Giorni della merla spiegati: perché sono considerati i più gelidi dell’inverno tra miti popolari e tradizione

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Giorni della merla 2026, quando arrivano i giorni più freddi dell’anno. Le leggende e la tradizione di fine gennaio
Fine gennaio 2026, cosa ci aspetta
Il calendario popolare individua negli ultimi tre giorni di gennaio il culmine del gelo, ma il 2026 si presenta anomalo. Le elaborazioni stagionali indicano un avvio di anno con valori termici spesso sopra la media, alternanza di piogge e brevi irruzioni fredde.
Le proiezioni a medio termine segnalano un possibile cambio di scenario a ridosso del 29, 30 e 31: l’Europa centro-occidentale potrebbe essere investita da aria più fredda, con riflessi anche sull’Italia. Sarà decisiva la posizione dell’alta pressione atlantica e l’eventuale discesa di correnti artiche lungo il fianco orientale.
Secondo gli ultimi aggiornamenti di 3B Meteo, l’inizio dell’ultima decade di gennaio manterrà ancora tratti quasi autunnali su molte regioni, con nuvolosità frequente e precipitazioni irregolari. Solo verso la fine del mese è atteso un possibile calo termico più netto, specie al Nord e sulle aree interne del Centro, con neve confinata inizialmente oltre i 1300-1400 metri sulle Alpi e progressiva tendenza a quote più basse se l’irruzione fredda sarà confermata.
Leggende, proverbi e riti popolari
Nell’immaginario contadino i tre giorni finali di gennaio sono un test decisivo per il resto dell’inverno. Una delle storie più diffuse parla di una merla dal piumaggio bianco che, per difendersi dal gelo, si rifugiò in un camino con i piccoli, uscendo annerita dalla fuliggine: così si spiega, nel racconto orale, il colore scuro dei merli.
Un’altra narrazione trasforma gennaio in un mese dispettoso che perseguita una povera merla ogni volta che lascia il nido. Per sottrarsi alla sua crudeltà, l’animale fa provviste per 28 giorni, ma il mese, irritato, chiede in prestito tre giorni a febbraio per scatenare neve e bufere e punirla. La tradizione fissa così il periodo in cui il freddo mostra il suo volto più duro.
Nelle campagne della Pianura Padana circolano racconti che collegano questo passaggio estremo all’osservazione diretta della natura: l’ultimo gelo divide la stagione buia dal lento risveglio dei campi, e ogni anno la comunità verifica se i proverbi tramandati dai nonni reggono al confronto con i dati meteorologici moderni.
Dal Po ghiacciato alle previsioni per l’Italia
Le varianti più suggestive collegate al grande fiume si ritrovano già nel Settecento. Nel 1740 l’erudito Sebastiano Pauli, nei “Modi di dire toscani ricercati nella loro origine”, cita due spiegazioni legate al Po completamente ghiacciato: per alcuni, solo in quei giorni si poteva trascinare sul ghiaccio un pesante cannone di ghisa chiamato “merla”; per altri, fu la nobildonna De Merli ad attraversare il letto gelato per raggiungere il marito sull’altra riva.
Nella cultura rurale, l’andamento di queste giornate serve anche a “leggere” l’arrivo della primavera: se il freddo è intenso e secco, si immagina una stagione mite e precoce; se il clima rimane troppo dolce e umido, l’inverno è destinato a trascinarsi a febbraio inoltrato. È una forma di climatologia empirica, che oggi dialoga con i modelli numerici e le serie storiche.
Per il 2026 gli esperti prospettano ancora piogge su Liguria, Toscana e Lombardia, poi fenomeni più diffusi al Nord e lungo il versante tirrenico centrale. La neve, almeno nella fase iniziale, resterà confinata alle Alpi oltre quota 1300-1400 metri, con la possibilità di ulteriori scivolate fredde solo se le correnti settentrionali riusciranno a scavare un varco duraturo nel Mediterraneo.
FAQ
D: In quali date cadono tradizionalmente i cosiddetti giorni più freddi di fine gennaio?
R: Nella tradizione italiana coincidono con il 29, 30 e 31 gennaio, indicati come culmine simbolico del gelo invernale.
D: Perché si parla di una merla bianca che diventa nera?
R: Il racconto popolare narra di un uccello rifugiato in un camino per ripararsi dal freddo; la fuliggine avrebbe annerito le piume sue e dei piccoli, trasformandoli in merli scuri.
D: Che ruolo ha il mese di gennaio nella leggenda più diffusa?
R: Viene personificato come un mese dispettoso che, offeso dall’astuzia della merla, chiede tre giorni extra a febbraio per scatenare nuove tempeste di neve.
D: Da dove provengono le versioni legate al fiume Po?
R: Sono riportate dall’erudito Sebastiano Pauli nel volume del 1740 “Modi di dire toscani ricercati nella loro origine”, considerato una fonte storica di riferimento.
D: Che cos’era il “cannone di ghisa” citato nelle narrazioni sul Po?
R: Un pesante pezzo d’artiglieria, soprannominato “merla”, che secondo la leggenda veniva spostato solo quando il fiume era completamente ghiacciato.
D: Le osservazioni di fine gennaio hanno ancora valore previsionale?
R: Restano un indicatore simbolico utile al folklore; le previsioni reali si basano su reti di rilevamento e modelli fisico-matematici aggiornati di continuo.
D: Cosa anticipano gli esperti per la fine di gennaio 2026 in Italia?
R: Gli aggiornamenti indicano un possibile raffreddamento dopo un inizio di decade mite, con piogge frequenti e neve principalmente sulle Alpi oltre 1300-1400 metri.
D: Qual è la fonte giornalistica per le tendenze meteo citate?
R: Le indicazioni su scenario e temperature provengono dalle elaborazioni diffuse dal portale specializzato 3B Meteo e riprese da redazioni nazionali.




