Garlasco nuova analisi forense sull’impronta 33 e sul dispenser

Impronta 33 nel delitto di Garlasco: nuovi dati tecnico-scientifici
Il caso di Garlasco, a quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, torna sotto la lente con una consulenza forense che mette in discussione passaggi chiave della condanna definitiva di Alberto Stasi. Il chimico forense Oscar Ghizzoni, incaricato dalla difesa, ha depositato in procura a Pavia un’analisi condotta sulle fotografie dei reperti originali, ormai distrutti, concentrandosi sulla cosiddetta “impronta 33” e sulla compatibilità con la suola a pallini attribuita all’omicida.
Le sue conclusioni, rese note anche a Quarta Repubblica, sollevano dubbi metodologici e interpretativi sulla ricostruzione accusatoria cristallizzata nelle sentenze, aprendo uno scenario di possibile revisione processuale fondato su nuovi elementi tecnici e non su mere ipotesi difensive.
La natura biologica dell’impronta 33
Secondo Ghizzoni, l’impronta 33 non sarebbe composta solo da sudore o componente sebacea, ma da “materiale biologico che certamente non è solo sudore o componente sebacea”.
Questa caratterizzazione suggerisce una traccia più complessa, potenzialmente idonea a fornire informazioni sulla dinamica del contatto e sull’ambiente di formazione.
La circostanza è rilevante perché l’impronta 33 è stata in passato messa in correlazione con il palmo di Andrea Sempio, all’epoca fidanzato di una testimone chiave, ipotesi che oggi potrebbe richiedere una rivalutazione critica alla luce delle nuove analisi.
Connessione tra impronta 33 e suola a pallini
Il perito riferisce di aver messo in relazione l’impronta 33 con la suola a pallini indicata nei processi come elemento distintivo dell’omicida.
Ghizzoni parla di “elementi importanti di confronto e di relazione”, giudicando questa parte dell’indagine “molto interessante” e attualmente all’esame della magistratura pavese.
Se tali correlazioni fossero validate, potrebbero incidere sulla lettura complessiva delle tracce presenti sulla scena del crimine di Garlasco, ridimensionando la linearità della ricostruzione accusatoria e rafforzando la richiesta di revisione avanzata dalla difesa di Alberto Stasi.
Dispenser di sapone: criticità nella ricostruzione della pulizia
Il secondo pilastro della consulenza riguarda il dispenser di sapone del bagno, elemento ritenuto centrale dai giudici per sostenere che l’assassino si fosse lavato e avesse poi ripulito accuratamente superfici e oggetti.
Nelle sentenze, le due impronte dell’anulare destro di Stasi sul dispenser sono state interpretate come conferma di un contatto significativo, inserito in un contesto di presunta “pulizia meticolosa” post-delitto.
Le nuove valutazioni di Ghizzoni, basate su un’analisi fine delle immagini, mettono però in discussione la coerenza interna di questa ricostruzione, in particolare sulla quantità di impronte e sulla presenza di colature di sapone.
Nove contatti digitali in pochi centimetri
Il chimico forense evidenzia che, nella piccola porzione di superficie fotografata, sono stati individuati nove contatti digitali.
“La maggior parte non utili perché poco nette o rovinate”, spiega, ma il numero indica un’elevata densità di utilizzo e di sovrapposizioni, incompatibile con un oggetto appena e accuratamente ripulito.
Solo due di questi contatti, quelli attribuiti all’anulare destro di Alberto Stasi, risultano essere stati oggetto di confronto sistematico, mentre altre impronte, potenzialmente esaminabili, non avrebbero ricevuto pari attenzione durante le indagini originarie.
Colature di sapone e superficie non lavata
Elemento centrale dell’analisi sono le colature di sapone visibili nelle immagini del dispenser.
Per Ghizzoni, tali colature sono “chiaramente indice del fatto che quella superficie doveva ancora essere sporca”, portandolo alla conclusione: “Da lì abbiamo capito che questo oggetto non poteva essere stato lavato”.
In questa prospettiva, l’ipotesi di una pulizia accurata appare, a suo dire, tecnicamente inconsistente: in “un quadratino così piccolo” non potrebbero coesistere così tante impronte sovrapposte e residui di sapone se il dispenser fosse stato realmente detergito dopo l’omicidio.
Impatto probatorio e prospettive di revisione
Le osservazioni di Oscar Ghizzoni non riscrivono automaticamente la verità giudiziaria sul delitto di Garlasco, ma incidono su elementi probatori considerati finora consolidati.
La difesa di Alberto Stasi punta a far emergere criticità metodologiche nell’interpretazione delle tracce, sostenendo da anni l’esistenza di piste alternative e di reperti non adeguatamente valorizzati.
La nuova consulenza depositata alla procura di Pavia si inserisce in questo solco, ponendo la magistratura di fronte alla necessità di vagliare, con criteri aggiornati e trasparenti, la tenuta delle conclusioni tecniche assunte nei precedenti gradi di giudizio.
Il ruolo della prova tecnica nei processi di revisione
Nei casi di condanna definitiva, la prova scientifica può assumere un ruolo decisivo solo se apporta elementi nuovi, concreti e idonei a ribaltare il quadro probatorio.
L’analisi di reperti fotografici, specie quando gli originali sono distrutti, richiede standard metodologici elevati e una chiara esplicitazione dei limiti dell’indagine.
Starà ai giudici valutare se le osservazioni su impronta 33, suola a pallini e dispenser di sapone siano sufficienti a incidere sulla ricostruzione dell’omicidio di Chiara Poggi e a giustificare un eventuale nuovo giudizio.
Trasparenza e fiducia nella ricostruzione giudiziaria
Un riesame tecnico, anche quando non sfocia in una revisione, contribuisce alla trasparenza del sistema giudiziario, soprattutto in casi ad alto impatto mediatico come quello di Garlasco.
L’attenzione alle criticità di tracciamento, conservazione e analisi dei reperti è cruciale per rafforzare la fiducia dei cittadini nella capacità della giustizia di coniugare fermezza e autocorrezione.
Le valutazioni su Alberto Stasi e sulle indagini svolte finora si collocano in questo equilibrio delicato tra esigenza di stabilità delle sentenze e dovere di considerare seriamente ogni nuovo dato tecnico affidabile.
FAQ
Cosa rappresenta l’impronta 33 nel caso Garlasco?
L’impronta 33 è una traccia biologica rinvenuta sulla scena del delitto di Garlasco, ritenuta rilevante nella ricostruzione dell’omicidio di Chiara Poggi. In passato è stata collegata, in via ipotetica, al palmo di Andrea Sempio, ma le nuove analisi ne rimettono in discussione natura e significato probatorio.
Chi è Oscar Ghizzoni e quale ruolo ha nel procedimento?
Oscar Ghizzoni è un chimico forense incaricato dalla difesa di Alberto Stasi. Ha prodotto una consulenza tecnica depositata alla procura di Pavia, basata sull’analisi fotografica dei reperti distrutti, in particolare sull’impronta 33 e sul dispenser di sapone.
Perché il dispenser di sapone è un reperto così importante?
Il dispenser di sapone è stato considerato decisivo perché sulle sue superfici sono state individuate impronte attribuite ad Alberto Stasi, inserite nella tesi di una pulizia accurata post-delitto. Le nuove valutazioni tecniche contestano la coerenza di questa ricostruzione, alla luce della quantità di impronte e delle colature di sapone.
Cosa sostiene Ghizzoni sulle presunte colature di sapone?
Ghizzoni afferma che le colature di sapone visibili sul dispenser indicano una superficie ancora sporca, incompatibile con un oggetto appena lavato. Da ciò deduce che “questo oggetto non poteva essere stato lavato”, mettendo in dubbio la teoria di una pulizia meticolosa da parte dell’omicida.
Quante impronte digitali sono state individuate sul dispenser?
Nella piccola area valutata tramite fotografie, sono stati contati nove contatti digitali. Solo due, attribuiti all’anulare destro di Alberto Stasi, sono stati effettivamente confrontati, mentre altre impronte, benché visibili, non sarebbero state analizzate con la stessa sistematicità.
Questa consulenza ribalta automaticamente la condanna di Stasi?
No. La condanna di Alberto Stasi è definitiva. La consulenza di Oscar Ghizzoni può però costituire supporto tecnico a una richiesta di revisione, se i giudici riterranno che i nuovi elementi siano oggettivamente idonei a scalfire il quadro probatorio su cui si è fondata la sentenza.
Qual è il ruolo della magistratura di Pavia in questa fase?
La procura di Pavia è chiamata a esaminare la consulenza tecnica e a verificare la rilevanza dei nuovi dati rispetto alle indagini già svolte. Eventuali sviluppi, come l’apertura di ulteriori approfondimenti o il supporto a un’istanza di revisione, dipenderanno dalla valutazione di consistenza scientifica e impatto probatorio.
Da dove provengono le dichiarazioni citate nell’articolo?
Le dichiarazioni di Oscar Ghizzoni riportate nell’articolo, comprese frasi come “Da lì abbiamo capito che questo oggetto non poteva essere stato lavato” e il riferimento a “un quadratino così piccolo”, derivano dall’intervista rilasciata alla trasmissione Quarta Repubblica e dal contenuto dell’analisi originariamente pubblicato sulla fonte di partenza.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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