Giorgetti spiazza tutti e apre alla rottamazione shock delle cartelle comunali

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Giorgetti rilancia la rottamazione anche per le cartelle comunali
Rottamazione e Comuni: la nuova scommessa fiscale
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha riaperto il dossier sulla definizione agevolata delle cartelle, indicando nei tributi locali il prossimo fronte di intervento. L’obiettivo è includere nel perimetro della rottamazione anche le posizioni gestite dai Comuni, dalle sanzioni amministrative alle imposte locali, finora escluse dall’ultima versione della sanatoria. L’operazione punta a trasformare un magazzino di crediti vecchi e spesso inesigibili in gettito certo, seppur ridotto, attraverso uno schema transattivo strutturato tra amministrazioni e contribuenti.
Per il vertice di via XX Settembre si tratta di un passaggio chiave in un contesto macroeconomico giudicato favorevole, grazie anche al miglioramento del rating sul debito sovrano e al calo dei tassi sui mutui e sui titoli pubblici. In questo scenario, la riduzione del costo del debito consente margini di manovra più ampi per affrontare il nodo dell’inefficienza della riscossione. L’idea è usare una fase ciclica positiva per ripulire i bilanci dall’enorme stock di crediti fuori controllo, senza ricorrere a interventi emergenziali ma tramite una strategia negoziale graduale.
Il disegno politico è anche relazionale: ridefinire il rapporto fra Stato, enti locali e cittadini, passando da una logica puramente coercitiva a un approccio collaborativo. Secondo il ministro, questo tipo di sanatoria non rappresenta un condono in senso classico, ma uno strumento per favorire l’emersione e stabilizzare basi imponibili oggi solo teoriche. La chiave sarà la capacità dei Comuni di esercitare in modo responsabile l’autonomia loro riconosciuta nel decidere se aderire o meno allo schema agevolato.
Come cambia la rottamazione “quinquies”
L’ultima legge di bilancio ha introdotto la versione “quinquies” della definizione agevolata, frutto di un braccio di ferro interno alla maggioranza guidata dalla Lega e dal segretario Matteo Salvini. La proposta iniziale prevedeva un arco temporale più ampio, con fino a 100 rate in 10 anni, successivamente ridotte alle attuali 54 rate bimestrali distribuite su circa 9 anni. La struttura definitiva è quindi più contenuta rispetto al disegno originario, ma resta comunque una delle dilazioni più lunghe mai concesse nel campo della riscossione.
Nella configurazione in vigore rientrano in particolare imposte dichiarate ma non versate, contributi Inps omessi (al netto di quelli derivanti da accertamento) e varie tipologie di carichi affidati all’agente nazionale della riscossione. Restano invece fuori, salvo decisioni autonome degli enti, numerose posizioni legate alla fiscalità locale: multe stradali di competenza delle amministrazioni municipali, partite relative a Tari, Imu e altri tributi comunali. È proprio su questo confine che si colloca il nuovo intervento auspicato dal titolare del Mef.
L’apertura verso una gestione agevolata delle morosità locali lascia agli enti municipali un ampio margine di autodeterminazione. I circa 7.900 Comuni italiani potranno valutare se adottare modelli di sanatoria coordinati con il quadro nazionale oppure disegnare soluzioni autonome, in base alle proprie esigenze di cassa e alla qualità dei portafogli crediti. Il nodo tecnico sarà armonizzare tempi, sconti su sanzioni e interessi, e modalità di pagamento, evitando disparità territoriali tali da minare il principio di equità orizzontale tra contribuenti.
Il magazzino dei crediti e l’impatto sui bilanci
Alle spalle della nuova offensiva sulla riscossione c’è un dato strutturale: il magazzino dei debiti fiscali non riscossi supera i 1.200 miliardi di euro, secondo le stime diffuse dal ministero dell’Economia. Una cifra che, pur in larga parte considerata tecnicamente irrecuperabile, pesa sui conti pubblici come zavorra statistica e amministrativa. Tra il 2000 e il 2024 la macchina della riscossione ha gestito una moltitudine di microcrediti, spesso di scarsissima convenienza economica, trascurando in proporzione le posizioni medio-grandi. Quasi un carico su quattro ha un importo inferiore ai 100 euro, con costi di inseguimento superiori al potenziale incasso.
L’estensione delle definizioni agevolate alle entrate locali potrebbe consentire a molti Comuni di ripulire i propri bilanci da vecchie partite incagliate, migliorando gli indici di solidità finanziaria e liberando risorse amministrative oggi bloccate su ruoli ormai obsoleti. Al tempo stesso, per i contribuenti cronici o occasionali in ritardo, l’accesso a piani di pagamento lunghi e a riduzioni mirate di sanzioni e interessi rappresenterebbe un incentivo concreto alla regolarizzazione. L’effetto combinato mirerebbe a ridurre progressivamente la distanza tra gettito teorico iscritto a ruolo e incassi effettivi.
La riuscita del progetto dipenderà da alcuni fattori chiave: capacità dei Comuni di mappare correttamente i propri crediti, qualità degli strumenti informatici di riscossione, coordinamento con l’agente nazionale e chiarezza delle regole comunicate ai cittadini. In prospettiva, una corretta gestione di questa fase potrebbe fungere da apripista a una riforma strutturale del sistema della riscossione locale, oggi frammentato e spesso inefficiente, con un impatto duraturo sia sull’equità fiscale sia sulla credibilità delle istituzioni tributarie.
FAQ
D: Che cosa prevede la nuova iniziativa sulle cartelle locali?
R: Mira a estendere la definizione agevolata anche ai crediti gestiti dai Comuni, con sconti su sanzioni e interessi e piani di pagamento dilazionati.
D: Chi decide se applicare le misure sui tributi municipali?
R: Ogni amministrazione comunale, in base alla propria autonomia finanziaria e regolamentare, potrà scegliere se aderire o meno allo schema agevolato.
D: Quali posizioni sono oggi escluse dalla versione “quinquies”?
R: In via generale restano fuori le multe stradali comunali e le cartelle relative a Tari, Imu e altri tributi locali, salvo eventuali decisioni specifiche degli enti.
D: Perché si interviene proprio in questa fase economica?
R: Il miglioramento del contesto macroeconomico, dei rating e dei tassi sul debito offre margini per affrontare l’enorme stock di crediti non riscossi senza misure emergenziali.
D: Qual è l’ammontare stimato del magazzino dei debiti fiscali?
R: Le valutazioni del ministero dell’Economia indicano oltre 1.200 miliardi di euro di crediti ancora formalmente a ruolo, ma in buona parte di difficile riscossione.
D: Come funzionano le rate nella rottamazione attuale?
R: La versione in vigore consente fino a 54 rate bimestrali, distribuite su circa nove anni, con definizione di sanzioni e interessi secondo parametri fissati dalla legge.
D: Qual è il vantaggio per i contribuenti irregolari?
R: Possono chiudere posizioni pendenti con costi complessivamente più bassi e piani di pagamento sostenibili, evitando procedure esecutive e ulteriori aggravi.
D: Da dove provengono le informazioni su questa iniziativa?
R: I dati e le dichiarazioni richiamate derivano da ricostruzioni giornalistiche e note del ministero dell’Economia e delle Finanze, come riportato dalla stampa economica nazionale.




