Google sfida il verdetto sul monopolio della ricerca: l’appello negli USA cambia le regole del gioco
Indice dei Contenuti:
Appello di Google e richiesta di sospensione dei rimedi
Google ha depositato l’appello contro la sentenza di primo grado che l’ha riconosciuta in posizione di monopolio nel mercato dei motori di ricerca, contestando l’impianto probatorio e l’analisi della concorrenza. L’azienda di Mountain View sostiene che gli utenti scelgono il servizio liberamente e che il verdetto non riflette il ritmo dell’innovazione né la pressione competitiva di player consolidati e startup ben finanziate.
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Nel ricorso, Google chiede anche la sospensione immediata dei rimedi fino alla conclusione del giudizio di secondo grado, atteso entro fine 2026, sottolineando il rischio di interventi irreversibili sul business prima della definizione definitiva. L’istanza riguarda misure già attenuate rispetto alle richieste iniziali del Dipartimento di Giustizia (DOJ).
L’azienda richiama inoltre le testimonianze di partner come Apple e Mozilla, citate in aula per motivare scelte commerciali basate – a loro dire – sulla qualità del servizio di ricerca. La linea difensiva punta a dimostrare che gli accordi di default non eliminano la possibilità di scelta dei consumatori e non configurano un abuso escludente.
Decisioni del giudice e obblighi sui dati di ricerca
Il giudice ha respinto la gran parte dei rimedi proposti dal DOJ, escludendo misure strutturali come la vendita di Chrome e l’annullamento generalizzato dei contratti di preinstallazione che impostano Search come motore predefinito.
Restano in vigore obblighi mirati: Google dovrà rinegoziare annualmente gli accordi di default con produttori e operatori, evitando rinnovi automatici che consolidino posizioni escludenti e imponendo maggiore trasparenza nelle condizioni economiche.
La disposizione centrale riguarda la condivisione dei dati di ricerca con concorrenti qualificati, con criteri di accesso non discriminatori e finalità pro-concorrenziali per favorire lo sviluppo di servizi alternativi.
Secondo le indicazioni del tribunale, la messa a disposizione dei dataset dovrà preservare privacy e sicurezza, con limiti su informazioni identificabili e tempi di conservazione, oltre a audit indipendenti per verificare conformità e qualità.
Il perimetro dei dati include query aggregate, segnali di ranking e metriche di performance, esclusi contenuti proprietari sensibili non necessari all’interoperabilità e alla replicabilità di funzionalità core.
L’obbligo si accompagna a meccanismi di monitoraggio e a sanzioni progressive in caso di inadempienza, con possibilità di revisione periodica delle condizioni per allinearle all’evoluzione tecnologica e del mercato.
Prospettive legali e tempi verso la Corte Suprema
Il contenzioso prosegue in appello con calendario indicativo fino a fine 2026, periodo in cui Google punta a ottenere la sospensione dei rimedi per evitare effetti irreversibili prima del giudizio.
La complessità delle questioni antitrust e l’impatto sistemico sul mercato dei motori di ricerca rendono probabile un ulteriore grado di giudizio.
Gli osservatori legali prevedono un approdo alla Corte Suprema, con estensione dei tempi fino almeno al 2027.
L’eventuale intervento della Suprema Corte potrebbe fissare standard sul ruolo dei contratti di default e sui criteri per la condivisione dei dati come rimedio comportamentale.
In assenza di sospensione, gli obblighi di rinegoziazione annuale e data sharing resterebbero applicabili durante l’appello, imponendo a Google adeguamenti operativi progressivi.
Con la sospensione, invece, l’esecuzione dei rimedi verrebbe congelata fino a decisione definitiva, riducendo i rischi di misure difficilmente reversibili.
Il DOJ difende la validità dei rimedi mirati, sottolineando la finalità pro-concorrenziale e la tutela dell’innovazione.
La difesa di Mountain View insiste sulla libertà di scelta degli utenti e sulle testimonianze di partner come Apple e Mozilla per sostenere l’assenza di condotte escludenti.
La decisione d’appello definirà la cornice per l’eventuale scrutinio finale della Corte Suprema, determinando l’ampiezza del precedente per i mercati digitali.
FAQ
- Quando è attesa la decisione di appello? Entro fine 2026, salvo proroghe procedurali.
- La sospensione dei rimedi è già in vigore? No, è stata richiesta da Google e sarà valutata dal collegio.
- Cosa cambia senza sospensione? Restano attivi rinegoziazione annuale dei contratti e condivisione dei dati con concorrenti qualificati.
- La causa potrebbe arrivare alla Corte Suprema? Sì, è ritenuto probabile con esito non prima del 2027.
- Quali temi chiave valuterà la Suprema Corte? Contratti di default, standard sui rimedi dati e impatto sulla concorrenza nei motori di ricerca.
- Qual è la posizione del DOJ? Sostiene rimedi mirati per correggere il potere di mercato senza misure strutturali estreme.
- Qual è la fonte giornalistica? Sintesi basata su informazioni riportate nell’articolo di riferimento e dichiarazioni pubbliche di Google citate come fonte primaria.




