Giuli attacca la consigliera del MiC e infiamma il caso Russia alla Biennale

Biennale di Venezia, scontro politico sul ritorno del padiglione russo
Alla Biennale di Venezia esplode un nuovo caso politico e diplomatico. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha chiesto le dimissioni della rappresentante MiC nel Cda, Tamara Gregoretti, accusandola di non aver informato il ministero sul via libera alla partecipazione della Federazione Russa alla prossima edizione.
La vicenda, destinata ad avere ripercussioni internazionali, arriva dopo la lettera di condanna firmata da 22 Paesi dell’Unione europea e dalla Commissione, che avvertono del rischio di taglio dei fondi.
Nel dibattito intervengono maggioranza e opposizione: da Federico Mollicone a Antonio Tajani, da Matteo Salvini al M5S, fino a Azione, Partito Democratico e +Europa, trasformando la Biennale in un banco di prova della politica culturale italiana in piena guerra russo‑ucraina.
In sintesi:
- Il ministro Giuli chiede a Gregoretti di lasciare il Cda della Biennale.
- Riapertura del padiglione russo contestata da 22 Paesi Ue e Commissione europea.
- Maggioranza divisa: posizioni distanti tra Giuli, Tajani e Salvini.
- Opposizioni denunciano caos gestionale e rischio per i fondi europei alla Biennale.
La decisione sul padiglione russo e lo scontro nel governo
Secondo la nota del Ministero della Cultura, Tamara Gregoretti, nominata nel Cda della Fondazione il 13 marzo 2024, non avrebbe informato il ministro Giuli né della possibile presenza della Russia alla Biennale né del proprio voto favorevole.
Per il presidente della Commissione Cultura, Federico Mollicone (Fratelli d’Italia), la riapertura del padiglione russo “è una cosa sbagliata che ci mette in difficoltà”, citando la lettera di condanna dei 22 Paesi Ue e auspicando un ripensamento. “Un padiglione di proprietà russa gestito da russi che fa arte libera? È un’iperbole”, sottolinea a LaPresse.
Più sfumata la posizione del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che invita a distinguere tra oligarchi e popolo russo e propone: “Sarebbe un bel segnale invitare anche i dissidenti russi alla Biennale di Venezia”.
Di segno opposto il leader della Lega, Matteo Salvini, che rivendica l’universalità della cultura e dello sport: “Tutti devono essere coinvolti, nessuno escluso. A maggio sarò felice di tornare nella splendida Biennale di Venezia”.
Ripercussioni politiche, Europa in allarme e futuro della Biennale
Nella maggioranza e nell’opposizione la scelta di riaprire il padiglione russo viene letta come banco di prova della linea italiana su Mosca.
Il M5S esprime sostegno al presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco e alla sua idea di “Biennale della tregua”, difendendo l’inclusione di tutti i Paesi, Russia compresa: “L’arte non si censura”, affermano gli esponenti pentastellati in Commissione Cultura.
Azione accusa invece Matteo Salvini di essere “ancora una volta megafono del Cremlino” e ricorda il rischio, evocato da Bruxelles, di sospensione dei fondi europei alla rassegna.
Per Irene Manzi (Partito Democratico), le dichiarazioni di Mollicone confermano una “gestione caotica del sistema culturale italiano”, con la Biennale di Venezia percepita come “commissariata da FdI”.
Il segretario di +Europa Riccardo Magi parla di “capolavoro made in Meloni” e di rischio concreto di perdita dei fondi Ue per una scelta che definisce funzionale a Vladimir Putin.
Matteo Hallissey (+Europa/Radicali Italiani) invita infine a destinare gli spazi non alla “propaganda del Cremlino”, ma agli artisti russi dissidenti, perseguitati o costretti all’esilio.
FAQ
Perché il ministro Giuli ha chiesto le dimissioni di Tamara Gregoretti?
Il ministro Giuli ha chiesto le dimissioni perché Gregoretti non avrebbe informato il MiC sul via libera al padiglione russo, incrinando il rapporto di fiducia.
Che cosa contestano i 22 Paesi Ue alla Biennale di Venezia?
I 22 Paesi Ue criticano la riapertura del padiglione russo durante la guerra in Ucraina, avvertendo del possibile rischio di sospensione dei finanziamenti europei alla Biennale.
Qual è la posizione di Tajani sulla presenza russa alla Biennale?
Tajani distingue tra oligarchi e popolo russo e propone di invitare anche i dissidenti russi, considerandolo un segnale culturale e politico importante.
Perché alcune forze politiche sostengono Pietrangelo Buttafuoco?
Il M5S e alcuni intellettuali sostengono Buttafuoco perché vedono nella sua idea di “Biennale della tregua” una difesa della libertà artistica e del dialogo.
Quali sono le principali fonti utilizzate per questa ricostruzione giornalistica?
La ricostruzione deriva da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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