Giornali in crisi di edicole ma non di lettori: svolta in arrivo

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Il paradosso dei giornali: in 20 anni 15mila edicole in meno, eppure i lettori non sono scomparsi. Le contromisure per il settore
Un sistema in affanno
In vent’anni i punti vendita di prodotti editoriali in Italia sono crollati da 35 mila a circa 20 mila, con un calo del 42,8% e un giro d’affari sceso da 4,53 miliardi a 1,11 a fine 2024. Ogni esercizio genera in media circa 55 mila euro di ricavi, con un aggio del 23,11% che si traduce in poco più di 12.700 euro lordi all’anno.
Divisi per 12 mesi, restano circa 1.059 euro lordi, a fronte di orari che vanno dalle 6 del mattino alle 19-20 per 28-29 giorni al mese: meno di 3 euro lordi l’ora. Questa marginalità rende strutturalmente insostenibile l’attività, spingendo molti operatori alla chiusura nonostante gli incentivi pubblici.
Secondo lo studio “Le edicole del futuro, il futuro delle edicole” di DataMediaHub e Stampa Romana, realizzato da Pier Luca Santoro, Viviana D’Isa, Stefano Ferrante e Lazzaro Pappagallo, il fenomeno è già una questione di tenuta democratica: la carta rimane la principale fonte di ricavo per i quotidiani, ma la rete di vendita fisica che la sostiene sta collassando.
Su 7.896 comuni italiani, 4.974 non hanno più un punto vendita dedicato alla stampa. In Molise il 94,1% dei comuni è sprovvisto di presidio, seguono Trentino-Alto Adige (85,9%) e Valle d’Aosta (82,4%), mentre l’Emilia-Romagna è l’area meno colpita, con il 32,1% dei comuni senza servizio.
I lettori restano, i giornali no
La contrazione non riguarda la domanda di informazione, ma la distribuzione e il modello economico. Le tirature dei quotidiani sono passate da 3,07 milioni di copie a 881 mila a fine 2024 (-75,8%), mentre le vendite sono precipitate da 2,19 milioni di copie giornaliere nel 2000 a 423 mila attese a fine 2025 (-80,6%).
Il paradosso è che il numero complessivo di persone che si informa, tra carta, web, social, newsletter e piattaforme digitali, resta pressoché stabile. Si è spostato il canale, non il bisogno di notizie. Tuttavia, secondo l’“Entertainment, Media & Telecommunications Outlook in Italy 2025-2029” di PwC, i ricavi totali dei quotidiani sono scesi da 1,47 miliardi nel 2019 a 1,17 miliardi nel 2024, con una riduzione del 20%.
I ricavi editoriali sono calati da 903 a 741 milioni (-17,9%), mentre la pubblicità è scesa da 563 a 431 milioni (-23,4%). Per il periodo 2024-2029 PwC prevede un ulteriore calo della raccolta pubblicitaria da 431 a 354 milioni (-17,9%), nonostante una crescita del digitale del 9,75%.
La parte più critica riguarda la carta: i ricavi editoriali della versione stampata, pari a 823 milioni nel 2019 (56,1% del totale), dovrebbero fermarsi a 473 milioni nel 2029, con un crollo del 42,5%. Il digitale, pur crescendo del 24,4% nello stesso arco temporale, non riuscirebbe a compensare la perdita del cartaceo, lasciando l’intero sistema in squilibrio.
Nuovi modelli per sopravvivere
La trasformazione delle rivendite in punti multiservizi (pagamenti, giochi, ritiro pacchi e-commerce, servizi locali) ha ampliato le funzioni ma non ha ancora garantito una sostenibilità economica duratura. Lo studio di DataMediaHub e Stampa Romana individua però un percorso di rilancio che punta su innovazione, dati e integrazione con il digitale.
Il primo pilastro è l’informatizzazione capillare dei punti vendita: gestione delle rese in tempo reale, analisi delle vendite per micro-area, sistemi di pre-ordine e prenotazione, micro-abbonamenti gestiti in negozio, integrazione con app locali e piattaforme di delivery. Un presidio fisico connesso, in grado di dialogare con editori, distributori e inserzionisti.
Secondo tassello, la diversificazione evoluta dei servizi: non solo merchandising generico, ma servizi a valore aggiunto (ticketing, certificazioni digitali assistite, servizi alla PA di prossimità, micro-logistica di quartiere, nicchie editoriali verticali e di qualità). La “marketing map” elaborata dalla ricerca suggerisce segmenti differenziati a seconda del contesto urbano o rurale, della densità di popolazione e del potere d’acquisto locale.
Infine, serve un intervento sull’immagine del canale: campagne istituzionali, accordi tra editori, istituzioni e associazioni di categoria, sperimentazione di format ibridi (corner in supermercati, hub culturali di quartiere, presidi in stazioni e ospedali). In quest’ottica, il punto vendita torna a essere nodo di una filiera dell’informazione che integra stampa, digitale e servizi territoriali.
FAQ
Dove sono più gravi le chiusure?
Nei piccoli comuni: in regioni come Molise, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta oltre l’80% dei comuni è privo di punto vendita.
Quanti italiani non hanno accesso fisico alla stampa?
Secondo Confesercenti, quasi 3,5 milioni di persone non possono più acquistare quotidiani o riviste nel proprio comune.
Perché la rete di vendita è in crisi se i lettori resistono?
Perché i ricavi si spostano sul digitale, dove i margini sono inferiori, mentre il cartaceo resta costoso da produrre e distribuire.
Quanto guadagna in media chi gestisce un punto vendita?
Lo studio indica circa 1.059 euro lordi al mese, equivalenti a meno di 3 euro lordi l’ora per turni di circa 13 ore quotidiane.
Qual è il ruolo della trasformazione in punti multiservizi?
Amplia le fonti di reddito (giochi, servizi, e-commerce), ma da sola non ha ancora reso economicamente solido il modello di business.
Che cosa prevede lo studio “Le edicole del futuro, il futuro delle edicole”?
Digitalizzazione dei processi, nuove aree di business, una mappa di marketing per segmentare l’offerta e interventi strutturali sull’immagine del canale.
Come evolveranno i ricavi da stampa e digitale?
Secondo PwC, la carta continuerà a perdere peso e valore, mentre il digitale crescerà ma senza compensare del tutto il crollo della versione stampata.
Qual è la fonte giornalistica originale dei dati principali?
Le cifre su punti vendita, ricavi e prospettive derivano dall’analisi di DataMediaHub, da Stampa Romana e dal rapporto “Entertainment, Media & Telecommunications Outlook in Italy 2025-2029” di PwC.




