Garlasco, Lovati smonta la linea difensiva di Sempio e sorprende tutti

Indice dei Contenuti:
Garlasco, Lovati critica aspramente Sempio sulla strategia difensiva
Nuove tensioni sul caso
L’intervento di Massimo Lovati, già difensore di Andrea Sempio, riaccende il dibattito sul delitto di Garlasco e sulle scelte processuali dell’attuale collegio difensivo.
Ospite a Mattino 5 su Mediaset, accanto all’avvocato Fabrizio Gallo, il penalista ha contestato con decisione l’utilizzo dello scontrino del parcheggio di Vigevano come cardine dell’alibi del nuovo indagato.
Secondo il legale, esibire quel documento espone a un rischio evidente: se l’alibi dovesse rivelarsi non coerente con gli accertamenti, l’effetto boomerang sarebbe immediato e devastante per la credibilità complessiva della difesa.
Lovati parla di «errore innocente» imputabile alla scarsa dimestichezza di Sempio con le dinamiche giudiziarie.
Incisiva la domanda della conduttrice Federica Panicucci: se il documento è genuino, perché definirlo errore?
Per il penalista, chi è davvero estraneo al reato non dovrebbe avere la necessità di costruire un percorso difensivo artificioso, né di anticipare prove che potrebbero essere lette come un tentativo preventivo di autoassoluzione.
Il nodo, in questa prospettiva, non è solo la veridicità formale dello scontrino, ma l’effetto che può produrre sul giudice: da elemento neutro di contesto a possibile indizio di una strategia percepita come “calcolata”, in un procedimento già segnato da anni di polemiche e ribaltamenti interpretativi.
Il fronte caldo dei computer
La critica di Lovati si estende anche alla richiesta di incidente probatorio sui computer di Chiara Poggi e di Alberto Stasi, avanzata dai nuovi difensori di Sempio, gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia.
Per l’ex legale, concentrare l’attenzione sul pc della vittima può trasformarsi in una pericolosa inversione dell’onere della prova, soprattutto se non esiste un solido presupposto tecnico-investigativo che faccia prevedere il reperimento di elementi decisivi a carico di Stasi.
In altre parole, si rischierebbe di far passare il messaggio che la tenuta della posizione di Sempio dipenda da ciò che si troverà, o non si troverà, nei dispositivi informatici di terzi.
Lovati lega la propria valutazione a un criterio di correttezza processuale: spostare il baricentro probatorio sul computer di Chiara avrebbe senso solo con la ragionevole certezza di incrociare dati oggettivi in grado di chiarire movente, orari e rapporti pregressi, non come mera “pesca a strascico” difensiva.
Il riferimento implicito è anche alla consulenza prodotta dai legali della famiglia Poggi, secondo cui la giovane avrebbe visionato, la sera precedente l’omicidio, la cartella con i file pornografici riconducibili a Stasi: un elemento che, se confermato, potrebbe incidere sulla ricostruzione dei rapporti fra i due.
In questo contesto, l’insistenza tecnica sui supporti digitali appare a Lovati più un azzardo tattico che una mossa realmente necessaria per tutelare Sempio.
Una strategia nel mirino
Le dichiarazioni di Lovati intervengono in una fase di rinnovata esposizione mediatica del procedimento sul delitto di Garlasco, dove ogni scelta degli avvocati viene scomposta e commentata quasi in tempo reale.
L’istanza alla gip Daniela Garlaschelli per l’incidente probatorio sui computer, la centralità dello scontrino di Vigevano, le consulenze di parte sulla cronologia dei file: ogni tassello concorre a ridisegnare, a distanza di anni, il perimetro delle responsabilità attorno alla morte di Chiara Poggi e al ruolo di Alberto Stasi e dello stesso Andrea Sempio.
In questo quadro, l’ex difensore segnala due possibili effetti collaterali: l’indebolimento della narrazione di innocenza lineare del proprio ex assistito e una frammentazione del fronte difensivo, che può risultare controproducente davanti ai giudici.
La critica non riguarda solo la tecnica processuale, ma anche la gestione comunicativa: l’uso di singoli documenti come bandiere mediatiche, o di perizie informatiche come grimaldelli narrativi, rischia di alimentare una lettura “a episodi” del caso, più utile allo spettacolo che alla ricerca della verità giudiziaria.
Nel solco delle regole deontologiche e della prudenza processuale, la posizione di Lovati invita a misurare con estrema attenzione l’esposizione probatoria anticipata, soprattutto quando ogni elemento presentato alla stampa diventa immediatamente oggetto di analisi, polemica e interpretazioni divergenti.
Il risultato è un procedimento in cui, oltre alle prove, vengono sottoposte a giudizio pubblico anche le stesse strategie, con il rischio di sovrapporre il piano mediatico a quello strettamente giuridico.
FAQ
D: Chi è Massimo Lovati?
R: È l’ex avvocato di Andrea Sempio, intervenuto pubblicamente per criticare alcune scelte difensive nel procedimento sul delitto di Garlasco.
D: Perché lo scontrino del parcheggio è così discusso?
R: Perché rappresenta il fulcro dell’alibi di Sempio e, secondo Lovati, la sua esposizione potrebbe trasformarsi in un boomerang se emergessero incongruenze.
D: Qual è il rischio indicato da Lovati sull’uso dello scontrino?
R: Che un alibi costruito eccessivamente “a tavolino” possa apparire artificioso, minando la credibilità complessiva della difesa.
D: Che cosa contesta Lovati sulla richiesta di incidente probatorio sui computer?
R: Ritiene rischioso puntare sul pc di Chiara Poggi senza solide certezze su ciò che potrebbe emergere a supporto dell’ipotesi accusatoria verso Alberto Stasi.
D: Che ruolo ha la gip Daniela Garlaschelli?
R: È la giudice chiamata a valutare la richiesta di incidente probatorio sui computer di Stasi e della vittima.
D: Perché si parla di inversione dell’onere della prova?
R: Perché, secondo Lovati, si rischia di far dipendere la posizione di Sempio da elementi da rintracciare su terze persone, anziché dalle prove dirette sulla sua estraneità.
D: Che cosa sostiene la consulenza dei legali della famiglia Poggi?
R: Indica che Chiara Poggi avrebbe visionato la cartella dei file pornografici sul computer di Alberto Stasi la sera prima dell’omicidio.
D: Qual è la fonte giornalistica delle dichiarazioni riportate?
R: Le posizioni di Massimo Lovati e il dibattito sul caso derivano da servizi televisivi di Mattino 5 e da ricostruzioni apparse sulla stampa nazionale di cronaca giudiziaria.




