Giusi Bartolozzi lascia la politica dopo il caso Almasri e le accuse alle toghe plotoni d’esecuzione

Dimissioni di Giusi Bartolozzi dopo referendum sulla magistratura: cosa è successo
La sconfitta del “Sì” al referendum sulla magistratura del 22-23 marzo ha accelerato l’uscita di scena di Giusi Bartolozzi, potente capo di Gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Le dimissioni, presentate a Roma nelle ore successive a quelle del sottosegretario Andrea Delmastro, chiudono una stagione segnata da scontri durissimi con le toghe e da un’inchiesta ancora aperta sul caso Almasri.
Proprio le parole di Bartolozzi contro i magistrati, definiti *“plotoni di esecuzione”* e indicati come bersaglio politico del referendum, hanno incrinato irreversibilmente il suo rapporto con via Arenula e contribuito a un epilogo che ridisegna i delicati equilibri tra politica e magistratura nel ministero della Giustizia.
In sintesi:
- Dimissioni di Giusi Bartolozzi da capo di Gabinetto dopo la sconfitta del referendum sulla magistratura.
- Polemica sulle toghe definite *“plotoni di esecuzione”* e invito a votare Sì per “toglierle di mezzo”.
- Inchiesta ancora aperta sul caso Almasri per presunte false informazioni al Tribunale dei ministri.
- Fine della stagione della “zarina” di via Arenula e tensioni istituzionali con la magistratura.
Dalla carriera nelle toghe al ruolo di “zarina” di via Arenula
Nata nel 1969, magistrata ed ex deputata di Forza Italia, Giusi Bartolozzi era considerata una delle figure più influenti del ministero della Giustizia, tanto da essere soprannominata la *“zarina di via Arenula”*.
Il suo profilo tecnico-politico le aveva garantito un rapporto privilegiato con il ministro Carlo Nordio, che ne ha difeso pubblicamente la “massima lealtà” anche nei momenti di maggiore esposizione mediatica.
La sua traiettoria si è però complicata nel 2025, con il coinvolgimento nell’inchiesta sul generale libico Mahmoud Almasri, ricercato dalla Corte penale internazionale per torture ai migranti, arrestato in Italia e poi rimandato in Libia.
In quella vicenda erano stati chiesti, poi respinti dal Parlamento, i procedimenti nei confronti del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e dei ministri dell’Interno e della Giustizia, Matteo Piantedosi e Carlo Nordio.
L’unica indagine ancora aperta resta quella su Bartolozzi, accusata di aver reso dichiarazioni non veritiere ai magistrati del Tribunale dei ministri, sostenendo che Nordio fosse all’oscuro dell’iter che portò alla liberazione di Almasri.
Su questo sfondo si è innestata la rottura definitiva con le toghe, esplosa durante la campagna referendaria con l’attacco frontale alla magistratura.
Bartolozzi aveva infatti affermato che i magistrati agirebbero come *“plotoni di esecuzione”*, invitando a votare Sì per “toglierla di mezzo”.
Di fronte alle polemiche, il Guardasigilli chiese pubblicamente una rettifica; al rifiuto della dirigente, si limitò a dichiarare che *“il caso è chiuso”*, tentando di spegnere l’incendio politico-mediatico.
La netta affermazione del No al referendum ha però reso la sua posizione insostenibile, portando alle dimissioni e alla fine del suo ruolo apicale nel dicastero.
Le dimissioni e le possibili ricadute sulla giustizia italiana
L’uscita di scena di Giusi Bartolozzi non è solo una vicenda personale, ma segna un cambio di fase nei rapporti tra ministero e magistratura.
La caduta della “zarina” di via Arenula, dopo quella di Andrea Delmastro, apre una partita cruciale sulla futura governance tecnica del dicastero e sulla credibilità istituzionale delle riforme della giustizia.
Resta aperto il dossier giudiziario sul caso Almasri, che potrebbe incidere ulteriormente sull’immagine del ministero e sugli equilibri tra poteri dello Stato.
In prospettiva, la scelta del nuovo capo di Gabinetto di Carlo Nordio sarà un segnale decisivo verso le toghe e verso l’opinione pubblica, chiamata a valutare se la stagione degli scontri frontali con i magistrati sia davvero conclusa o solo sospesa.
La gestione delle prossime riforme – dalla separazione delle carriere al disciplinare delle toghe – dipenderà anche dalla capacità del ministero di ricostruire un clima istituzionale meno conflittuale.
Il caso Bartolozzi, per esposizione mediatica e implicazioni politiche, diventa così un test di tenuta per l’intero sistema giustizia.
FAQ
Perché Giusi Bartolozzi si è dimessa dal ministero della Giustizia?
Le dimissioni di Bartolozzi sono arrivate dopo la sconfitta del Sì al referendum sulla magistratura e le durissime polemiche sulle sue frasi contro le toghe.
Qual è il ruolo di Giusi Bartolozzi nel caso Almasri?
Bartolozzi è indagata per presunte false informazioni ai pm del Tribunale dei ministri, in relazione alla liberazione del generale libico Mahmoud Almasri.
Che cosa aveva detto Giusi Bartolozzi sui magistrati italiani?
Bartolozzi aveva definito i magistrati *“plotoni di esecuzione”* e invitato a votare Sì al referendum per “toglierla di mezzo”, innescando forti critiche istituzionali.
Come si è comportato il ministro Carlo Nordio nel caso Bartolozzi?
Nordio ha ribadito la “massima lealtà” di Bartolozzi, chiedendo però una rettifica pubblica. Dopo il suo rifiuto, ha dichiarato che “il caso è chiuso”.
Quali sono le fonti utilizzate per questo articolo su Giusi Bartolozzi?
L’articolo deriva da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.
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Michele Ficara Manganelli ✿
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