Garlasco svolta sull’enigma del biglietto, escluso Panzarasa come killer

Il caso Garlasco e il biglietto anonimo su “Marco”
Il delitto di Chiara Poggi a Garlasco torna sotto esame con nuovi elementi che riaprono il dibattito giudiziario e mediatico. Al centro c’è il nome di Marco Panzarasa, amico storico di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio. Una intercettazione dell’8 ottobre 2007, riportata dalla scrittrice e astrofisica Maria Conversano sul suo canale YouTube, ripropone un dettaglio rimasto ai margini: un biglietto anonimo trovato al cimitero con la frase “A uccidere è stato Marco”.
Il contenuto di quella telefonata tra Rita Preda, madre di Chiara, e l’avvocato Gian Luigi Tizzoni riaccende interrogativi sulla completezza delle indagini e sulla tenuta dell’impianto probatorio che ha portato alla condanna di Stasi, in un contesto in cui ogni tassello omesso può assumere rilievo.
Il ritrovamento del biglietto nel cimitero di Garlasco
Rita Preda racconta di aver trovato un foglio a quadretti, scritto in stampatello, “infilato nella porta della cappella” del cimitero di Garlasco. Il messaggio, “A uccidere è stato Marco”, è sintetico ma gravissimo. Nessun cognome, nessun altro dettaglio, solo un nome proprio che suggerisce a chi indaga una possibile pista alternativa o un tentativo di depistaggio studiato.
Nell’intercettazione, l’avvocato Gian Luigi Tizzoni chiede subito: “Sarebbe Panzarasa?”. La madre di Chiara chiarisce che nel biglietto compare soltanto il nome “Marco”. La mancanza di riferimenti ulteriori impedisce una identificazione certa, ma il collegamento spontaneo con Marco Panzarasa rivela quanto la sua figura fosse già allora presente nell’orizzonte investigativo e mediatico.
Le parole di Rita Preda e l’impatto emotivo
L’intercettazione diffusa da Maria Conversano restituisce la dimensione umana di una madre travolta da lutto e incertezza. “Io sto tremando adesso”, confida Rita Preda all’avvocato dopo il ritrovamento del biglietto anonimo, segno di un turbamento che si somma alla percezione di una verità processuale ancora non consolidata.
Preda riferisce di aver consegnato il messaggio “al capitano”, verosimilmente il capitano Cassese, tra i primi inquirenti del caso. In quel momento Alberto Stasi era in carcere già da quattro giorni, e la madre di Chiara riconosce la fragilità della sua posizione: “Se non ci sono impronte di estranei, comunque vada, si fa veramente dura per Stasi dimostrare che non è lui”. Il biglietto, pur non scagionando nessuno, introduce un elemento di disturbo nella narrativa investigativa dominante.
La figura di Marco Panzarasa tra alibi e sospetti


Marco Panzarasa, 24enne all’epoca dei fatti, abitava non lontano dalla villetta di via Pascoli 8, scena del delitto di Chiara Poggi. Amico stretto di Alberto Stasi, lo aveva accompagnato anche in un viaggio a Londra. La sua posizione fu esaminata già nel 2007, ma l’esistenza di un alibi ritenuto solido lo aveva tenuto ai margini dell’accusa. Oggi, il suo nome riemerge non solo per il biglietto anonimo, ma anche per nuove verifiche tecniche, tra cui l’ordine di prelievo del DNA disposto nel 2025, segno di un approfondimento tardivo ma significativo.
L’alibi ligure e gli elementi documentali
Il 13 agosto 2007, giorno dell’omicidio, il cellulare di Marco Panzarasa risultava agganciare la cella di Loano, in Liguria. Un articolo de La Stampa del 31 agosto 2007 riportava che i biglietti del treno e le testimonianze collocavano Panzarasa lontano da Garlasco nelle ore cruciali del delitto, consolidando un alibi di natura tecnica e documentale.
Quella stessa sera, dopo aver appreso della morte di Chiara Poggi tramite la cugina Stefania Cappa, Panzarasa era rientrato a Garlasco e fu ascoltato dai carabinieri. I militari lo sentirono più volte, acquisendo materiale di viaggio e riscontri oggettivi. Nel quadro processuale, questi elementi hanno finora retto alla prova delle contestazioni, ma la riapertura di alcune verifiche invita a riesaminarne la portata.
Dal ruolo di amico di Stasi alle nuove analisi genetiche
Nel 2025 il giudice per le indagini preliminari ha disposto il prelievo del DNA di Marco Panzarasa. La decisione si fonda anche su un dato tecnico: il computer di Alberto Stasi era utilizzato frequentemente da Chiara Poggi, e non si esclude che anche Panzarasa possa averlo usato, lasciando potenziali tracce biologiche di interesse.
Questa scelta non coincide con una incriminazione, ma sottolinea la volontà della magistratura di completare il quadro probatorio a distanza di anni. L’atto giudiziario indica che l’ipotesi di un coinvolgimento, diretto o indiretto, non viene più esclusa a priori, in linea con un approccio prudente che privilegia la verificabilità scientifica rispetto alle sole deduzioni logiche maturate nei primi anni d’indagine.
Scenari investigativi aperti e rilettura del processo Stasi
Il biglietto anonimo con il nome “Marco”, la posizione di Marco Panzarasa e il prelievo del suo DNA si inseriscono in un contesto in cui la condanna definitiva di Alberto Stasi continua a essere oggetto di dibattito. La vicenda di Garlasco resta uno dei casi simbolo della cronaca nera italiana, con un equilibrio delicato tra verità processuale e verità storica. Gli atti riemersi grazie al lavoro di divulgazione di Maria Conversano alimentano il confronto pubblico sulla completezza delle indagini e sull’uso delle evidenze scientifiche.
Depistaggio, confessione indiretta o segnale ignorato?
L’identità di chi lasciò il biglietto e il reale significato di quel “Marco” restano questioni irrisolte. Le ipotesi spaziano tra tre scenari principali: un soggetto informato che tentava di indirizzare gli inquirenti verso un presunto responsabile; un depistaggio deliberato mirato a sviare l’attenzione; oppure un gesto emotivo, privo di reali basi fattuali, ma capace di condizionare percezioni e sospetti.
Il fatto che il messaggio sia stato consegnato subito agli investigatori, come riferito da Rita Preda, impone di valutarne la tracciabilità all’interno degli atti. La trasparenza sulla gestione di reperti e segnalazioni anonime è oggi un punto cruciale per la fiducia dell’opinione pubblica nei confronti delle inchieste sui grandi casi di omicidio.
Implicazioni per la revisione del caso e per l’EEAT informativo
La decisione di riaprire alcune verifiche tecniche dimostra che, a quasi vent’anni dai fatti, la giustizia non considera esaurita ogni pista sul caso Garlasco. Dal punto di vista giuridico, eventuali nuovi elementi scientifici potrebbero alimentare richieste di revisione o integrazione della verità processuale consolidata su Alberto Stasi.
Dal lato informativo, la pubblicazione dell’intercettazione da parte di Maria Conversano impone ai media un approccio fondato su esperienza, competenza e controllo delle fonti. Rispettare i principi di affidabilità e verificabilità significa distinguere tra dati documentati, atti giudiziari, ricostruzioni giornalistiche e mere speculazioni, per offrire al pubblico un quadro chiaro, non sensazionalistico e rispettoso delle persone coinvolte.
FAQ
Chi è Marco Panzarasa nel caso Garlasco?
Marco Panzarasa è un amico stretto di Alberto Stasi, abitava vicino alla villetta di via Pascoli a Garlasco e fu ascoltato più volte dagli inquirenti dopo l’omicidio di Chiara Poggi, ma con un alibi considerato solido.
Cosa diceva il biglietto anonimo trovato al cimitero?
Il biglietto, scritto su un foglio a quadretti in stampatello e “infilato nella porta della cappella” del cimitero di Garlasco, riportava la frase: “A uccidere è stato Marco”, senza indicare alcun cognome o altri dettagli identificativi.
Perché l’avvocato Tizzoni collegò subito il nome a Panzarasa?
Nell’intercettazione, l’avvocato Gian Luigi Tizzoni chiede “Sarebbe Panzarasa?” perché il nome “Marco” evocava immediatamente la figura di Marco Panzarasa, già noto nel contesto delle indagini come amico di Alberto Stasi.
Qual era l’alibi di Marco Panzarasa il giorno del delitto?
Il 13 agosto 2007 il cellulare di Marco Panzarasa agganciava la cella di Loano in Liguria; biglietti ferroviari e testimonianze lo collocavano lontano da Garlasco, alibi riportato anche da La Stampa il 31 agosto 2007.
Perché nel 2025 è stato disposto il prelievo del DNA a Panzarasa?
Il GIP ha ordinato il prelievo del DNA di Marco Panzarasa per verificare eventuali tracce biologiche, anche in relazione all’uso del computer di Alberto Stasi da parte di Chiara Poggi e di altri soggetti, in un’ottica di completamento probatorio.
Il biglietto anonimo ha mai avuto un ruolo centrale nel processo Stasi?
Il biglietto è noto agli atti, ma non ha assunto un ruolo decisivo nella motivazione della condanna di Alberto Stasi. Oggi viene rivalutato soprattutto come elemento di contesto e possibile spia di piste non esplorate a fondo.
La condanna definitiva di Alberto Stasi può essere rimessa in discussione?
In linea teorica, solo nuovi fatti o prove scientifiche rilevanti possono sostenere una richiesta di revisione. Le recenti iniziative investigative, compreso il prelievo del DNA, vanno lette come approfondimenti, non come automatica riapertura del giudizio.
Chi ha diffuso l’intercettazione sul biglietto e qual è la fonte originale?
L’intercettazione della telefonata tra Rita Preda e l’avvocato Gian Luigi Tizzoni è stata riportata alla luce e pubblicata sul proprio canale YouTube dalla scrittrice e astrofisica Maria Conversano, fonte principale del materiale analizzato.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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