Garlasco, Vitelli rilancia la pista Sempio con un dettaglio decisivo

Il giudice Vitelli riapre il caso Garlasco e i dubbi sulla condanna Stasi
Chi parla è il giudice Stefano Vitelli, primo magistrato a occuparsi del caso di Garlasco. Cosa ha fatto? Ha rimesso in discussione, in tv e in un libro, la condanna definitiva di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi. Dove? A Mattino Cinque, su Canale 5, e nelle pagine del suo volume sul processo. Quando? A quasi vent’anni dal delitto del 13 agosto 2007. Perché le sue parole pesano? Perché da giudice assolse Stasi, individua ancora oggi una “sacca di ragionevole dubbio” e collega quei dubbi alle nuove indagini su Andrea Sempio, ora formalmente indagato, riaprendo il fronte sulla tenuta delle prove e sulla possibilità di un errore giudiziario.
In sintesi:
- Stefano Vitelli critica la ricostruzione che portò alla condanna di Alberto Stasi.
- Il giudice insiste su una “sacca di ragionevole dubbio” mai davvero superata.
- Riemerge la figura di Andrea Sempio, oggi indagato, e il suo scontrino di Vigevano.
- Errori nelle analisi informatiche e valutazione emotiva della telefonata al 118 restano punti chiave.
Nel racconto pubblico del caso Garlasco, la voce di Stefano Vitelli ha un peso speciale: fu lui, in primo grado, ad assolvere Alberto Stasi. Oggi, presentando il suo libro a Mattino Cinque, rilancia tutte le perplessità su una condanna maturata solo dopo tre gradi di giudizio e un clamoroso ribaltamento.
Vitelli insiste sulla frattura logica tra la ferocia dell’omicidio di Chiara Poggi e il comportamento attribuito a Stasi nelle ore successive: consumo di materiale pornografico, lavoro sulla tesi, una routine definita dal magistrato incompatibile con chi “ha appena assistito a un massacro”.
Da qui l’espressione chiave: “sacca di ragionevole dubbio”, concetto che, nell’ottica garantista, dovrebbe bastare a escludere una condanna penale, soprattutto in assenza di prove dirette e con un quadro indiziario così controverso.
I nuovi interrogativi su Sempio e le prove contro Stasi
La novità più forte nelle parole di Stefano Vitelli riguarda Andrea Sempio, oggi indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. Il giudice ricorda una testimonianza all’epoca ritenuta marginale, che oggi appare molto meno neutra.
Sempio, allora semplice conoscente del contesto, si presentò spontaneamente agli inquirenti chiedendo se volessero sapere dove fosse il giorno del delitto. Dichiarò di trovarsi in una biblioteca di Vigevano e mostrò uno scontrino del parcheggio come prova. Vitelli definisce questo comportamento “un po’ bizzarro”, perché anticipò addirittura le domande, costruendo di fatto un alibi documentato prima che fosse richiesto.
Il magistrato, pur sottolineando che Sempio è solo indagato e tutelato dalla presunzione di innocenza, ricorda che l’attuale fase investigativa è coperta da segreto e che al momento non sono noti i nuovi elementi valorizzati dalla Procura. Ciò non toglie che, alla luce di queste indagini, anche vecchi dettagli – come quello scontrino – assumano una rilevanza diversa.
Vitelli è tornato inoltre sui profili tecnici che lo condussero ad assolvere Alberto Stasi. La telefonata al 118, ritenuta dall’accusa troppo fredda, viene riletta come possibile reazione di shock: non necessariamente simulazione, ma possibile anestesia emotiva.
L’impronta sul dispenser del sapone, presunta traccia di sangue, secondo lui poteva essere compatibile con residui di pomodoro della pizza della sera precedente. Un dettaglio che, a suo dire, dimostra quanto fosse fragile l’impianto probatorio se privato delle interpretazioni più suggestive.
Decisivo fu l’alibi informatico: i periti nominati dal giudice recuperarono sul computer di Stasi tracce di attività compatibili con la sua presenza davanti allo schermo all’ora del delitto, dopo che i carabinieri – sempre secondo Vitelli – avevano “in buona fede” contaminato e in parte cancellato la memoria durante le prime analisi. La scoperta, riferisce, colse di sorpresa tutti gli attori processuali, svelando falle metodologiche nell’indagine tecnologica.
Un caso simbolo per la fiducia nella giustizia penale italiana
Le nuove indagini su Andrea Sempio e le parole di Stefano Vitelli trasformano di nuovo il caso Garlasco in un banco di prova per la credibilità del sistema penale. Se emergessero elementi tali da giustificare una revisione, la condanna di Alberto Stasi diventerebbe paradigma di possibile errore giudiziario in un procedimento già segnato da perizie contrastanti, reperti interpretati in modo opposto e passi falsi nelle analisi digitali.
A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, la vicenda interroga il rapporto tra verità processuale e verità storica, l’affidabilità delle indagini scientifiche e la gestione del dubbio ragionevole. Il libro di Vitelli e il suo ritorno mediatico non chiudono il caso: lo riportano al centro del dibattito sulla giustizia, sulle garanzie dell’imputato e sui limiti dell’inchiesta quando la pressione mediatica è altissima.
FAQ
Chi è Stefano Vitelli nel caso Garlasco?
È il giudice che in primo grado assolse Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi, oggi autore di un libro critico sulla condanna definitiva.
Perché si parla oggi di Andrea Sempio nel caso Garlasco?
Perché Andrea Sempio è stato iscritto nel registro degli indagati, riattivando interessi investigativi su un soggetto prima ritenuto marginale.
Qual è il ruolo dell’alibi informatico di Alberto Stasi?
L’alibi informatico indica attività al computer compatibili con la presenza di Stasi a casa, mentre l’omicidio avveniva, sollevando dubbi sull’impianto accusatorio.
Cosa sostiene Vitelli sulla telefonata di Stasi al 118?
Vitelli ritiene plausibile che la telefonata al 118, giudicata fredda, fosse invece espressione di shock e non necessariamente di simulazione.
Qual è la fonte delle nuove dichiarazioni sul caso Garlasco?
Le dichiarazioni provengono dall’intervento di Stefano Vitelli a Mattino Cinque su Canale 5 e dal suo libro sul processo Garlasco.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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