Giovani devastati e senza voce, Matteo Porru svela l’inverno interiore

Un talento che sfida il tempo
Per molti, l’immagine di Matteo Porru resta quella dell’adolescente sorridente apparso in tv, sopravvissuto a una malattia che ha richiesto dieci anni di cure e ricoveri, raccontata nel documentario Matte su RaiPlay. Ma dietro quel volto c’è un autore che, a 24 anni, ha già una produzione da veterano: romanzi con Garzanti, opere teatrali, conduzione del programma Itaca su Rai, una laurea in filosofia dell’economia e interventi in talk come DiMartedì. La narrativa, per lui, non è solo vocazione ma anche autodeterminazione: da ragazzino si vestiva “da amministratore delegato” nello studio del padre per stampare i suoi racconti e venderli per le strade di Cagliari, rivendicando una voce e un posto nel mondo.
L’approdo nel salotto di Maurizio Costanzo a 16 anni nasce quasi per caso, dopo una prima apparizione con Licia Colò su Tv2000. Costanzo, che gli scriverà a lungo, gli lascia una frase-chiave: non interessa l’enfant prodige, ma la chiarezza dei sogni. È questa lucidità, nutrita da ironia e disciplina, a traghettarlo verso il Premio Campiello Giovani con “Talismani” e all’incontro con Garzanti, avvenuto davanti a un semplice invito a “prendere un caffè a Milano e parlare dei tuoi sogni”, più convincente di qualsiasi mail barocca.
Nel gruppo Gems, Porru trova non un “laureificio editoriale” ma una comunità che lo tratta come persona, non come ISBN, seguendolo nella cura di libri come Il dolore crea l’inverno e Il volo sopra l’oceano. La sua figura pubblica, sospesa tra resilienza clinica e precoce maturità culturale, diventa così un caso emblematico di come il racconto biografico possa trasformarsi in capitale simbolico nell’ecosistema mediatico di Google News e Google Discover.
Scuola, università e ragazzi “devastati”
L’esperienza di Matteo Porru con la scuola italiana è un paradosso vivente. Da bambino, segnato dalle terapie intensive, si sentiva più vicino agli adulti che ai coetanei: a mensa si sedeva accanto alle maestre, trasformando gli insegnanti in amici e mentori. La scuola, racconta, “mi ha dato tutto”, al punto da farlo girare per dieci anni come ospite negli istituti, dove però vede anche l’altro lato: professori demotivati, incaricati di “far scattare la scintilla” ma pronti a delegare a un ospite esterno il compito di “spronare” gli studenti.
È l’università, frequentata durante il Covid in un ateneo d’eccellenza a numero chiuso a Venezia, a deluderlo profondamente. Nessun professore-mentore, nessun vero accompagnamento intellettuale: solo un “laureificio” efficiente, lontano dall’idea della formazione come relazione. Cita David Foster Wallace per sintetizzare il suo percorso accademico come “una cosa divertente che non farà mai più”, ribaltando la retorica dell’università come unico ascensore sociale credibile.
Nello sguardo di Porru, la generazione under 30 è “devastata”: immersa in un post-post individualismo che trasforma le chiacchierate in sfide alla PlayStation, riducendo il conflitto in silenzio apatico. I giovani, dice, sono al centro del discorso solo quando muore qualcuno o si va al voto. Il progresso tecnologico, dalle cuffie wireless all’ultimo smartphone 17Pro, addestra a una passività consumistica: problemi eliminati dal mercato, e non affrontati dalla coscienza critica. Il rischio è un futuro “liofilizzato”, dove il progresso, ridotto a puro capitalismo, conta solo se “nuovo”, indipendentemente dal fatto che sia migliore o peggiore per le persone.
La scrittura tra dolore, amore e lettura libera
Il dolore crea l’inverno è il romanzo che meglio condensa la biografia fisica e simbolica di Matteo Porru. Scritto durante un ricovero in Germania, con la flebo al braccio e il bianco dell’ospedale come orizzonte, nasce come “pezzo di cuore” affidato a Garzanti. Il protagonista, Elia Legasov, spalaneve solitario sulle rive del mare di Kara, è “carne viva” dell’autore: l’alcol che brucia lo stomaco e il gelo che intirizzisce la pelle riecheggiano il contrasto tra le stanze gelide del Bambin Gesù e il latte bollente della colazione, metafora di una vita oscillante tra freddo assoluto e calore insopportabile.
A innestarsi su questa materia drammatica c’è anche una storia d’amore nata dai libri: una mail per presentare Il volo sopra l’oceano a Novi Ligure, un viaggio quasi annullato, il ricordo materno del delitto di Erika e Omar lo stesso giorno della sua nascita, l’incontro con Sofia sulla banchina di Arquata Scrivia. Dalla presentazione in libreria alla cena a Gavi, fino al bacio sul forte e al viaggio insieme verso Trieste, la letteratura diventa innesco di una relazione che si costruisce “girando l’Italia”.
Nella dieta letteraria di Porru convivono i racconti di Hemingway, il primo Pavese, i dialoghi teatrali di Cechov e una riscoperta adulta di Italo Calvino, inizialmente vissuto come trauma scolastico. È anche per questo che rifiuta la lettura imposta come compito: suggerisce di portare i ragazzi in libreria e lasciarli liberi di scegliere, difende perfino il romance come “porta d’accesso” alle storie, a patto che generi ulteriore curiosità. Ciò che conta, per lui, è che la lettura resti piacere e non dovere, un atto di libertà in un mondo che tende a normare perfino i sogni.
FAQ
D: Chi è Matteo Porru?
R: Matteo Porru è uno scrittore nato nel 2001 a Cagliari, autore di romanzi, testi teatrali e conduttore del programma Rai sui libri Itaca.
D: Quali libri ha pubblicato con Garzanti?
R: Con Garzanti ha pubblicato, tra gli altri, Il dolore crea l’inverno e Il volo sopra l’oceano, romanzi che intrecciano biografia, introspezione e paesaggi estremi.
D: Perché ha criticato l’università italiana?
R: Durante gli studi a Venezia ha percepito l’ateneo come un “laureificio” privo di veri mentori, distante dal modello formativo che immaginava.
D: In che modo la sua malattia ha influenzato la scrittura?
R: Dieci anni di cure e ricoveri hanno segnato la sua visione del corpo, del tempo e del dolore, elementi centrali in Il dolore crea l’inverno e in molti suoi personaggi solitari.
D: Come vede i giovani di oggi?
R: Parla di under 30 “devastati”, immersi in un individualismo silenzioso e in un progresso tecnologico che li rende più consumatori che protagonisti.
D: Cosa propone per far amare la lettura ai ragazzi?
R: Suggerisce gite in libreria con scelta totalmente libera dei libri, evitando di trasformare la lettura in compito scolastico obbligatorio.
D: Che rapporto ha con i social?
R: Detesta Instagram, che considera un social dell’immagine, e preferisce piattaforme come Facebook, più legate alla parola scritta.
D: Qual è la fonte principale delle informazioni su Matteo Porru?
R: Molti dettagli derivano da un’ampia intervista e dal racconto biografico pubblicato su FQMagazine e rilanciato da Il Fatto Quotidiano e RaiPlay attraverso il documentario Matte.




