Garlasco, procuratori ai ferri corti sui dossier riservati di Venditti

Equilibri interni in Procura e strappo sui fascicoli più delicati
La rinuncia dei sostituti procuratori Claudia Moregola e Chiara Bonfadini ai fascicoli sul cosiddetto «sistema Pavia» e sull’ex procuratore aggiunto Mario Venditti evidenzia fratture profonde negli equilibri della Procura di Brescia. Il nodo non è solo giudiziario, ma anche organizzativo e metodologico, con riflessi sulla credibilità complessiva dell’ufficio requirente.
Divergenze con il procuratore capo Francesco Prete
Alla base della decisione di Moregola e Bonfadini vi sarebbero contrasti con il procuratore capo Francesco Prete sui criteri di conduzione delle indagini. Le divergenze riguardano in particolare l’uso dei sequestri probatori su dispositivi elettronici, ritenuti da alcuni magistrati strumenti investigativi da calibrare con maggiore proporzione e motivazione. Questo diverso approccio ha reso insostenibile la gestione condivisa dei fascicoli più sensibili.
Il dissenso interno incide sulla continuità delle attività istruttorie e alimenta interrogativi sull’indirizzo strategico della Procura di Brescia. La scelta di rinuncia, formalizzata con istanza depositata agli atti, rappresenta un atto raro, che segnala un livello di tensione istituzionale non più governabile con mere mediazioni interne.
Riassegnazione a Bernardi e Greco e possibili nuovi scenari
Accogliendo l’istanza, Prete ha riassegnato le indagini ai sostituti Alessio Bernardi e Donato Greco. Il passaggio di mano comporta inevitabili rallentamenti, dovuti allo studio dei fascicoli e alla necessità di ridefinire le priorità investigative.
Il subentro di nuovi titolari potrebbe segnare un cambio di passo su perimetro delle contestazioni, calendario degli atti e strategie probatorie, in particolare sui sequestri di telefoni e computer. La gestione del contenzioso cautelare davanti a Riesame e Cassazione diventerà banco di prova per comprendere se l’ufficio bresciano intenda proseguire sulla linea finora adottata o correggere il tiro.
In gioco c’è la capacità della Procura di garantire al contempo rigore investigativo, rispetto delle garanzie individuali e coesione interna, elementi chiave per la fiducia dell’opinione pubblica.
Il contenzioso sui sequestri e lo stop della Cassazione
Le indagini su Mario Venditti hanno subito una brusca frenata con la decisione della Corte di Cassazione che ha confermato l’annullamento del secondo sequestro dei suoi dispositivi elettronici. Una valutazione di sproporzione che incide direttamente sull’impianto probatorio e sul metodo seguito dalla Procura di Brescia.
Il ruolo del Tribunale del Riesame e le motivazioni della sproporzione
Il Tribunale del Riesame aveva già annullato, il 17 novembre 2025, il secondo sequestro eseguito il 24 ottobre sui dispositivi di Venditti. Il provvedimento aveva rilevato una compressione eccessiva dei diritti dell’indagato rispetto alle esigenze investigative dichiarate.
La Cassazione, respingendo il ricorso della Procura, ha di fatto validato la lettura del Riesame, confermando che l’operazione fosse giuridicamente e fattualmente sproporzionata. La pronuncia ridimensiona l’efficacia di un pilastro investigativo delicato come il sequestro informatico e sollecita un ripensamento delle tecniche di acquisizione digitale.
La valutazione di sproporzione non esclude del tutto l’utilizzabilità del materiale già in atti, ma impone una maggiore selettività futura, con ricadute sull’intero «sistema Pavia».
Impatto della decisione sulle indagini e sulla tenuta dell’accusa
Lo stop definitivo della Cassazione al secondo sequestro priva gli inquirenti di possibili ulteriori fonti digitali di prova su Venditti e sui rapporti con altri attori del circuito giudiziario pavese. La perdita potenziale di messaggi, email e tracciamenti riduce il margine di manovra investigativa.
Per mantenere la tenuta dell’accusa, i nuovi titolari Bernardi e Greco dovranno valorizzare elementi documentali, testimonianze e riscontri patrimoniali, riducendo l’affidamento sull’esplorazione massiva dei device. Sarà cruciale anche la gestione delle fughe di notizie, che in queste vicende rischiano di inquinare il quadro probatorio e l’immagine della magistratura.
La vicenda si inserisce in un contesto nazionale in cui gli organi di autogoverno invitano da tempo a un uso più misurato degli strumenti invasivi di indagine.
Le ricadute del caso Garlasco e il labirinto processuale
Diciotto anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, le conseguenze giudiziarie continuano a propagarsi, coinvolgendo non solo l’autore materiale del delitto ma anche chi ha diretto e archiviato le indagini. Il procedimento su Andrea Sempio e le verifiche sull’operato di Mario Venditti compongono un mosaico complesso e stratificato.
Dall’omicidio Poggi alle nuove indagini su Sempio
L’omicidio di Chiara Poggi ha generato negli anni una serie di accertamenti, revisioni e riaperture che hanno alimentato un contenzioso ampio. Dopo l’archiviazione del 2017, disposta dal Gip di Pavia Fabio Lambertucci su richiesta di Venditti, Andrea Sempio è tornato indagato in una cornice investigativa mutata.
Le nuove piste si intrecciano con il riesame degli atti originari, alla ricerca di eventuali lacune, sottovalutazioni o errori di impostazione. Ogni passaggio processuale solleva interrogativi sull’efficienza dell’apparato giudiziario e sulla capacità di garantire una verità giudiziaria stabile.
Il prolungarsi del «caso Garlasco» tiene alta la pressione mediatica e amplifica ogni frizione interna tra magistrati, con possibili ripercussioni sulla serenità delle valutazioni.
Il «sistema Pavia» tra percezione pubblica e responsabilità istituzionali
Le inchieste sul presunto «sistema Pavia» puntano a verificare se, nel tempo, si sia consolidata una rete di relazioni e prassi non trasparenti attorno alla gestione di alcuni procedimenti sensibili, compreso il dossier Poggi. L’attenzione riguarda possibili favoritismi, archiviazioni discusse e utilizzo selettivo degli strumenti investigativi.
Per la magistratura, il rischio è duplice: da un lato alimentare la percezione di una giustizia a geometria variabile, dall’altro delegittimare il lavoro della maggioranza dei pm corretti. La risposta passa da indagini rigorose ma rispettose delle garanzie, da una comunicazione istituzionale sobria e da un controllo rafforzato degli organi disciplinari.
Solo una piena tracciabilità delle scelte processuali e una rendicontazione chiara delle motivazioni possono ridurre l’area grigia che alimenta sospetti e narrazioni distorte.
FAQ
Perché i sostituti Moregola e Bonfadini hanno lasciato i fascicoli sensibili
Claudia Moregola e Chiara Bonfadini hanno rinunciato alle indagini su Mario Venditti e sul «sistema Pavia» per profonde divergenze metodologiche con il procuratore capo Francesco Prete, soprattutto sull’uso dei sequestri probatori digitali e sulla strategia complessiva delle indagini.
Cosa ha deciso esattamente la Cassazione sui sequestri a Venditti
La Cassazione ha respinto il ricorso della Procura di Brescia, confermando l’annullamento del secondo sequestro dei dispositivi elettronici di Venditti. Ha ritenuto sproporzionato l’intervento, rafforzando il principio di proporzionalità nell’acquisizione di dati digitali.
Chi sono i nuovi magistrati titolari delle inchieste su sistema Pavia
Dopo la rinuncia, i fascicoli sul presunto «sistema Pavia» e su Venditti sono stati affidati ai sostituti procuratori Alessio Bernardi e Donato Greco. Dovranno riorganizzare il calendario investigativo, valutare gli atti pregressi e decidere se confermare o correggere la linea seguita finora.
Che legame c’è tra il caso Garlasco e le nuove inchieste
Le nuove inchieste nascono a margine dell’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco. Oltre alle verifiche sui possibili responsabili materiali, si indaga sull’operato di chi ha condotto o archiviato le indagini, in particolare l’ex procuratore aggiunto Mario Venditti e le decisioni assunte nel procedimento su Andrea Sempio.
Cosa si intende quando si parla di «sistema Pavia»
Con «sistema Pavia» si indica ipoteticamente un insieme di prassi, relazioni e decisioni giudiziarie ritenute anomale o non sufficientemente trasparenti all’interno della Procura di Pavia. Le indagini mirano a verificare se vi siano state condotte penalmente rilevanti o solo criticità organizzative.
Qual è la principale fonte delle informazioni su questa vicenda
Le informazioni ricostruite si basano sulle cronache giudiziarie pubblicate da testate che hanno seguito da vicino il caso Garlasco e le inchieste su Mario Venditti e sul «sistema Pavia,» in particolare i resoconti approfonditi apparsi sulla stampa nazionale e locale specializzata in cronaca giudiziaria.




