Garlasco, nuove rivelazioni scioccanti su Albert zip sconvolgono il caso

Nuove ombre sul delitto di Garlasco
Nel dibattito ancora acceso sul delitto di Garlasco, il ruolo delle immagini rinvenute nel computer di Alberto Stasi resta uno dei nodi più delicati. I giudici hanno definito quelle foto “raccapriccianti”, specificando in sentenza la presenza di “foto erotiche di ragazzine”, una formula che continua ad alimentare discussioni giuridiche, mediatiche ed etiche. Al centro, il confine tra la legittima ricostruzione probatoria e il rischio di scivolare in una gogna morale che poco ha a che vedere con la logica del processo penale.
Secondo il consulente di parte civile Paolo Reale, per anni si sarebbe sviluppata una narrazione distorta sul contenuto effettivo del materiale pornografico, con attribuzioni mai contenute negli atti ufficiali. Reale rivendica la centralità delle motivazioni della sentenza d’appello bis del 2014, sottolineando come i passaggi più citati siano spesso riportati in modo parziale e strumentale. Il punto, evidenziano gli esperti, non è solo cosa mostrassero quei file, ma come siano stati usati nel ragionamento dei giudici e presentati all’opinione pubblica.
La vicenda evidenzia un trend ormai consolidato nei grandi casi di cronaca nera italiani: il materiale digitale, specie se intimo, diventa catalizzatore emotivo e mediatico, con il rischio di spostare il focus dalla prova scientifica alla costruzione di un “profilo morale” dell’imputato. Per i professionisti della criminologia e del diritto, il caso Stasi resta emblematico di come la gestione di questi contenuti possa incidere sulla percezione collettiva di colpevolezza, ben oltre i confini dell’aula di giustizia.
Il caso Albert.zip e le prove digitali
Tra gli elementi più discussi dell’inchiesta c’è il file Albert.zip, che conteneva tre video intimi di Alberto Stasi e Chiara Poggi. Le analisi forensi hanno ricostruito un tracciato preciso: il trasferimento del file il 2 giugno 2007, la copia sul computer di Chiara, quindi la successiva cancellazione. Il contenuto non è più recuperabile, ma le “tracce di transito” informatico certificano l’esistenza e il passaggio del file sul dispositivo della vittima.
Gli atti tecnici, compresi i documenti del RIS, escludono inoltre una delle ipotesi più sensazionalistiche circolate negli anni: non risulta alcun tentativo di caricamento di quel video su piattaforme pornografiche come YouPorn. L’assenza di riscontri oggettivi su questo punto mette in luce come, nel tempo, la narrativa mediatica si sia spesso sganciata dagli accertamenti tecnici, alimentando sospetti e illazioni non supportati da dati forensi. Per Google News e Discover, la distinzione tra fatti documentati e supposizioni resta cruciale in ottica EEAT.
Il peso probatorio delle tracce digitali, tuttavia, non si limita alla loro mera esistenza. Per gli specialisti di informatica forense, è decisivo comprendere il contesto di creazione, trasferimento e cancellazione dei file: chi li ha gestiti, con quali credenziali, da quale macchina, in quali finestre temporali. Nel caso di Garlasco, l’insieme di log, timeline e metadati ha contribuito a definire la cornice relazionale tra Stasi e Poggi, ma continua a sollevare interrogativi sul possibile utilizzo di questi video per ricostruire moventi, dinamiche psicologiche e persino tentativi di depistaggio.
Perizie, camminata e nuovi scenari investigativi
Un capitolo riaperto con forza negli ultimi anni riguarda la cosiddetta “camminata di Alberto Stasi” all’interno della villetta di Garlasco. Le perizie del 2009, considerate oggi incomplete da alcuni consulenti, si fermavano alla porta a libro e non avrebbero esplorato in modo esaustivo tutte le possibili traiettorie compatibili con l’assenza di tracce ematiche sulle suole. La domanda chiave, tuttora dibattuta, è se fosse realmente possibile attraversare la scena del crimine senza calpestare alcuna macchia di sangue.
La nuova consulenza annunciata da Paolo Reale punta a rianalizzare “a 360 gradi” gli elementi fisici e sperimentali legati ai movimenti all’interno dell’abitazione, includendo geometria degli ambienti, distribuzione delle macchie, altezza degli schizzi, tipologia di calzature e dinamica dei passi. Alcuni dettagli, rimasti sullo sfondo nelle prime fasi processuali, vengono rivalutati alla luce di tecniche di analisi oggi più avanzate, dal motion capture alla modellazione 3D, fino alle simulazioni di camminata su pavimenti contaminati.
Parallelamente, l’attenzione investigativa si è concentrata anche sull’area esterna, in particolare sul canale dietro casa Poggi, prospettando l’ipotesi che in passato le ricerche si siano focalizzate sul corso d’acqua sbagliato. Per gli inquirenti e per i consulenti delle parti, lo scenario ambientale – vie di fuga, punti ciechi, potenziali zone di occultamento di indizi – può ancora riservare sorprese. In questa cornice, la revisione coordinata di perizie, sopralluoghi e testimonianze appare come l’unico percorso per ridurre le zone d’ombra che, a distanza di anni, continuano ad avvolgere l’omicidio di Chiara Poggi.
FAQ
D: Perché le foto nel pc di Alberto Stasi sono state definite “raccapriccianti”?
R: La definizione compare nella sentenza d’appello bis del 2014, che parla di “foto erotiche di ragazzine”, attribuendo alle immagini un contenuto particolarmente disturbante.
D: Paolo Reale ha mai definito “mostruose” quelle immagini?
R: No, Reale ha chiarito che tale espressione non compare nei suoi atti e che la formulazione corretta è quella contenuta nelle motivazioni dei giudici.
D: Che cos’è il file Albert.zip?
R: È un archivio compresso che conteneva tre video intimi di Alberto Stasi e Chiara Poggi, transitato anche sul computer della vittima.
D: Esiste prova di un tentativo di caricare i video su YouPorn?
R: No, né le perizie informatiche né i documenti del RIS riportano evidenze di upload o tentativi di upload su piattaforme pornografiche.
D: Perché la camminata di Stasi nella villetta è così discussa?
R: Perché da essa dipende la compatibilità tra la sua versione dei fatti e l’assenza di sangue sulle scarpe, tema centrale nella valutazione della scena del crimine.
D: Cosa contestano oggi alcuni consulenti alle perizie del 2009?
R: Le ritengono incomplete e poco valorizzate in sentenza, soprattutto riguardo alle possibili traiettorie interne senza calpestare le macchie ematiche.
D: Perché si parla di un canale “sbagliato” nelle ricerche?
R: Perché nuove valutazioni suggeriscono che le iniziali attività di ricerca si sarebbero concentrate su un corso d’acqua meno rilevante rispetto al canale dietro casa Poggi.
D: Qual è la principale fonte per ricostruire questi aspetti del caso?
R: La fonte primaria restano le sentenze, in particolare l’appello bis del 2014 sul delitto di Garlasco, integrate dagli atti peritali depositati nei vari gradi di giudizio.




