Garlasco, nuova pista sul sicario rilancia i dubbi sulla verità

Nuovi interrogativi sul caso di Garlasco
Il delitto di Garlasco continua a generare dubbi investigativi e mediatici, tra atti mancanti, reperti discussi e accuse di depistaggio. La ricostruzione che chiama in causa una “mano occulta” impone di rileggere criticamente le prove che hanno portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi, valutando il peso reale di ogni elemento e le eventuali omissioni.
Il ruolo di Massimo Lovati nella rilettura del caso
L’avvocato Massimo Lovati, già difensore di Andrea Sempio, rilancia l’ipotesi del sicario come chiave interpretativa del delitto di Chiara Poggi. Intervenendo in tv, sostiene che alcune evidenze – dalla bicicletta nera ai vestiti nel canale – siano “segni evidenti di depistaggio” e non semplici anomalie investigative. Propone una regia occulta che avrebbe orientato il focus accusatorio su Stasi, lasciando fuori scena il presunto esecutore materiale. Per gli inquirenti, tuttavia, le sentenze definitive hanno già sancito un quadro probatorio ritenuto coerente.
La distanza fra verità giudiziaria e verità storica alimenta ancora oggi il dibattito mediatico e giuridico.
Verità giudiziaria e limiti delle indagini
Le critiche alle indagini ruotano attorno a lacune documentali, reperti mai pienamente valorizzati e scelte investigative discutibili. La condanna di Stasi si basa su un complesso di prove indiziarie, dalle tracce sulle scale alla cronologia dei movimenti dell’imputato. Difesa e commentatori contestano la tenuta logica di questo mosaico, invocando approfondimenti rimasti in sospeso.
In prospettiva EEAT, il caso mostra quanto sia cruciale una gestione trasparente dei reperti, con catene di custodia tracciabili, documentazione completa e possibilità di controperizie per evitare dubbi sistemici su errori o manipolazioni.
La bicicletta scomparsa e le zone d’ombra
Il capitolo della bicicletta nera da donna resta uno dei più controversi. Il presunto ritrovamento in via Toledo, a ridosso di casa Poggi, viene oggi indicato come possibile snodo di un depistaggio, complice l’assenza di verbali e fotografie ufficiali nell’incartamento processuale.
Il ritrovamento in via Toledo e le anomalie
Secondo la ricostruzione riportata, una bicicletta nera da donna sarebbe stata rinvenuta da vigili urbani tra il canale Brielli e via Toledo, circa un mese e mezzo dopo il delitto. Quell’area coincide con la via di fuga ipotizzata per l’assassino, uscito dal retro dell’abitazione di Chiara Poggi. L’assenza di tracce agli atti – niente foto, nessun verbale – alimenta il sospetto di un reperto “fantasma”.
Per Lovati, questa anomalia non è una semplice dimenticanza amministrativa, ma un potenziale tassello di un disegno di copertura del vero responsabile.
La testimonianza di Franca Bermani
La testimone Franca Bermani riferì di aver visto, il giorno del delitto, una bicicletta nera da donna fuori dal cancello dei Poggi, descritta come nuova ma senza fanalino posteriore. Racconta che la bici trovata in via Toledo non le fu mai mostrata per un confronto diretto, neppure in fotografia. Le venne solo detto che era “nera come quella” da lei descritta.
In aula, la testimone ha ribadito di non aver avuto gli strumenti per un riconoscimento certo. Questa lacuna solleva interrogativi sull’accuratezza dei riscontri e sulla scelta di non consolidare un potenziale collegamento probatorio.
I vestiti nel canale Brielli e l’ipotesi sicario
Un altro snodo critico riguarda gli indumenti rinvenuti nel canale Brielli, tra Sairano e Villanova. Macchie rosse, ipotesi sangue, sospetto legame con la fuga dell’assassino: elementi che la perizia dei Ris di Parma ha ridimensionato, ma che restano centrali nella narrazione del presunto depistaggio.
I reperti analizzati dai Ris di Parma
Il 24 agosto 2007 furono ritrovati vestiti nascosti in un sacco nel canale Brielli, undici giorni dopo l’omicidio. Le macchie rosse fecero ipotizzare indumenti utilizzati dal killer e poi abbandonati durante la fuga. Le analisi dei Ris di Parma, formalizzate nella relazione del 16 novembre 2007, esclusero la presenza di sangue, riducendo i reperti a tracce prive di valore probatorio diretto.
Questa discrepanza tra suggestione iniziale e risultato scientifico alimenta letture divergenti sul peso investigativo di quei materiali e sulla loro gestione.
La teoria del sicario e il possibile depistaggio
Lovati collega bicicletta e vestiti in una trama unica: un sicario fuggito dal retro di casa Poggi, passato lungo il canale Brielli, che abbandona la bici in via Toledo e si disfa degli abiti nel corso d’acqua. Secondo questa lettura, la successiva focalizzazione su Alberto Stasi sarebbe il risultato di un depistaggio orchestrato per proteggere il vero esecutore. Mancano però riscontri oggettivi, né vi sono prove dirette su mandanti o intermediari.
La teoria resta quindi sul crinale tra ricostruzione alternativa e narrazione suggestiva, in assenza di nuovi elementi tecnici o testimoniali.
FAQ
Chi è Massimo Lovati e perché parla di mano occulta?
Massimo Lovati è l’ex avvocato di Andrea Sempio. Sostiene l’ipotesi di un sicario e di una mano occulta che avrebbe indirizzato le indagini verso Alberto Stasi, leggendo bicicletta e vestiti come indizi di depistaggio.
Perché la bicicletta nera di via Toledo è così controversa?
La bici nera da donna, presumibilmente trovata tra via Toledo e il canale Brielli, non risulta documentata con verbali o foto. L’assenza di atti ufficiali genera dubbi sulla gestione del reperto e sulla sua reale esistenza processuale.
Cosa hanno stabilito i Ris sui vestiti nel canale Brielli?
I Ris di Parma hanno analizzato gli indumenti rinvenuti nel canale Brielli e, nella relazione del 16 novembre 2007, hanno escluso la presenza di sangue. Le macchie rosse non si sono tradotte in una prova forense utile.
La condanna di Alberto Stasi può essere rivista?
Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva. Una revisione richiederebbe nuove prove decisive o errori clamorosi accertati nelle sentenze. Al momento non risultano elementi tali da riaprire formalmente il processo.
Che ruolo hanno avuto i media nel caso di Garlasco?
I media hanno amplificato ogni dettaglio del delitto di Garlasco, influenzando percezioni pubbliche e pressione sull’inchiesta. Programmi tv e ricostruzioni giornalistiche hanno mantenuto vivo il dibattito, ma non sostituiscono gli accertamenti giudiziari.
Qual è la fonte principale delle tesi sul depistaggio?
Le tesi sul depistaggio e sulla mano occulta sono state rilanciate da Massimo Lovati in trasmissioni televisive come Mattino Cinque, partendo dagli atti disponibili sul caso di Chiara Poggi e dalla documentazione processuale su Alberto Stasi.




