Garlasco, la verità nascosta che ribalta l’accusa contro i pm

Motivazioni della Cassazione sul sequestro dei device digitali
La decisione della Corte di Cassazione sul caso legato al delitto di Garlasco chiarisce i limiti di legittimità del sequestro di dispositivi informatici in indagini complesse. I giudici hanno confermato l’annullamento del sequestro dei device dell’ex pm Mario Venditti e dei carabinieri coinvolti, ritenendo sproporzionata la massa di dati acquisita rispetto alle esigenze investigative.
Perché il sequestro è stato giudicato sproporzionato
La Suprema Corte rileva che l’estensione tipologica dei dati richiesti non era sufficientemente delimitata. M mancava un perimetro chiaro su categorie di file, periodi mirati e soggetti effettivamente rilevanti.
La richiesta del pubblico ministero non assicurava la “minore invasività possibile” su informazioni personali, professionali e sensibili contenute in computer e telefoni.
La motivazione del decreto di sequestro è stata giudicata carente nel bilanciamento tra esigenze investigative e tutela dei diritti fondamentali degli indagati e dei terzi.
Legittimità dell’estensione temporale delle indagini
La Cassazione ha però ritenuto non irragionevole l’allargamento temporale degli accertamenti fino a undici anni. La complessità dei rapporti tra Mario Venditti e gli ufficiali di polizia giudiziaria, nonché le anomalie segnalate sul ruolo dei Sempio e dei loro legali, giustificavano un arco cronologico ampio.
Secondo i giudici, in inchieste strutturate su possibili condotte corruttive e deviazioni investigative, l’analisi di uno storico lungo può essere necessaria.
Ciò che viene censurato non è quindi l’orizzonte temporale, ma l’assenza di filtri qualitativi e quantitativi nella selezione dei dati digitali.
Il contesto del delitto di Garlasco e del nuovo filone d’indagine
Il procedimento nasce da uno dei filoni dell’inchiesta collegata all’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco. L’ipotesi accusatoria riguarda una presunta corruzione finalizzata a favorire l’archiviazione del 2017 nei confronti di soggetti diversi dall’imputato poi condannato. La posizione di Mario Venditti e dei carabinieri Silvio Sapone e Giuseppe Spoto è al centro di questa nuova verifica giudiziaria.
Il ruolo della Procura di Brescia e del Tribunale del Riesame
La Procura di Brescia aveva impugnato la decisione del Tribunale del Riesame che aveva annullato il sequestro dei device. Il ricorso sosteneva la necessità di un’ampia acquisizione di dati per comprendere dinamiche, rapporti e possibili interferenze sull’indagine originaria.
La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la compressione dei diritti alla privacy e alla difesa richiede un’accurata modulazione del sequestro.
La mera complessità investigativa non legittima, da sola, una raccolta massiva e indifferenziata di informazioni digitali.
I profili di anomalia evidenziati dai giudici
Nel decreto originario, poi annullato, il pm richiamava le “vicende poco chiare” sulle consulenze tecniche riconducibili ai Sempio e ai loro difensori, disponibili prima dell’ufficializzazione.
Venivano inoltre valorizzate le sommarie informazioni rese da Salvatore Campa sui rapporti tra l’ex pm Venditti e la polizia giudiziaria.
Per la Cassazione, questi elementi giustificano l’indagine e un certo ampio raggio temporale, ma non un sequestro “indistinto” di ogni dato presente sui device.
Impatto della decisione su indagini digitali e diritti di difesa
La pronuncia della Corte di Cassazione diventa un riferimento per tutte le procure nella gestione del sequestro di smartphone, pc e supporti digitali. Viene ribadita la centralità del criterio di proporzionalità e della selezione mirata dei dati, specie quando incidono su vita privata, attività professionale e segreti difensivi.
Il canone di proporzionalità nei sequestri informatici
I giudici chiariscono che i decreti devono indicare criteri quantitativi, qualitativi e temporali per filtrare i dati. Non è sufficiente elencare genericamente “tutti i contenuti” di un dispositivo.
Devono essere precisate tipologie di comunicazioni, parole chiave, periodi, utenze coinvolte, limitando l’estrazione a ciò che è davvero necessario.
Ogni deroga ingiustificata a questo schema rischia l’invalidità del sequestro, con ricadute sull’utilizzabilità probatoria del materiale acquisito.
Tutela della privacy e bilanciamento con l’interesse penale
La sentenza rafforza l’idea che la tutela dei dati personali, anche di indagati e pubblici ufficiali, non sia sacrificabile oltre lo stretto indispensabile.
L’autorità giudiziaria deve motivare in modo puntuale perché non siano praticabili strumenti meno invasivi, come estrazioni selettive o ricerche per cluster tematici.
Il bilanciamento tra repressione dei reati e diritti fondamentali diventa un controllo concreto, non una formula di stile inserita nei provvedimenti di sequestro.
FAQ
Cosa ha deciso la Cassazione sul sequestro dei device
La Cassazione ha confermato l’annullamento del sequestro di computer e telefoni di Mario Venditti e dei carabinieri, giudicando sproporzionata l’acquisizione massiva di dati rispetto alle necessità dell’indagine.
Perché il sequestro è stato ritenuto sproporzionato
Il decreto non delimitava in modo chiaro tipi di dati, arco temporale effettivo, soggetti e comunicazioni rilevanti. M mancavano filtri concreti per garantire la minore invasività possibile sui diritti degli interessati.
L’estensione temporale di undici anni è stata bocciata
No. La Cassazione ha ritenuto non incongrua l’ampiezza temporale, vista la complessità delle relazioni e delle anomalie investigative. È stato censurato solo il perimetro qualitativo e quantitativo dei dati richiesti.
Che effetti ha la pronuncia sulle future indagini digitali
Le procure dovranno motivare con maggior precisione i sequestri informatici, indicando criteri selettivi dettagliati. I sequestri “onnicomprensivi” di telefoni e pc saranno più facilmente contestabili in sede di riesame e legittimità.
Cosa cambia per la tutela della privacy degli indagati
Viene rafforzato l’obbligo di proteggere dati personali e professionali non pertinenti al reato. I giudici impongono di evitare copie integrali inutili e di privilegiare estrazioni mirate, rispettando il diritto alla difesa.
Qual è la principale fonte di questa ricostruzione giuridica
L’analisi si basa sulle motivazioni rese note dalla Corte di Cassazione sul caso legato al delitto di Garlasco, così come riportate dagli articoli di Libero Quotidiano relativi al provvedimento del 15 gennaio.




