Garlasco, rivelazione shock del carabiniere sulla scena del delitto

Garlasco, il carabiniere della prima ora ricostruisce la scena del delitto
Chi parla è l’ex maresciallo dei carabinieri Roberto Pennini, tra i primi ad entrare nella villetta di Garlasco dove, nel 2007, fu uccisa Chiara Poggi. Racconta oggi, in tv a Mattino Cinque (Canale 5), cosa vide e cosa notò dell’allora fidanzato, Alberto Stasi, poi condannato in via definitiva a 16 anni.
L’intervista, realizzata negli studi Mediaset, torna su dettagli investigativi cruciali – dalla quantità di sangue alla questione dei presunti graffi sulle braccia di Stasi – per spiegare perché quella scena resti, ancora oggi, un trauma professionale e umano. Le sue parole aiutano a comprendere meglio la violenza del delitto e il peso psicologico che casi di cronaca nera così esposti mediaticamente hanno sugli inquirenti coinvolti.
In sintesi:
- Roberto Pennini fu tra i primi carabinieri ad entrare nella villetta di Garlasco.
- Descrive una scena “orribile”, con sangue ovunque, più di quanto mostrato in tv.
- Rivaluta i presunti graffi di Alberto Stasi come semplici arrossamenti da sfregamento.
- Il ricordo del delitto Poggi resta un trauma indelebile anche per i professionisti.
La scena del crimine e il comportamento di Alberto Stasi
Il 13 agosto 2007, in piena licenza, Roberto Pennini viene richiamato d’urgenza dai colleghi: serviva qualcuno esperto di fotografia per documentare la scena del delitto nella villetta dei Poggi, a Garlasco, in provincia di Pavia. Recupera una fotocamera analogica e una digitale in caserma e si dirige sul luogo, ignaro della brutalità che avrebbe trovato.
Arrivato davanti all’abitazione, nota Alberto Stasi seduto su un muretto, affiancato da un militare. Il giovane, futuro principale imputato, gli appare, nelle sue parole, “normale”: nessun atteggiamento plateale, nessuna reazione evidente che attirasse l’attenzione investigativa in quel momento iniziale.
Varcata la soglia, lo scenario cambia radicalmente. “C’era veramente tanto sangue, più si entrava nel soggiorno e più aumentavano le macchie. La parete era piena di sangue”, ricorda il carabiniere. Definisce la scena “orribile”, molto più violenta di quanto le immagini televisive abbiano mai potuto restituire. Il sangue su pavimenti e pareti confermava, da subito, una dinamica di aggressione particolarmente feroce ai danni di Chiara Poggi, 26 anni, studentessa universitaria.
Le ombre sui graffi, il processo e l’impatto umano
Nell’intervista a Mattino Cinque, Pennini torna su un dettaglio che, negli anni, ha alimentato dubbi e ricostruzioni contrapposte: i presunti graffi sulle braccia di Alberto Stasi. L’ex maresciallo chiarisce che, a suo avviso, non si trattava di ferite compatibili con una colluttazione, ma di “arrossamenti insignificanti”.
Per notarli, racconta, dovette avvicinarsi moltissimo, “quasi appoggiando gli occhi al braccio”. Stasi teneva le braccia conserte e, secondo l’osservazione professionale di Pennini, quelle lievi tracce potevano essere semplicemente dovute allo sfregamento cutaneo. Una valutazione che, nelle sue parole, ridimensiona il peso probatorio di quell’elemento nel quadro complessivo dell’indagine.


Il caso di Garlasco è passato attraverso perizie, controperizie e tre gradi di giudizio, fino alla condanna definitiva di Alberto Stasi a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi. Ma la testimonianza di chi ha visto per primo quella casa resta centrale per capire anche il lato umano delle indagini: Pennini ammette che quelle immagini lo perseguiteranno sempre, segno di quanto la violenza dei femminicidi segni profondamente anche gli operatori delle forze dell’ordine.
Memoria del delitto e riflessi futuri sulla cronaca giudiziaria
Il racconto di Roberto Pennini riaffiora in un contesto in cui l’opinione pubblica continua a interrogarsi sulla gestione mediatica dei grandi casi di cronaca nera. La sua ricostruzione, tecnica e misurata, consente di separare l’impatto emotivo delle immagini televisive dai dati realmente osservati sulla scena del crimine.
Questo tipo di testimonianza aiuta a comprendere meglio come si forma il convincimento investigativo, quanto conti la documentazione fotografica iniziale e quanto, invece, alcuni dettagli possano essere sovra-interpretati nel dibattito pubblico. Allo stesso tempo, ricorda l’urgenza di strumenti di supporto psicologico strutturati per chi, come i carabinieri, affronta in prima linea delitti particolarmente cruenti, destinati a restare nel tempo al centro di processi e rievocazioni mediatiche.
FAQ
Chi è Roberto Pennini e che ruolo ebbe nel caso Garlasco?
Roberto Pennini è un ex maresciallo dei carabinieri. Fu tra i primi ad entrare nella villetta di Garlasco e documentò fotograficamente la scena del crimine.
Cosa ha raccontato Pennini sulla scena del delitto di Chiara Poggi?
Ha descritto una scena “orribile”, con sangue in grande quantità su pavimento e pareti, molto più impressionante delle immagini mostrate in televisione.
Cosa dice Pennini sui presunti graffi sulle braccia di Alberto Stasi?
Afferma che non erano veri graffi, ma “arrossamenti insignificanti”, probabilmente da sfregamento, visibili solo da distanza molto ravvicinata.
Qual è l’esito giudiziario definitivo per Alberto Stasi?
È stato definitivamente condannato a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi, al termine di un lungo iter processuale.
Da dove provengono le dichiarazioni di Roberto Pennini sul delitto di Garlasco?
Le dichiarazioni provengono dall’intervista rilasciata da Roberto Pennini alla trasmissione televisiva Mattino Cinque, in onda su Canale 5.
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Michele Ficara Manganelli ✿
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