Giustizia stringe il cerchio su Fabrizio Corona, in arrivo nuove mosse
Corona, “Falsissimo” e il confine tra intrattenimento e informazione
Nel cuore del nuovo ecosistema mediatico digitale, il caso di Fabrizio Corona e del progetto web “Falsissimo” illumina il punto esatto in cui intrattenimento, business e responsabilità editoriale si sovrappongono in modo esplosivo. Le dinamiche del format, costruito su rivelazioni, retroscena e contenuti ad alto tasso di spettacolarizzazione, hanno alimentato un’attenzione virale ma anche un crescente allarme tra gli addetti ai lavori. Per molti osservatori, l’operazione ha spinto oltre il limite il concetto di show informativo, trasformando fatti, persone e casi di cronaca in materia prima per un consumo emotivo immediato.
La percezione che “Falsissimo” non fosse più solo intrattenimento ma un vero e proprio soggetto editoriale ha generato un’ondata di segnalazioni, soprattutto quando alcune “esclusive” hanno toccato temi sensibili, vicende giudiziarie aperte e persone coinvolte in drammi personali. In questo contesto, la notorietà pregressa di Fabrizio Corona e il suo passato nei media hanno amplificato l’impatto del caso: non si tratta di un creator qualsiasi, ma di un personaggio capace di orientare narrazioni e agende mediatiche.
Il risultato è un banco di prova cruciale per capire fino a che punto un canale web possa spingersi nel trattare l’attualità come intrattenimento, senza scivolare nella violazione dei principi di accuratezza, rispetto della dignità delle persone e tutela delle parti più fragili coinvolte. È proprio su questo crinale che si è attivata l’Autorità.
Al di là della figura di Corona, il caso rappresenta un test sistemico per l’informazione digitale italiana, dove influencer, streamer e format ibridi operano spesso in un quadro regolatorio percepito come fluido. Il tema di fondo è chiaro: quando il pubblico interpreta un contenuto come “notizia”, chi lo produce può ancora chiamarsi solo entertainer?
Agcom, Ordine dei Giornalisti e Fnsi: l’assedio istituzionale al format
A gettare luce istituzionale sulla vicenda è intervenuta l’Agcom, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, che ha avviato verifiche mirate sul canale “Falsissimo”. La decisione del Consiglio non nasce nel vuoto, ma si inserisce in una strategia più ampia di controllo della qualità dell’informazione diffusa sulle piattaforme digitali, dove il confine fra contenuto editoriale e prodotto di intrattenimento è sempre più sottile. Gli uffici dell’Autorità sono stati incaricati di accertare eventuali “profili di competenza”, un’espressione che rimanda direttamente alla possibilità di applicare norme pensate per media tradizionali anche a format digitali.
Un ruolo chiave lo hanno avuto le segnalazioni arrivate dall’Ordine dei Giornalisti e dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi), che da tempo denunciano il rischio di scivolamento verso pratiche lesive della deontologia. Nel mirino, in particolare, la gestione di notizie sensibili, l’esposizione di persone coinvolte in procedimenti giudiziari e la tendenza a usare la cronaca nera come leva di engagement. Le due organizzazioni professionali hanno ricordato che la libertà di espressione non esonera dal rispetto di verità sostanziale dei fatti, presunzione di innocenza e tutela dei minori.
In questo quadro si inserisce il richiamo alla delibera n. 7/24/Cons, con cui Agcom ha tracciato le linee guida per gli influencer e il relativo Codice di condotta. Il documento, nato per arginare contenuti scorretti in ambito commerciale e informativo, sta progressivamente diventando la base per estendere responsabilità editoriali a figure fino a ieri considerate “paratelevisive”.
La scelta di applicare quella cornice al caso “Falsissimo” segnala una svolta: non è più tollerata la narrazione del creator come soggetto totalmente libero da vincoli, soprattutto quando produce contenuti che impattano sull’onore delle persone, sull’andamento di indagini o sulla percezione pubblica di casi di cronaca. È un cambio di paradigma che obbliga l’intero settore a riconsiderare linguaggio, toni e processi di verifica.
Nuove regole per influencer e tv: verso una responsabilità editoriale condivisa
L’azione dell’Agcom non si ferma al web: le discussioni interne al Consiglio hanno acceso i riflettori anche sulla televisione generalista, accusata da anni di spettacolarizzare i casi di cronaca nera. La copertura mediatica del caso di Garlasco e dei più recenti femminicidi, trasformati spesso in format seriali a puntate, è diventata l’emblema di un racconto che insegue lo share più che l’interesse pubblico. L’Autorità sta valutando se interventi correttivi debbano riguardare non solo i contenuti, ma anche gli orari, gli avvertimenti al pubblico e le modalità di presentazione di interviste e ricostruzioni.
All’interno del Consiglio, alcuni commissari spingono per una linea più dura: l’idea è che il Codice di condotta per gli influencer sia solo l’inizio di un percorso che porterà a equiparare, in parte, le responsabilità dei creator a quelle dei direttori di testata. Questo significherebbe introdurre obblighi di verifica delle fonti, tracciabilità delle rettifiche, maggiore trasparenza sui rapporti economici che possono influenzare i contenuti. Una prospettiva che, se portata a termine, rivoluzionerebbe la produzione digitale, imponendo standard simili a quelli della stampa registrata.
Le ricadute pratiche sarebbero enormi per tutti i soggetti dell’ecosistema informativo: grandi network televisivi, piattaforme di streaming, redazioni online e singoli creator che operano da Milano a Roma fino alle realtà locali. Crescerebbe il costo di produzione dei contenuti, ma anche il grado di fiducia potenziale da parte del pubblico, oggi sempre più disorientato in un mare di notizie, mezze verità e spettacolo.
Nel medio periodo, il vero terreno di scontro sarà la definizione di “responsabilità editoriale”: chi la detiene in un canale gestito da un’unica figura carismatica? Il creator, la piattaforma che lo ospita o entrambe? L’evoluzione del caso “Falsissimo” e delle verifiche Agcom fornirà un precedente prezioso per capire come verrà disegnato l’equilibrio tra libertà creativa, tutela delle persone e qualità dell’informazione nella nuova era ibrida tra social e media tradizionali.
FAQ
D: Che cos’è “Falsissimo”?
R: “Falsissimo” è un progetto web legato a Fabrizio Corona, basato su contenuti di intrattenimento che spesso toccano temi di attualità e cronaca.
D: Perché Agcom ha avviato verifiche su “Falsissimo”?
R: L’Agcom ha reagito a numerose segnalazioni sulla gestione di notizie sensibili e sul possibile superamento dei limiti deontologici nel trattamento di persone e casi di cronaca.
D: Qual è il ruolo dell’Ordine dei Giornalisti nel caso?
R: L’Ordine dei Giornalisti ha segnalato le criticità del format, richiamando i principi di veridicità, rispetto della dignità delle persone e tutela dei soggetti fragili.
D: Che cosa prevede la delibera Agcom n. 7/24/Cons?
R: La delibera 7/24/Cons definisce linee guida e Codice di condotta per influencer e creator, estendendo a loro specifici obblighi di trasparenza e correttezza.
D: In che modo il caso riguarda la tv generalista?
R: L’Agcom sta valutando anche la spettacolarizzazione della cronaca nera in tv, inclusi casi come Garlasco e femminicidi, per verificare il rispetto della dignità delle vittime.
D: Cosa potrebbe cambiare per gli influencer in futuro?
R: Potrebbero essere equiparati, in parte, ai direttori di testata, con maggiori responsabilità su verifica delle fonti, rettifiche e trasparenza editoriale.
D: Le piattaforme digitali avranno più obblighi?
R: È probabile che crescano le pressioni perché piattaforme e creator condividano la responsabilità sui contenuti che generano impatti significativi sull’opinione pubblica.
D: Qual è la fonte principale delle informazioni sul caso?
R: Le informazioni richiamano le comunicazioni ufficiali dell’Agcom, integrate dalle posizioni espresse da Ordine dei Giornalisti e Fnsi nei rispettivi documenti pubblici.




