Garlasco, Lovati a processo per diffamazione: rebus sulla presunta macchinazione

Citazione diretta a giudizio e contesto del procedimento
La citazione diretta a giudizio di Massimo Lovati davanti al tribunale di Milano apre un nuovo fronte giudiziario legato al caso Garlasco. L’ex difensore di Andrea Sempio è chiamato a rispondere di presunta diffamazione nei confronti dello studio legale Giarda, già al centro della difesa di Alberto Stasi. Il processo si annuncia tecnicamente complesso, con inevitabili riflessi mediatici e giuridici sul dibattito pubblico.
Le accuse della Procura di Milano allo studio delle frasi di Lovati
La Procura contesta a Lovati dichiarazioni ritenute lesive dell’onore e della reputazione professionale degli avvocati Fabio ed Enrico Giarda. Al centro vi sono le frasi pronunciate nel punto stampa del 13 marzo 2025, davanti alla caserma dei carabinieri Montebello. Lovati avrebbe suggerito una “macchinazione” difensiva, attribuendo allo studio Giarda un ruolo nella genesi delle indagini su Sempio e nel prelievo del Dna. Per l’accusa, si tratta di affermazioni che travalicano il legittimo diritto di critica.
La scelta della citazione diretta, senza udienza preliminare, segnala la convinzione della Procura sulla rilevanza penale delle espressioni contestate. Il dibattimento dovrà verificare il perimetro della libertà di parola dell’avvocato.
Il quadro giuridico tra diffamazione e diritto di critica forense
Nel diritto italiano, la diffamazione è esclusa quando sussistono verità, interesse pubblico e continenza espressiva. Per gli avvocati, il diritto di critica tecnica è particolarmente ampio, specie se collegato alla difesa del proprio assistito. Nel caso Lovati, il tribunale di Milano dovrà valutare se le sue dichiarazioni fossero funzionali alla strategia difensiva di Sempio o se, al contrario, abbiano assunto un carattere gratuito e denigratorio verso lo studio Giarda.
L’eventuale condanna potrebbe delineare confini più stringenti per gli interventi pubblici dei legali nei procedimenti ad alta esposizione mediatica, incidendo sulla prassi della comunicazione forense nei casi di cronaca.
Le dichiarazioni del 13 marzo 2025 e le indagini su Sempio
Il nodo centrale del processo è il contenuto del punto stampa del 13 marzo 2025, quando Lovati era ancora difensore di Andrea Sempio. Davanti ai giornalisti, l’avvocato ha messo in discussione la linearità dell’indagine del 2017 su Sempio, evocando una regia esterna. Secondo l’accusa, quelle parole hanno colpito direttamente l’operato dello studio Giarda, oltrepassando i limiti di una legittima ricostruzione difensiva.
La tesi della “macchinazione” e il prelievo del Dna contestato
Nelle dichiarazioni pubbliche, Lovati avrebbe sostenuto che la prima indagine su Sempio non derivasse da un percorso investigativo ordinario. Avrebbe parlato di una “macchinazione” attribuita alla difesa di Stasi, ipotizzando una manipolazione delle attività di polizia giudiziaria per ottenere il Dna di Sempio in modo irregolare. Questa ricostruzione chiama direttamente in causa i legali dello studio Giarda, indicandoli di fatto come protagonisti occulti di una strategia investigativa deviata.
La Procura considera tali affermazioni idonee a danneggiare l’immagine professionale dello studio, prescindendo dall’esito delle indagini originarie.
Impatto potenziale sul procedimento legato al delitto di Garlasco
La difesa di Lovati, rappresentata dall’avvocato Fabrizio Gallo, sostiene che il processo per diffamazione possa incidere anche sull’interpretazione complessiva del delitto di Garlasco. In aula, Lovati potrebbe illustrare nel dettaglio perché ritenga esistita una “macchinazione” e come sarebbe avvenuto il prelievo del Dna di Sempio. Secondo la difesa, queste spiegazioni potrebbero riaprire interrogativi sull’impianto probatorio che ha condotto alla condanna definitiva di Alberto Stasi a 16 anni di carcere.
Ogni nuovo elemento narrato in dibattimento, pur senza effetti automatici sui giudicati, può alimentare richieste di revisione e pressioni mediatiche sul caso.
Conseguenze per la professione forense e la comunicazione mediatica
Il procedimento a carico di Lovati si inserisce in un contesto in cui la comunicazione giudiziaria è sempre più esposta a Google News, Google Discover e ai social. Le parole dei legali diventano immediatamente virali, amplificando eventuali profili diffamatori. La sentenza del tribunale di Milano potrà costituire un precedente rilevante nello stabilire i limiti della dialettica pubblica tra studi legali in casi mediatici.
Rischi reputazionali per gli studi legali nei casi mediatici
Gli studi ad alta visibilità, come lo studio Giarda, sono esposti a rischi reputazionali amplificati dall’ecosistema digitale. Un’accusa di “macchinazione” o di gestione opaca delle indagini, se rilanciata dai media, può incidere sulla fiducia di clienti e istituzioni. Per questo, la tutela giudiziaria della reputazione professionale diventa centrale. Allo stesso tempo, l’uso della stampa come terreno di confronto strategico tra difese può degenerare in campagne di delegittimazione reciproca, con effetti distorsivi sulla percezione pubblica dei processi penali.
L’esito del caso Lovati offrirà un segnale su quanto i tribunali intendano proteggere la dignità della professione forense nello spazio mediatico.
Bilanciare libertà di difesa, informazione e tutela dell’onore
Il tribunale dovrà bilanciare più diritti fondamentali: libertà di difesa dell’avvocato, diritto di cronaca dei giornalisti, diritto dei cittadini a essere informati, tutela dell’onore degli studi coinvolti. Una pronuncia che restringa troppo il margine di critica potrebbe raffreddare il dibattito pubblico sui processi complessi; al contrario, un’eccessiva tolleranza rischierebbe di legittimare attacchi personali travestiti da argomentazioni tecniche.
Per gli operatori del diritto, il caso rappresenta un banco di prova per sviluppare linee guida deontologiche più stringenti su dichiarazioni alla stampa, gestione dei punti stampa davanti alle caserme e uso delle parole in contesti ad alta tensione giudiziaria.
FAQ
Chi è Massimo Lovati e quale ruolo ha nel caso
Massimo Lovati è un avvocato, già difensore di Andrea Sempio nell’indagine collegata al delitto di Garlasco. È imputato a Milano per presunta diffamazione ai danni dello studio Giarda a causa di dichiarazioni rilasciate alla stampa.
Perché lo studio Giarda ha avviato un’azione per diffamazione
La Procura contesta a Lovati frasi considerate gravemente lesive dell’onore e della reputazione professionale degli avvocati Fabio ed Enrico Giarda, accusati di aver orchestrato una “macchinazione” nelle indagini su Sempio e nel prelievo del suo Dna.
Che cosa riguarda la presunta macchinazione sulle indagini
Secondo la tesi attribuita a Lovati, l’indagine del 2017 su Andrea Sempio non sarebbe nata da un iter investigativo ordinario, ma da un intervento esterno riconducibile alla difesa di Alberto Stasi, con possibili forzature nel reperimento del materiale genetico.
Come si collega il processo Lovati al delitto di Garlasco
Il dibattimento potrebbe far emergere elementi interpretativi sulle indagini successive al delitto di Garlasco e sulla posizione di Sempio. La difesa di Lovati ritiene che le spiegazioni sulle presunte anomalie possano influire sulla lettura complessiva del caso Stasi.
Quali effetti può avere questo processo sulla professione forense
La sentenza potrà definire in modo più netto i confini tra critica tecnica legittima e diffamazione tra colleghi, incidendo sul modo in cui gli avvocati comunicano con la stampa nei procedimenti mediatici e sulla tutela della reputazione degli studi legali.
Qual è la fonte originale delle informazioni sul caso
Le informazioni qui analizzate derivano dalla ricostruzione giornalistica relativa alla citazione diretta a giudizio di Massimo Lovati per presunta diffamazione ai danni dello studio Giarda, con riferimento agli sviluppi giudiziari collegati al delitto di Garlasco.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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