Google sotto indagine UE per possibili pratiche anticoncorrenziali nella pubblicità

Indagine UE su Alphabet: nel mirino le aste pubblicitarie di Google Search
La Commissione Europea ha aperto un nuovo capitolo nel controllo delle pratiche pubblicitarie digitali, concentrandosi su Alphabet e sulle dinamiche di prezzo delle inserzioni su Google Search. Al centro dell’attenzione c’è il funzionamento delle aste che determinano la visibilità degli annunci, dopo una lettera inviata il 9 febbraio a un ampio campione di inserzionisti per raccogliere dati tecnici e commerciali sul sistema.
Bruxelles vuole capire se il modello d’asta applicato dal colosso statunitense rispetti le regole di concorrenza dell’Unione o se, al contrario, introduca distorsioni tali da penalizzare gli investitori pubblicitari e consolidare ulteriormente la posizione dominante del motore di ricerca.
L’esito dell’indagine avrà impatto diretto su budget marketing, strategie di bidding e trasparenza dell’intero ecosistema adv online europeo.
Come funzionano le aste pubblicitarie di Google Search
Le aste di Google Search si basano su sistemi algoritmici che combinano offerta economica, pertinenza dell’annuncio e qualità della pagina di destinazione. Ogni ricerca attiva una gara in tempo reale tra inserzionisti che hanno impostato keyword e budget, con un prezzo finale pagato per clic o impression.
In linea teorica, il meccanismo dovrebbe riflettere un mercato concorrenziale, in cui il prezzo si forma dall’incontro tra domanda e offerta. Nella pratica, però, la piena opacità delle formule di calcolo rende difficile per gli inserzionisti verificare se il costo finale rifletta dinamiche di mercato o interventi discrezionali della piattaforma.
Proprio questa asimmetria informativa è al centro delle richieste documentali avanzate dalla Commissione Europea.
Perché Bruxelles chiede più trasparenza sugli algoritmi
La Commissione vuole accedere a log di aste, parametri utilizzati e modifiche storiche agli algoritmi di pricing per valutare se esistano pattern sistematici di rialzo dei costi. L’obiettivo è verificare se Alphabet abbia usato la propria posizione centrale nella filiera pubblicitaria per massimizzare le entrate oltre quanto giustificato dalla concorrenza.
Una maggiore trasparenza sugli algoritmi consentirebbe a regolatori e inserzionisti di confrontare prezzi teorici e prezzi effettivi, identificando eventuali discrepanze. In prospettiva, l’UE punta a definire standard minimi di accountability per le piattaforme gatekeeper, in linea con il Digital Markets Act.
Il caso Google rappresenta quindi un banco di prova per l’intera regolazione delle aste pubblicitarie digitali.
Ipotesi di aumento artificiale dei prezzi e possibili abusi di posizione dominante
Secondo le prime ricostruzioni, Bruxelles sospetta che il sistema di aste di Google Search possa essere stato configurato per “aumentare artificialmente il prezzo di aggiudicazione delle aste”, scaricando sui brand un extra-costo non riconducibile alla sola dinamica competitiva. Una simile pratica, se dimostrata, integrerebbe un abuso di posizione dominante, in violazione delle norme antitrust europee.
L’ipotesi centrale è che il motore di ricerca non si limiti a gestire l’incontro tra inserzionisti, ma intervenga sui parametri di valutazione e sui modelli di aggiudicazione per incrementare il valore medio di ogni clic o impression venduta.
La Commissione dovrà però trasformare tali sospetti in prove tecniche solide, basate su dataset di grandi dimensioni e analisi econometriche dettagliate.
Le possibili modalità di manipolazione delle aste online
Tra gli scenari allo studio figurano modifiche alle formule di ranking degli annunci che innalzino sistematicamente l’offerta minima necessaria per vincere un’asta, o l’introduzione di aggiustamenti algoritmici che riducano lo spazio per offerte più basse ma comunque pertinenti.
Altre ipotesi riguardano interventi su meccanismi come il prezzo di riserva, la gestione del secondo prezzo o l’utilizzo di segmentazioni granulari del pubblico per spingere verso l’alto il valore attribuito a determinati cluster di utenti.
Queste strategie, difficilmente rilevabili dall’esterno, possono generare un aumento cumulativo della spesa pubblicitaria, senza che gli inserzionisti dispongano di elementi per comprendere la reale formazione del prezzo.
Impatto economico per aziende e mercato pubblicitario europeo
Un aumento artificiale dei prezzi delle aste comporta una compressione diretta dei margini per aziende, e-commerce, media e PMI che affidano a Google Search la gran parte delle campagne di acquisizione e traffico qualificato. Budget invariati si traducono in minore copertura, meno clic e ridotta efficacia complessiva delle strategie di performance marketing.
A livello sistemico, un eventuale abuso rafforzerebbe ulteriormente la concentrazione di potere economico nelle mani di Alphabet, a scapito di player pubblicitari alternativi e di soluzioni adv più aperte. L’indagine UE mira quindi non solo a tutelare i singoli inserzionisti, ma a preservare un ecosistema digitale concorrenziale e sostenibile.
In caso di conferma delle violazioni, Bruxelles potrebbe imporre anche rimedi strutturali oltre alle sanzioni pecuniarie.
Precedenti sanzioni, scenario globale e posizione ufficiale di Google
Le norme europee consentono di comminare multe fino al 10% del fatturato globale annuo dell’azienda coinvolta. Per Alphabet ciò significherebbe un rischio finanziario potenzialmente di decine di miliardi di euro. Il gruppo ha già subito in passato pesanti sanzioni da parte di Bruxelles su Android e sui servizi di shopping comparativo, consolidando un precedente rilevante in termini di severità regolatoria.
Parallelamente, anche il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti sta contestando al colosso tech pratiche di manipolazione delle aste pubblicitarie, confermando che il tema del potere di mercato di Google è ormai al centro di un confronto regolatorio globale.
In questo contesto, la gestione della reputazione e la capacità di dimostrare compliance normativa diventano elementi strategici per il gruppo e per tutto il settore adtech.
La difesa di Alphabet e le prossime tappe procedurali
Alphabet, tramite un portavoce, ha respinto con decisione ogni ipotesi di irregolarità, sostenendo che il sistema di aste sia progettato per massimizzare la rilevanza per gli utenti e il valore per gli inserzionisti, nel rispetto delle leggi sulla concorrenza.
Dal canto suo, la Commissione Europea mantiene il massimo riserbo, ma una comunicazione formale sulle ipotesi di infrazione potrebbe arrivare nei prossimi mesi, dopo l’analisi dei dati richiesti agli inserzionisti. Solo allora si aprirà l’eventuale fase di contraddittorio, con la possibilità per Google di presentare memorie difensive e proposte di rimedio.
La tempistica sarà determinante per mercati e aziende che devono pianificare investimenti adv nel medio periodo.
Il contesto internazionale tra UE e Stati Uniti
Il fascicolo europeo si inserisce in un quadro di crescente coordinamento tra autorità antitrust di UE e Stati Uniti nella vigilanza sulle grandi piattaforme. Il Dipartimento di Giustizia americano ha già accusato Google di utilizzare formule complesse per manipolare le aste online a proprio vantaggio, con procedimenti paralleli a quelli europei.
Questa convergenza aumenta la probabilità che eventuali violazioni accertate conducano non solo a sanzioni, ma anche a cambiamenti strutturali nei modelli di business pubblicitari, in termini di separazione di attività, trasparenza e governance degli algoritmi.
Per inserzionisti e operatori del digitale, seguire da vicino gli sviluppi su entrambe le sponde dell’Atlantico è ormai una componente imprescindibile di risk management.
FAQ
Qual è l’oggetto principale dell’indagine UE su Alphabet
La Commissione Europea sta verificando se Alphabet abbia manipolato le aste pubblicitarie di Google Search per aumentare artificiosamente i prezzi delle inserzioni, violando le norme sulla concorrenza.
Perché le aste di Google Search sono considerate critiche
Perché determinano visibilità e costi per milioni di campagne, in un contesto di forte opacità algoritmica che rende difficile agli inserzionisti comprendere come si formano i prezzi effettivi.
Quali rischi corrono le aziende inserzioniste europee
Rischiano di pagare di più per clic e impression rispetto a un contesto realmente concorrenziale, riducendo ROI, copertura e sostenibilità dei budget marketing.
Che tipo di sanzioni potrebbe imporre la Commissione Europea
L’UE può irrogare multe fino al 10% del fatturato globale annuo di Alphabet e imporre rimedi comportamentali o strutturali sul business pubblicitario.
Come ha risposto Google alle accuse di manipolazione
Google ha respinto ogni addebito tramite un portavoce, sostenendo la piena conformità del proprio sistema di aste alle regole antitrust e la centralità del valore per utenti e inserzionisti.
Qual è il legame tra il caso europeo e quello statunitense
Sia l’UE sia il Dipartimento di Giustizia USA contestano a Google un potenziale uso del potere di mercato per influenzare le aste pubblicitarie, in procedimenti distinti ma tematicamente convergenti.
Che impatto può avere l’indagine sul mercato adtech
Può accelerare l’introduzione di standard di trasparenza, aprire spazio a nuovi competitor e ridefinire i rapporti di forza tra piattaforme, agenzie e inserzionisti.
Qual è la fonte originale delle informazioni sull’indagine UE
Le informazioni analizzate provengono da un articolo pubblicato da HWUpgrade, che riporta i dettagli iniziali della nuova indagine europea su Alphabet e Google Search.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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