Garlasco, svolta shock in Procura: entra in scena il super perito

Nuovi accertamenti informatici nel caso di Garlasco
La Procura di Pavia ha disposto nuovi accertamenti tecnici sui dispositivi informatici collegati al delitto di Garlasco, riaccendendo l’attenzione su uno dei casi giudiziari più discussi d’Italia. L’incarico a un consulente esterno, con termine di circa 60 giorni, si inserisce nel contesto delle recenti iniziative difensive legate alla posizione di Andrea Sempio e alle indagini sui computer di Chiara Poggi e Alberto Stasi.
La decisione giudiziaria, intrecciata con la forte esposizione mediatica del caso, apre nuovi interrogativi su metodo, trasparenza e perimetro del contraddittorio tecnico tra accusa e difesa, soprattutto alla luce delle contestazioni sollevate dagli avvocati difensori.
Incarico al consulente e limiti temporali delle perizie
La Procura di Pavia ha incaricato il consulente informatico Paolo Dal Checco di effettuare verifiche approfondite sui dati contenuti nei computer sequestrati all’epoca delle indagini. L’attività dovrà concludersi in circa 60 giorni, un termine che impone una selezione rigorosa delle analisi da svolgere.
Le verifiche riguarderanno cronologie, file cancellati, cartelle compresse e ogni elemento utile a comprendere contesto digitale, abitudini d’uso, possibili moventi e profili psicologici emergenti dai contenuti salvati o eliminati nel tempo.
L’esito della perizia potrà incidere sull’interpretazione di vecchi reperti informatici già acquisiti agli atti ma mai analizzati con le tecnologie forensi oggi disponibili, più evolute rispetto a quelle utilizzate nelle prime fasi processuali.
Ruolo della giudice per le indagini preliminari
La giudice per le indagini preliminari di Pavia ha dichiarato inammissibile la richiesta di incidente probatorio presentata dai legali di Andrea Sempio, ritenendo sufficiente l’incarico già affidato dalla Procura al proprio consulente. Questa scelta restringe il perimetro del contraddittorio preventivo tra le parti.
Secondo la motivazione, non sussisterebbero i presupposti per un accertamento irripetibile che giustifichi la partecipazione diretta dei consulenti della difesa nella fase preliminare.
La decisione accentua la tensione tra esigenze investigative e garanzie difensive, soprattutto in un fascicolo segnato da precedenti polemiche su prove informatiche e loro interpretazione.
I computer di Chiara Poggi e Alberto Stasi sotto nuova lente
L’istanza difensiva riguardava l’accesso alle copie forensi dei computer di Chiara Poggi e Alberto Stasi, con l’obiettivo di riesaminare contenuti, cronologie e file compressi alla luce di nuove ipotesi ricostruttive. Il focus è sull’eventuale emersione di elementi idonei a chiarire movente, dinamica relazionale e contesto psicologico precedente al delitto.
L’attenzione torna anche sulla cartella compressa “Albert.zip”, già oggetto di valutazioni giudiziarie per la natura delle immagini archiviate.
Contenuti digitali e possibili tracce di movente
La difesa di Andrea Sempio puntava a verificare se all’interno dei dispositivi potessero emergere chat, ricerche online, documenti o immagini in grado di offrire nuove chiavi di lettura sul movente. In particolare, l’analisi delle abitudini digitali di Chiara Poggi e Alberto Stasi potrebbe contribuire a ridefinire relazioni, conflitti, gelosie o tensioni pregresse.
Una revisione forense moderna consente di recuperare metadati, file apparentemente cancellati e tracce di utilizzo che, se correttamente contestualizzate, possono assumere rilievo investigativo.
Resta centrale la distinzione tra curiosità morbosa per contenuti privati e reale pertinenza penale degli stessi rispetto a movente e dinamica del crimine.
La cartella Albert.zip e la valutazione dei giudici
Nel computer di Alberto Stasi fu individuata la cartella compressa “Albert.zip”, contenente immagini definite “raccapriccianti” dai giudici. Tali file vennero valutati come possibili indicatori di interessi disturbanti, utilizzati nell’argomentazione sul profilo psicologico e sulla personalità dell’imputato.
La nuova perizia potrebbe riesaminare modalità di creazione, provenienza, datazione e reale frequenza di fruizione di quelle immagini, distinguendo tra materiale effettivamente visionato e semplice archiviazione passiva.
Un’analisi rigorosa deve evitare derive moralistiche, concentrandosi sul nesso concreto tra quei contenuti e gli elementi oggettivi del delitto, per non trasformare gusti personali discutibili in automatica prova di colpevolezza.
Il perito scelto dalla Procura e il ruolo dei media
La scelta di Paolo Dal Checco come consulente della Procura ha suscitato attenzione per il suo storico ruolo di perito informatico in numerosi servizi televisivi, in particolare per Le Iene su Italia 1. Proprio la trasmissione ha contribuito a riportare il delitto di Garlasco al centro del dibattito mediatico, soprattutto negli ultimi mesi.
Il legame professionale pregresso tra il perito e un programma che ha seguito in modo martellante il caso alimenta interrogativi su percezione di terzietà, pur in assenza di contestazioni formali di incompatibilità.
Perito di fiducia della Procura e terzietà percepita
Paolo Dal Checco è un consulente informatico noto nel panorama forense nazionale, con esperienza in indagini su reati informatici, tracciamento dati e recupero di informazioni cancellate. La Procura di Pavia ha scelto di affidargli un incarico tecnico cruciale in una fase delicata del procedimento.
Dal punto di vista giuridico conta la competenza specialistica; tuttavia, in casi ad alto impatto mediatico, anche la percezione pubblica di indipendenza assume peso, specie quando il consulente è riconosciuto come volto associato a inchieste televisive sul medesimo fatto.
Una gestione trasparente di metodi, strumenti e risultati della perizia diventa essenziale per rafforzare fiducia nell’operato degli inquirenti e nelle conclusioni che verranno tratte.
Le Iene, Quarto Grado e la pressione dell’informazione
Le Iene e Quarto Grado hanno mantenuto vivo l’interesse sul delitto di Garlasco attraverso ricostruzioni, interviste, documenti inediti e interventi di esperti come la criminologa Roberta Bruzzone. Questa esposizione continua influenza inevitabilmente l’immaginario collettivo e il clima attorno alle decisioni giudiziarie.
La presenza di un perito legato per anni a Italia 1 amplifica il cortocircuito tra processo mediatico e processo penale, rendendo ancora più necessario separare fatti verificati, interpretazioni giornalistiche e valutazioni tecniche.
Per i lettori è cruciale distinguere tra ricostruzioni televisive, spesso narrative e semplificate, e contenuti degli atti giudiziari, basati su standard probatori e controlli di legittimità più stringenti.
FAQ
Perché la Procura ha disposto nuovi accertamenti informatici?
La Procura di Pavia punta a riesaminare i dispositivi informatici con tecniche forensi aggiornate, verificando se nei computer di Chiara Poggi e Alberto Stasi emergano elementi ancora utili per chiarire movente, contesto relazionale e dettagli prima non valorizzati o non pienamente esplorati.
Che cosa chiedevano i legali di Andrea Sempio?
Gli avvocati di Andrea Sempio avevano chiesto un incidente probatorio sui computer, per poter nominare consulenti di parte e partecipare agli accertamenti in contraddittorio. La richiesta mirava ad avere accesso alle copie forensi e a garantire un esame condiviso delle prove digitali.
Per quale motivo l’incidente probatorio è stato dichiarato inammissibile?
La giudice per le indagini preliminari ha ritenuto inammissibile l’istanza perché la Procura aveva già conferito un incarico peritale a un proprio consulente, giudicando non necessario un accertamento irripetibile con partecipazione diretta dei tecnici della difesa in questa fase.
Chi è Paolo Dal Checco e quale sarà il suo ruolo?
Paolo Dal Checco è un perito informatico con lunga esperienza in indagini digitali e collaborazioni con la magistratura. Nel procedimento legato al delitto di Garlasco dovrà analizzare dati, metadati, file e cronologie dei dispositivi sequestrati, redigendo una relazione tecnica per la Procura.
Qual è il legame tra il perito e le trasmissioni televisive?
Dal Checco ha spesso collaborato con Le Iene su Italia 1, programma che ha dedicato numerosi servizi al caso di Garlasco. Questo passato televisivo non implica automaticamente incompatibilità, ma pone un tema di percezione pubblica sulla sua totale terzietà.
Qual è la fonte principale delle informazioni sul nuovo incarico?
Le notizie sui nuovi accertamenti tecnici, sull’istanza difensiva e sulla scelta di Paolo Dal Checco provengono in particolare da un articolo di Selvaggia Lucarelli pubblicato su Il Fatto Quotidiano, cui si aggiungono approfondimenti televisivi e atti giudiziari disponibili.




