Giorni della merla spiegati: il momento esatto che tutti aspettano

Indice dei Contenuti:
Quando arrivano i giorni della merla nel 2026?
Date precise e significato nel 2026
Nel calendario del 2026 i cosiddetti “giorni della merla” cadono come da tradizione alla fine di gennaio: giovedì 29, venerdì 30 e sabato 31 gennaio 2026. In molte zone del Nord Italia, soprattutto in Lombardia, questi tre giorni sono considerati simbolicamente i più freddi dell’inverno, anche se i dati climatologici recenti mostrano come il picco gelido possa spostarsi a seconda degli anni.
La cultura popolare attribuisce a questo periodo un valore quasi “meteorologico”: dall’andamento del tempo atmosferico in queste date si trarrebbero indicazioni su come sarà la primavera successiva. Secondo il proverbio, se il freddo è intenso e secco, la stagione primaverile sarà mite e stabile; se invece le temperature restano elevate e il clima è uggioso, ci si aspetta un avvio di primavera tardivo e capriccioso.
Le moderne previsioni stagionali elaborate da centri come ECMWF e Aeronautica Militare invitano però alla cautela: il legame diretto tra pochi giorni di fine gennaio e l’intera primavera non ha base scientifica robusta. Tuttavia, dal punto di vista culturale e antropologico, l’osservazione di questi tre giorni conserva un forte valore identitario e un ruolo centrale nel racconto dell’inverno italiano.
Leggende tra Po, merli e comignoli
La tradizione italiana ha stratificato nei secoli diversi racconti per spiegare la fama di questi giorni, a partire da un’antica citazione settecentesca del letterato Sebastiano Pauli, che nel 1740 riferiva della leggenda di un enorme cannone chiamato “Merla” trasportato oltre il Po sfruttando lo spesso strato di ghiaccio degli ultimi giorni di gennaio.
Un altro racconto rimanda a una nobile signora di Caravaggio, detta “de Merli”, che avrebbe potuto raggiungere il futuro sposo solo attraversando il grande fiume completamente ghiacciato proprio in questo periodo: un’immagine che sottolinea quanto un tempo l’inverno padano potesse essere molto più rigido dell’attuale.
Le narrazioni più diffuse ruotano però intorno ai merli, inizialmente descritti come uccelli dal piumaggio bianco. In una delle versioni più popolari, l’uccello, stufo degli scherzi di un gennaio pungente ogni volta che usciva in cerca di cibo, si rifugia nel comignolo per tre giorni, annerendo per sempre le sue penne. In un’altra variante, un’intera famiglia di questi volatili trova riparo vicino alla canna fumaria per sfuggire a una bufera improvvisa, sancendo così la trasformazione cromatica che giustifica il colore odierno della specie agli occhi del mito.
Usanze regionali e segnali del tempo
La tradizione non è uniforme in tutta Italia. Nel Cremonese i giorni “canonici” slittano spesso al 30 e 31 gennaio con aggiunta del 1° febbraio, mentre in Sardegna sopravvive l’espressione sas dies imprestadas, i “giorni prestati”, riferiti al 30 e 31 gennaio: secondo la leggenda, il mese di gennaio avrebbe chiesto due giornate in prestito a febbraio per punire un pastore troppo sicuro della mitezza del clima, causando un gelo devastante per il gregge.
A Lodi, lungo l’Adda, cori e risposte da una sponda all’altra del fiume accompagnano spesso falò e canti popolari, mentre nel territorio di Cremona i fuochi d’inverno diventano occasione per riti collettivi in cui si intrecciano temi di stagione fredda, fertilità, amore e scherzose “battaglie” canore tra uomini e donne.
Nel Friuli la tradizione assegna a queste date un ruolo di “campione” meteorologico per prevedere il tempo fino a marzo: una giornata secca e gelida il 29 richiamerebbe un gennaio successivo analogo, mentre piogge o neve il 30 sarebbero interpretate come preludio a un febbraio umido. Si tratta di una meteorologia empirica, simile all’usanza statunitense del Groundhog Day, che oggi convive con gli strumenti previsionali scientifici ma resta viva nelle comunità locali.
FAQ
D: In quali date cadono i giorni della merla nel 2026?
R: Nel 2026 ricorrono il 29, 30 e 31 gennaio, come vuole la tradizione più diffusa in Italia.
D: Sono davvero i giorni più freddi dell’anno?
R: Non sempre: i dati climatici mostrano che il picco di freddo può presentarsi anche in altre fasi dell’inverno.
D: Da dove nasce il nome “merla”?
R: Le ipotesi principali rimandano a un grande cannone chiamato così, a una nobildonna detta “de Merli” e a leggende sui merli che da bianchi sarebbero diventati neri.
D: Esistono differenze regionali nelle date?
R: Sì, ad esempio nel Cremonese si considerano spesso 30, 31 gennaio e 1° febbraio, mentre in Sardegna si parla dei soli 30 e 31.
D: Che cosa rappresentano per le comunità locali?
R: Sono un riferimento identitario, legato a riti collettivi, falò invernali, canti popolari e osservazione del clima di fine gennaio.
D: Si possono trarre vere previsioni meteo da questi giorni?
R: Le indicazioni sono puramente popolari e non sostituiscono le previsioni scientifiche di enti come l’Aeronautica Militare.
D: Come viene interpretato il caldo anomalo a fine gennaio?
R: Secondo il proverbio, un clima mite annuncerebbe una primavera più tardiva e instabile, ma senza fondamento statistico rigoroso.
D: Qual è una fonte giornalistica che racconta queste tradizioni?
R: Tra le testate che hanno ricostruito origini e varianti di queste usanze figura il quotidiano Corriere della Sera, spesso citato come riferimento per gli approfondimenti storici e culturali sul tema.




