Garlasco, nuova analisi sulla bicicletta riapre il giallo Stasi tra testimoni chiave e tempi dell’omicidio
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Delitto di Garlasco, perché l’indagine su Chiara Poggi è ancora aperta
A quasi diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco (Pavia), la Procura continua a lavorare sul caso. Gli inquirenti, che parlano di sviluppi tra fine maggio e i mesi successivi, stanno rileggendo testimonianze, tempi e reperti tecnici per verificare se la ricostruzione che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi regga ancora a un’analisi aggiornata. L’obiettivo dichiarato è chiarire ogni margine di incertezza su dinamica, tempistiche e possibili presenze terze nella villetta dei Poggi, per avvicinarsi il più possibile a una verità processuale completa e difficilmente contestabile.
In sintesi:
- Nuove sommarie informazioni testimoniali su delitto Garlasco, con riascolto di testimoni chiave.
- La bicicletta nera vista da due testimoni non coincide con quella di Stasi.
- I 23 minuti dell’omicidio ridotti a circa 16 per l’azione in casa.
- Dispenser del sapone e assenza di emoglobina nel lavandino creano nuovi dubbi tecnici.
Nuove testimonianze, bici misteriosa e tempi stretti dell’azione omicida
La Procura valuta nuove SIT (sommarie informazioni testimoniali), riascoltando persone già sentite, tra cui l’ex vigile del fuoco amico della madre di Andrea Sempio. L’idea è verificare eventuali contraddizioni, ricordi trascurati o dettagli oggi più leggibili alla luce degli atti completi.
Sotto osservazione torna la dinamica dell’ingresso del presunto killer nella villetta di via Pascoli: muretto rotto, allarme disattivato alle 9:12, posizione della bicicletta. Gli inquirenti valutano l’ipotesi di un vero e proprio “agguato”, anziché un litigio improvviso.
Elemento centrale resta la bicicletta nera da donna. La testimone Franca Bermani riferisce di averla vista appoggiata al muretto la mattina del delitto, descrizione confermata dalla vicina Manuela Travain. Quella bici non coincide con quella prelevata dalla ditta del padre di Alberto Stasi. Da qui il dubbio: apparteneva all’assassino, a un conoscente passato per una breve visita o a una terza figura mai davvero identificata?
La ricostruzione temporale, fissata dai giudici tra le 9:12 (disattivazione allarme) e le 9:35 (avvio attività del pc di Stasi), definisce uno spazio di 23 minuti per l’omicidio. Ma i 1,7 chilometri tra casa Poggi e via Carducci, coperti in bici in circa sette minuti, riducono il tempo materiale dell’azione dentro la villetta a circa 16 minuti. In questo arco ridotto l’autore avrebbe dovuto entrare, colpire, uccidere, eventualmente lavarsi o cambiarsi, uscire, pedalare fino a casa ed essere operativo davanti al computer. Una scansione che, secondo diversi tecnici, resta sul limite della compatibilità oggettiva.
Dispenser, tracce di sapone e punti ciechi delle vecchie analisi
Fra i dettagli scientifici rivalutati emerge il dispenser del sapone del bagno al piano terra, sul quale era presente l’impronta di Alberto Stasi. Gli investigatori discutono le due colature individuate, nonostante si sia sempre parlato di un lavaggio successivo al delitto per eliminare eventuali tracce ematiche.
Il consulente di parte della famiglia Poggi, Dario Redaelli, ha spiegato che il lavaggio non sarebbe stato accurato, ma mirato solo a rimuovere il sangue fresco dalle mani di chi avrebbe commesso l’omicidio. In tv, a Mattino Cinque, si è discusso se per ripulire effettivamente il sangue da un dispenser serva per forza uno sfregamento o possa bastare l’acqua corrente. La risposta non è univoca, ma il quadro apre a margini di dubbio.
L’avvocato Giada Bocellari sottolinea l’asimmetria delle analisi: «È stato esaminato il lavandino del bagno, non la doccia né il lavandino della cucina». I periti di primo grado avevano rilevato sul rubinetto, sul sifone e sul dispenser solo DNA misto della famiglia Poggi, ma nessuna emoglobina. Secondo Bocellari, con un rapporto atteso di 1:10.000 tra DNA ed emoglobina, l’assenza di sangue porterebbe a concludere che l’assassino non si è lavato in quel bagno, ma forse altrove nella casa o in un altro luogo. Un dettaglio che, se confermato, metterebbe in tensione parti significative della ricostruzione accusatoria originaria.
Un caso simbolo che continua a influenzare indagini e opinione pubblica
L’inchiesta su Garlasco resta formalmente in movimento, sospesa tra certezze processuali e nuovi dubbi tecnici. Ogni verifica su bicicletta, tempi, allarme, dispenser e possibili presenze terze cerca di colmare zone d’ombra che, nel tempo, hanno alimentato un forte dibattito pubblico e giuridico.
Le prossime settimane, con ulteriori audizioni e possibili accertamenti, potrebbero ridefinire l’equilibrio fra verità storica e verità giudiziaria. Al di là dell’esito, il caso Chiara Poggi continua a rappresentare un banco di prova per metodi d’indagine, uso della prova scientifica e comunicazione giudiziaria in Italia.
FAQ
Perché la Procura lavora ancora sul delitto di Garlasco?
La Procura prosegue perché permangono margini di incertezza su tempi, dinamica e possibili presenze terze nella villetta di Chiara Poggi, richiedendo verifiche approfondite.
Che ruolo ha la bicicletta nera vista dalle testimoni?
La bicicletta nera da donna, vista da Franca Bermani e Manuela Travain, non coincide con quella di Alberto Stasi, alimentando l’ipotesi di un’altra persona sulla scena.
Il tempo di 23 minuti per l’omicidio è considerato realistico?
Sì, ma con riserva: detraendo circa sette minuti di tragitto in bici, restano circa 16 minuti per compiere l’intera azione dentro casa.
Perché il dispenser del sapone è ritenuto così importante?
È importante perché ospita l’impronta di Stasi ma nessuna emoglobina rilevata; questo contrasta con l’ipotesi che l’assassino si sia lavato proprio in quel lavandino.
Quali sono le fonti principali utilizzate per questo approfondimento?
Questo approfondimento deriva da un’elaborazione congiunta di notizie Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.

