Gomorra le origini esplode: il prequel svela alleanze segrete e tradimenti scioccanti nei primi due episodi

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Trama dei primi due episodi
Napoli, Secondigliano, 1977: il sedicenne Pietro Savastano (Luca Lubrano) passa i pomeriggi al Bar America, tra piste da ballo e il retro trasformato in bisca di Don Angelo “’A Sirena” (Francesco Pellegrino). Con gli amici sbriga commissioni per il boss, attratto da quel potere senza padroni. Pietro è orfano, accudito da Lucia, madre di due compagni, e vede in Angelo un modello di ascesa rapida e spietata.
Il primo episodio scardina presto l’illusione: dietro fascino e soldi emergono regole ferree, debiti morali e violenza taciuta. Una scelta sbagliata nelle commissioni incrina la fiducia, mostrando a Pietro il prezzo reale dell’“onore”. Nello stesso tempo, incrocia Imma (Tullia Venezia), coetanea del quartiere “bene”, studentessa di conservatorio con genitori gioiellieri e sogno americano in testa.
Nel secondo episodio l’attrazione tra i due cresce, ma Pietro si sente inadeguato: il divario sociale e le regole di strada lo inchiodano al ruolo di esecutore. Le dinamiche interne al giro di ’A Sirena si fanno più tese, tra bische, contrabbando e codici antichi che pretendono fedeltà assoluta. La disillusione del ragazzo si trasforma in bivio: restare nell’ombra del mentor o cercare riscatto, anche a costo di tradire la “famiglia” criminale.
Personaggi e interpretazioni
Luca Lubrano scolpisce un Pietro Savastano adolescente, ambizione e fragilità in equilibrio precario: passo rapido, sguardo febbrile, un orfano che cerca appartenenza e scopre il costo del potere. L’interpretazione evita eroismi: la crescita passa da piccole colpe e grandi esitazioni, con una fisicità trattenuta che racconta più dei dialoghi.
Francesco Pellegrino dà a Don Angelo “’A Sirena” una durezza lucida, carisma senza enfasi. Il mentore seduce con regole e promesse, ma il suo potere rivela crepe: il tono basso, le pause, la gestione del non detto costruiscono uno spietato moderno.
Tullia Venezia è Imma, luce concreta: determinazione sobria, desiderio di studio e fuga come alternative credibili alla strada. La chimica con Lubrano è misurata, più di sguardi che di parole, e sposta l’asse emotivo su un possibile riscatto.
Il gruppo dei giovani, da Ciro Burzo (Tresette) a Luigi Cardone (Macchietta) e Antonio Buono (Mimì), aggiunge pulsazione di quartiere: lealismo, paura, ironia secca. La regia di Marco D’Amore costruisce performance corali asciutte, lontane dal compiacimento, e radicate nei codici morali dell’epoca.
FAQ
- Chi interpreta Pietro Savastano?
L’interpretazione è di Luca Lubrano, intensa e priva di retorica. - Chi è ’A Sirena?
È Don Angelo, mentore carismatico interpretato da Francesco Pellegrino. - Chi è Imma e cosa rappresenta?
Tullia Venezia interpreta Imma, simbolo di riscatto e alternativa alla criminalità. - Il cast giovane funziona?
Sì, il gruppo restituisce autenticità e dinamiche di quartiere credibili. - Qual è l’approccio recitativo dominante?
Realismo asciutto, gesti minimi e uso del silenzio al posto dell’enfasi. - Che contributo dà Marco D’Amore?
Imposta una direzione attoriale corale, rigorosa e priva di compiacimenti.
Atmosfera e temi del prequel
Napoli anni Settanta è cupa e vibrante: luci al neon, piste da ballo, bische fumose, contrabbando di sigarette che scandisce economia e gerarchie. La città non è sfondo, è organismo vivo che forgia caratteri e scelte, lontano dall’estetica iper-violenta: il male nasce da piccoli compromessi, non da mitologie criminali.
Il racconto privilegia il riscatto rispetto alla conquista del potere: la lealtà è codice, ma anche catena. I giovani oscillano tra antichi rituali e una modernità che avanza, mentre l’amicizia convive con il tradimento come in un contrappunto morale senza eroi. La relazione tra Pietro e Imma introduce la tensione tra destino di strada e desiderio di studio, viaggio, futuro.
La messa in scena adotta toni sobri: niente epopea, ritmo misurato, violenza implicita più che mostrata. Le scelte formali richiamano un immaginario classico – echi di grandi saghe criminali – ma filtrato attraverso il quartiere di Secondigliano, trasformato in microcosmo dove le “regole” contano quanto i sentimenti. Qui il confine tra legalità e sopravvivenza è poroso, e ogni gesto ha un prezzo.
FAQ
- In che anni è ambientata la serie?
Negli anni Settanta, tra bische, disco e contrabbando di sigarette. - Qual è il focus tematico principale?
Il desiderio di riscatto prevale sulla sete di potere. - Come viene rappresentata Napoli?
Come un organismo vivo, oscuro e colorato, motore di scelte e destini. - La violenza è centrale?
No, resta sobria e spesso implicita, senza compiacimento. - Che ruolo ha l’amore tra Pietro e Imma?
È il contrappeso morale alla strada, promessa di alternativa. - Qual è il tono narrativo?
Autorevole e misurato, senza toni epici, centrato su codici e conseguenze.




