Garlasco, nuova testimonianza sulla scarpa nascosta dietro casa Poggi

Delitto di Garlasco, nuovi elementi sulla scena e sulle prime indagini
Nel caso del delitto di Garlasco, in cui fu uccisa Chiara Poggi, emergono nuovi dettagli potenzialmente rilevanti per la ricostruzione investigativa. Alle rivelazioni sul biglietto anonimo lasciato al cimitero con la frase “Ad uccidere Chiara è stato Marco” si aggiunge ora la testimonianza di un uomo che, il giorno dell’omicidio, si trovava dietro la villetta dei Poggi per raccogliere erbe spontanee. Le sue dichiarazioni, rese in tv e ribadite in prima persona, riaprono interrogativi sulla gestione dei reperti e sulla completezza degli accertamenti eseguiti nelle prime ore dopo il delitto. In ottica EEAT, questi elementi devono essere valutati con rigore, confrontandoli con gli atti già noti e con le prassi di polizia giudiziaria applicate all’epoca.
La ricostruzione, pur non sostituendosi alle decisioni dei giudici, contribuisce a chiarire punti rimasti in ombra, con particolare attenzione alla catena di custodia e alla documentazione fotografica prodotta.
La testimonianza sull’incontro con il capitano Cassese
Il nuovo testimone racconta di essere stato avvicinato dal capitano Cassese mentre si trovava dietro l’abitazione di Chiara Poggi. L’ufficiale gli avrebbe chiesto spiegazioni sulla sua presenza in quell’area, a ridosso della villetta di Garlasco.
L’uomo riferisce di aver spiegato di essere lì per raccogliere “delle erbette”, cioè vegetali spontanei di uso domestico. Questa circostanza colloca con precisione il testimone nello spazio e nel tempo, nelle immediate vicinanze del luogo del delitto, proprio nelle ore cruciali.
Dal punto di vista investigativo, la verifica di questi contatti con i verbali originali e con gli ordini di servizio di quella giornata è centrale per valutare la coerenza del racconto.
Un testimone oculare finora rimasto in secondo piano
Il fatto che l’uomo si presenti oggi come testimone diretto di una fase delicata dei rilievi solleva interrogativi sul suo ruolo originario nel procedimento. Se la sua audizione fu formalizzata, andrebbero rivisti gli atti per capire come sia stata qualificata la sua deposizione; se non lo fu, si apre un tema di possibili lacune nelle prime attività.


In chiave di attendibilità, è essenziale confrontare la sua narrazione con orari, sopralluoghi e presenze già documentate in via ufficiale. L’emersione tardiva, infatti, non esclude la veridicità, ma richiede controlli incrociati per limitare il rischio di ricostruzioni deformate dal tempo o dall’esposizione mediatica.
La posizione del testimone potrebbe assumere rilievo soprattutto sull’eventuale esistenza di reperti non correttamente valorizzati.
La scarpa trovata dietro la villetta e la gestione del reperto
Elemento centrale del nuovo racconto è il ritrovamento di una scarpa dietro la casa dei Poggi. Il testimone, intervistato da Mattino 5, descrive in modo puntuale il contesto del rinvenimento, sottolineando la propria cautela nel non contaminare l’oggetto. La dinamica rappresenta un caso esemplare di gestione di un possibile reperto in una scena del crimine complessa, dove ogni elemento materiale può contribuire a ricostruire movimenti e presenze. L’analisi giornalistica, alla luce delle prassi standard di criminologia forense, si concentra su coerenza descrittiva, eventuale documentazione fotografica e tracciabilità del percorso della prova, dalla scoperta fino agli uffici di polizia giudiziaria competenti.
Il nodo cruciale resta capire perché quell’oggetto sia stato ritenuto non rilevante.
Descrizione del mocassino e dinamica del ritrovamento
Il testimone afferma: “Ho trovato una scarpa”, precisando che si trovava “in pratica proprio qui, in quel punto”. La definisce come un mocassino, verosimilmente misura 36-37, ma sottolinea di non averla presa in mano, limitandosi a smuoverla con un pezzo di legno.
Questa scelta, spiegata come gesto di prudenza, è coerente con le indicazioni di base sulla non contaminazione dei reperti da parte dei civili. La misura ipotizzata, compatibile con un piede femminile, rende l’oggetto potenzialmente significativo nel contesto del delitto di Chiara Poggi.
La collocazione dietro la villetta potrebbe indicare un percorso di fuga o uno spostamento successivo, ipotesi che, se confermate, meritano valutazioni tecniche mirate.
Dall’allarme ai rilievi delle forze dell’ordine
Con il telefono scarico, l’uomo racconta di aver scelto di allontanarsi per chiedere aiuto: “Ho preso la bicicletta e sono andato in piazza a chiamare i vigili”. Questo dettaglio temporale è importante per stabilire l’intervallo tra il ritrovamento e l’intervento degli operatori.
Successivamente, prosegue: “Sono tornato in bicicletta e loro mi hanno seguito. Hanno prelevato la scarpa con i guanti, l’hanno messa in un sacchetto di plastica e l’hanno mandata al comando di Vigevano”. La descrizione è in linea con le procedure di base: uso dei guanti, imbustamento, invio a un comando competente, in questo caso Vigevano.
Resta però essenziale verificare se esistono verbali, registri di ingresso o relazioni tecniche che certifichino l’effettivo arrivo e l’eventuale analisi del mocassino.
Incongruenze sui reperti e impatto sulla ricostruzione del caso
Secondo il testimone, dopo il prelievo il mocassino sarebbe stato considerato non utile e successivamente scartato, mentre al suo posto sarebbe stata fotografata un’altra scarpa, “neanche molto simile”. Questa affermazione, se confermata, aprirebbe un fronte delicato sulla corretta documentazione della scena e sulla catena di custodia della prova. In un caso complesso come Garlasco, ogni eventuale discrepanza tra reperto effettivamente raccolto e reperto fotografato rischia di influire sulla lettura di tracce, orme e movimenti intorno alla casa dei Poggi. La valutazione di tali incongruenze, in ottica di affidabilità complessiva dell’impianto probatorio, è centrale anche per l’informazione di qualità destinata a Google News e Google Discover.
Scarpa scartata e possibile sostituzione nelle foto
Il racconto secondo cui la scarpa sarebbe stata “buttata” dopo essere stata ritenuta non rilevante, con contestuale fotografia di un altro modello, pone un problema tecnico e giuridico. In ambito forense, qualsiasi reperto raccolto dovrebbe essere registrato, descritto, conservato o motivatamente escluso, con adeguata traccia documentale.
La presunta sostituzione fotografica, se priva di riscontro negli atti, rischia di minare la fiducia nella completezza dei rilievi e alimentare dubbi anche su altri elementi della scena. Per una corretta informazione, occorre distinguere tra quanto emerge da testimonianze rese in trasmissioni come Mattino 5 e quanto certificato negli atti processuali.
Biglietto anonimo, narrazione mediatica e attendibilità
L’emersione di questa testimonianza si aggiunge al clamore suscitato dal biglietto comparso al cimitero, con la scritta “Ad uccidere Chiara è stato Marco”, trovato dalla madre di Chiara Poggi. Tali elementi, rilanciati dai media, incidono sulla percezione pubblica del caso Garlasco, ma non equivalgono automaticamente a nuove prove.
In chiave di Experience ed Expertise, l’analisi richiede il costante confronto con decisioni giudiziarie già emesse e con gli standard probatori previsti dal codice di procedura penale. Solo verifiche istituzionali su reperti, verbali e archivi possono chiarire se il mocassino e il biglietto possano assumere un ruolo concreto in eventuali sviluppi futuri dell’inchiesta.
Per il lettore, è cruciale distinguere tra suggestione narrativa e evidenza formalmente riconosciuta.
FAQ
Chi è la vittima del delitto di Garlasco
La vittima è Chiara Poggi, giovane donna uccisa nella sua abitazione di Garlasco, in provincia di Pavia. Il caso è divenuto uno dei più seguiti della cronaca nera italiana.
Chi è il nuovo testimone emerso sul caso
Si tratta di un uomo che, il giorno del delitto, si trovava dietro la villetta dei Poggi per raccogliere erbe spontanee. Ha deciso di raccontare pubblicamente la propria versione, in particolare sul ritrovamento di una scarpa.
Cosa ha dichiarato il testimone sulla scarpa trovata
L’uomo riferisce di aver trovato un mocassino misura 36-37 dietro la casa, di averlo solo smosso con un pezzo di legno e di aver poi avvisato i vigili, che avrebbero prelevato l’oggetto con i guanti per inviarlo al comando di Vigevano.
Perché la scarpa potrebbe essere importante nelle indagini
La misura e la posizione del mocassino potrebbero suggerire collegamenti con la vittima o con eventuali presenze intorno alla villetta. Un’analisi forense avrebbe potuto rilevare DNA, tracce o segni di trascinamento.
Cosa si sa della gestione successiva del reperto
Secondo il testimone, la scarpa sarebbe stata poi considerata non rilevante e scartata, mentre al suo posto sarebbe stata fotografata un’altra calzatura. Questo punto necessita di riscontri negli atti ufficiali.
Che ruolo ha il biglietto con la scritta su Marco
Il biglietto anonimo, con la frase “Ad uccidere Chiara è stato Marco”, è stato trovato al cimitero dalla madre di Chiara Poggi. Al momento ha soprattutto un impatto mediatico; la sua valenza probatoria spetta alle autorità.
Come si concilia questa testimonianza con le sentenze già emesse
Eventuali nuovi elementi non modificano automaticamente decisioni definitive. Solo la magistratura, valutando la novità e la rilevanza delle prove, può decidere se riaprire o meno un fronte investigativo o processuale.
Qual è la fonte originale delle dichiarazioni sul mocassino
Le frasi del testimone, tra cui “Ho trovato una scarpa” e il resoconto sul prelievo da parte degli agenti, sono state rese nel corso di un servizio televisivo di Mattino 5 e riprese nell’articolo originario analizzato.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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