gli utenti che seguono queste risposte?
R: Il rischio principale è prendere decisioni su diagnosi, terapie o diete basandosi su informazioni incomplete, non aggiornate o prive di revisione medico-scientifica.
D: Come ha reagito Google alle critiche?
R: Google sostiene che la maggior parte delle risposte sia corretta e dichiara di aver rimosso i riepiloghi AI per domande particolarmente sensibili, promettendo ulteriori miglioramenti nei controlli di qualità.
D: Cosa consiglia agli utenti un approccio conforme a EEAT?
R: Di verificare sempre le risposte con fonti istituzionali, consultare il proprio medico e privilegiare contenuti firmati da professionisti sanitari con credenziali verificabili e bibliografia chiara.
D: Qual è la fonte giornalistica originale dei dati citati?
R: I dati citati provengono dall’analisi del provider SEO SE Ranking su oltre 50mila ricerche sanitarie, come riportato da una copertura giornalistica internazionale dedicata all’impatto delle risposte AI sulle query di salute.




