Garlasco, Lovati indica il sicario e denuncia il ruolo dei cardinali

Delitto di Garlasco, il ritorno del “sicario”: cosa sostiene davvero l’avvocato Lovati
Il delitto di Garlasco torna al centro del dibattito giudiziario e mediatico con la tesi, radicale e divisiva, dell’avvocato Massimo Lovati, già difensore di Andrea Sempio. In televisione, negli studi de Lo Stato delle Cose con Massimo Giletti, il legale ha rilanciato l’ipotesi di un sicario professionista mandato a uccidere Chiara Poggi, 26 anni, trovata morta il 13 agosto 2007 nella villetta di Garlasco. Secondo Lovati, la giovane avrebbe scoperto materiali sensibili capaci di “coinvolgere tutti, cardinali, politici”, scenario che, nelle sue parole, avrebbe spinto un’organizzazione a eliminarla. Una rilettura che entra in rotta di collisione con la sentenza definitiva che ha condannato l’ex fidanzato Alberto Stasi per omicidio volontario aggravato.
In questo contesto si incrociano nuove acquisizioni tecniche, intercettazioni passate e il nuovo fascicolo aperto dalla Procura di Pavia, alimentando interrogativi sulla tenuta del quadro probatorio e sulla prospettiva, tutt’altro che scontata, di una revisione del processo.
L’ipotesi del sicario e le ricerche di Chiara Poggi
Per Massimo Lovati, l’omicidio di Chiara Poggi sarebbe l’esecuzione di un incarico, non un delitto maturato in ambito domestico. Il legale collega il presunto movente al materiale informatico raccolto dalla ragazza e salvato su una pendrive: ricerche su anoressia, violenza sessuale, droga, pedofilia.
Secondo la ricostruzione di Lovati, quei contenuti avrebbero potuto sfiorare o compromettere figure apicali, anche del mondo ecclesiastico e politico. L’idea del “sicario professionista” si inserisce qui: un soggetto addestrato, incaricato di colpire rapidamente e cancellare tracce rilevanti. Non vengono indicati nomi, ma si evoca una struttura criminale organizzata, dotata di mezzi e coperture. Una tesi priva, al momento, di conferme giudiziarie, ma che continua ad alimentare il dibattito pubblico sul caso.
La pendrive, l’organizzazione ignota e i limiti probatori
Il nodo centrale rimane la pendrive attribuita a Chiara Poggi, su cui, secondo l’avvocato Lovati, sarebbero stati conservati documenti potenzialmente esplosivi. A oggi non esistono atti pubblici che provino un collegamento diretto tra quel materiale e soggetti istituzionali specifici.
Per l’accusa, il movente dell’omicidio rimane strettamente legato al rapporto tra Chiara e Alberto Stasi. Per i sostenitori della pista alternativa, invece, la mancata piena valorizzazione delle tracce digitali avrebbe lasciato scoperta un’area d’ombra. In termini di metodo, la magistratura deve muoversi solo su elementi verificabili, mentre le ipotesi di “organizzazioni criminali” restano tali finché non si traducono in riscontri oggettivi, testimonianze convergenti o nuove prove tecniche spendibili in giudizio.
Il ruolo della Procura di Pavia e lo scontro tra difese


L’apertura di un nuovo fascicolo da parte della Procura di Pavia, guidata dal procuratore Fabio Napoleone, ha riacceso speranze e timori sul possibile impatto sul verdetto che vede Alberto Stasi unico condannato. L’avvocato Massimo Lovati ritiene che il quadro sul presunto concorso in omicidio di Andrea Sempio non sia affatto definito: a suo giudizio, l’indagine potrebbe sfociare in archiviazione, proscioglimento o addirittura aprire la strada alla revisione della sentenza definitiva su Stasi.
Una lettura che si scontra con la linea dell’avvocato Antonio De Rensis, storico difensore di Stasi, che respinge ogni lettura strumentale del nuovo procedimento e difende la linearità dell’azione della Procura.
Le parole di De Rensis su Napoleone e sul nuovo fascicolo
Antonio De Rensis ha reagito definendo il collega “opinionista Lovati”, sottolineando che l’ex legale di Andrea Sempio non è parte nell’attuale inchiesta. A sua volta, De Rensis ha preso una posizione netta a favore del procuratore Fabio Napoleone: “Chi conosce il procuratore Napoleone sa che è lontano galassie, anni luce, dal poter essere strumentalizzato”.
Secondo De Rensis, il nuovo fascicolo non avrebbe come obiettivo una revisione “per via indiretta” della condanna di Alberto Stasi, ma risponderebbe esclusivamente alle autonome valutazioni investigative della Procura di Pavia. In questa lettura, gli sviluppi in corso vanno tenuti distinti dal giudizio irrevocabile già pronunciato sulla responsabilità di Stasi.
Revisione del processo: percorsi giuridici e margini reali
Antonio De Rensis ha rimarcato che un eventuale percorso verso la revisione della condanna di Alberto Stasi potrà avvenire solo attraverso gli strumenti codificati: istanza di revisione, nuove prove decisive, valutazione della Corte competente. Il legale ha citato anche il collega Bocellari, con cui condivide la strategia difensiva.
In termini giuridici, la revisione di una sentenza passata in giudicato richiede elementi nuovi, incompatibili con il quadro ricostruito in dibattimento. Le indagini sul ruolo di Andrea Sempio, eventuali ulteriori soggetti o una diversa lettura di reperti come le impronte digitali possono diventare rilevanti solo se dimostrano, in modo concreto, l’impossibilità che i fatti siano avvenuti come accertato in via definitiva. Al momento, questo salto probatorio non è stato ancora riconosciuto in sede giudiziaria.
Nuove tracce tecniche e piste mai del tutto sopite
Parallelamente allo scontro di tesi, l’inchiesta su Garlasco continua a produrre elementi tecnici che alimentano il dibattito. Il chimico forense Oscar Ghizzoni avrebbe isolato nove impronte digitali esaminate a partire dalle foto del dispenser di sapone scattate subito dopo il delitto nella casa della famiglia Poggi. Si tratta di un dettaglio che, se correttamente attribuito, potrebbe chiarire chi fosse presente nella scena del crimine oltre alle figure già note.
A questo si aggiunge la rilettura di vecchie intercettazioni, come quella dell’8 ottobre 2010 tra Rita Preda, madre di Chiara, e Gian Luigi Tizzoni, in cui emerge il riferimento a un misterioso biglietto lasciato al cimitero, con il nome di un presunto “Marco” indicato come vero assassino.
Le impronte sul dispenser di sapone e l’apporto di Ghizzoni
Il lavoro del chimico forense Oscar Ghizzoni si concentra su un supporto indiretto: le fotografie del dispenser del sapone, scattate subito dopo l’omicidio nella casa dei Poggi. Attraverso tecniche di analisi dell’immagine, Ghizzoni sostiene di aver identificato nove impronte digitali.
La rilevanza giuridica di queste impronte dipende da tre passaggi: la validazione scientifica del metodo, la possibilità di compararle con i profili già presenti negli archivi e l’eventuale individuazione di soggetti estranei al nucleo familiare o agli inquirenti. Se confermate, tali impronte potrebbero corroborare o smentire ricostruzioni passate, ma anche aprire scenari su presenze finora non emerse nella scena del crimine.
Il biglietto al cimitero, la figura di “Marco” e i limiti investigativi
L’intercettazione dell’8 ottobre 2010 tra Rita Preda e Gian Luigi Tizzoni aggiunge un elemento inquietante: la madre di Chiara Poggi riferisce di un biglietto trovato al cimitero di Garlasco, nel quale un certo “Marco” sarebbe indicato come il vero assassino. Questo frammento è entrato negli atti, ma non ha prodotto, finora, svolte processuali.
Perché un simile indizio sia utile, è necessario individuarne l’autore, verificarne l’autenticità e collegarlo ad altri dati oggettivi. Senza tali riscontri, il biglietto resta un tassello suggestivo ma fragile. Nel frattempo, il caso Garlasco continua a dividere opinione pubblica e addetti ai lavori: da un lato la sentenza definitiva contro Alberto Stasi, dall’altro una stratificazione di ipotesi, piste alternative e nuovi dati tecnici che, al momento, non hanno ancora scalfito l’impianto giudiziario consolidato.
FAQ
Chi è oggi l’unico condannato per il delitto di Garlasco?
L’unico condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi è l’ex fidanzato Alberto Stasi, ritenuto responsabile di omicidio volontario aggravato e detenuto in esecuzione della sentenza passata in giudicato.
Che cosa sostiene l’avvocato Massimo Lovati sul movente dell’omicidio?
Massimo Lovati ipotizza un omicidio commissionato a un sicario professionista, motivato dalle ricerche di Chiara Poggi su temi sensibili (violenza sessuale, droga, pedofilia) salvate su una pendrive, che avrebbero potuto danneggiare figure di rilievo.
Qual è la posizione dell’avvocato De Rensis sulla nuova inchiesta?
Antonio De Rensis, difensore di Alberto Stasi, sostiene che il nuovo fascicolo della Procura di Pavia non è orientato a riaprire il processo, ma risponde alle autonome valutazioni investigative del procuratore Fabio Napoleone.
In quali condizioni può essere chiesta la revisione della condanna di Stasi?
La revisione è possibile solo in presenza di nuove prove decisive, incompatibili con la sentenza definitiva. Sarà compito degli avvocati Antonio De Rensis e Bocellari valutare se e quando presentare un’istanza formale.
Che cosa ha scoperto il chimico forense Oscar Ghizzoni?
Il chimico forense Oscar Ghizzoni sostiene di aver individuato nove impronte digitali analizzando le fotografie del dispenser di sapone nella casa dei Poggi, potenzialmente utili a chiarire chi fosse presente sulla scena del crimine.
Qual è il significato del biglietto trovato al cimitero di Garlasco?
Secondo un’intercettazione del 2010 tra Rita Preda e Gian Luigi Tizzoni, un biglietto rinvenuto al cimitero di Garlasco indicava un “Marco” come vero assassino di Chiara. L’autore e l’attendibilità del messaggio rimangono però non accertati.
Che ruolo ha oggi la Procura di Pavia nel caso Garlasco?
La Procura di Pavia, con il procuratore Fabio Napoleone, gestisce un nuovo fascicolo su aspetti ancora controversi del caso. L’esito potrà andare dall’archiviazione all’individuazione di eventuali ulteriori responsabilità.
Qual è la fonte principale delle dichiarazioni più recenti sul caso?
Le dichiarazioni più recenti di Massimo Lovati e le repliche di Antonio De Rensis sono state rese nel corso della trasmissione televisiva Lo Stato delle Cose con Massimo Giletti, da cui proviene il materiale oggetto di questa analisi.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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