Garlasco, indagine sul caso Venditti si blocca dopo il ritiro dei pm

Nuovi equilibri nelle indagini sulla Procura di Pavia
La rinuncia delle sostitute procuratrici di Brescia Claudia Moregola e Chiara Bonfadini ai fascicoli più sensibili sul cosiddetto “sistema Pavia” ridisegna lo scenario investigativo. Le inchieste su presunta corruzione, peculato e gestione opaca degli appalti per le intercettazioni passano ora ai pm Alessio Bernardi e Donato Greco, chiamati a gestire un dossier che intreccia potere giudiziario, fornitori privati e uno dei casi di cronaca nera più discussi d’Italia.
Divergenze interne alla Procura di Brescia
Fonti giudiziarie parlano di profonde divergenze di impostazione tra le sostitute e il procuratore capo Francesco Prete, che ha accolto l’istanza di rinuncia. Il cambio di squadra arriva in una fase delicata, con atti già compiuti, testimoni escussi e filoni investigativi aperti su più fronti. La riassegnazione impone una rapida rilettura degli atti per evitare rallentamenti e garantire continuità, soprattutto sulle ipotesi di corruzione in atti giudiziari e gestione delle risorse pubbliche.
Il peso politico e mediatico delle nuove nomine
La scelta di affidare i fascicoli a Bernardi e Greco ha ripercussioni istituzionali e d’immagine. La Procura di Brescia, competente sui procedimenti riguardanti i magistrati lombardi, è sotto osservazione del CSM e dell’opinione pubblica. Ogni decisione sugli atti d’indagine, sull’eventuale richiesta di archiviazione o di rinvio a giudizio, sarà letta anche come test di tenuta del sistema disciplinare e di controllo interno sulla magistratura.
Il presunto “sistema Pavia” tra corruzione e peculato
Le contestazioni ipotizzano una rete stabile di rapporti privilegiati tra magistrati, ufficiali di polizia giudiziaria, imprenditori e società di servizi tecnologici. Al centro delle accuse figurano l’ex procuratore aggiunto Mario Venditti e il pm Pietro Paolo Mazza, oggi in servizio a Milano, sospettati di aver intrecciato relazioni non trasparenti con fornitori coinvolti negli appalti per intercettazioni e servizi ausiliari ai procedimenti penali.
Auto di lusso, cene e affidamenti per le intercettazioni
Gli atti descrivono un circuito di presunti scambi tra imprenditori e pubblici ufficiali: auto di grossa cilindrata cedute a prezzi di favore, beni di lusso, pranzi e cene in ristoranti di alto livello. In cambio, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero arrivati affidamenti di servizi di intercettazione e forniture tecnologiche pilotati, con un restringimento della concorrenza e un possibile danno economico per l’amministrazione. Le verifiche puntano a ricostruire flussi di denaro, contratti e benefici personali ottenuti dai magistrati coinvolti.
La contestazione di peculato sui fondi pubblici
Accanto alla corruzione in atti giudiziari emerge un’ipotesi di peculato per circa 750mila euro, relativa a presunto uso distorto di risorse pubbliche. Gli inquirenti stanno esaminando l’impiego di fondi per intercettazioni, noleggio di mezzi e spese di servizio che, secondo l’accusa, sarebbero stati utilizzati anche per finalità estranee alle indagini. La ricostruzione contabile è cruciale per stabilire se vi sia stato un sistematico sviamento di scopo nell’uso dei capitoli di bilancio assegnati alla Procura di Pavia.
Collegamenti con il delitto di Garlasco e il caso Chiara Poggi
Il filone sulle presunte irregolarità nella Procura di Pavia si innesta inevitabilmente sul delitto di Chiara Poggi a Garlasco, uno dei procedimenti più esposti mediaticamente degli ultimi anni. Gli sviluppi investigativi riguardano anche la posizione di Andrea Sempio, figlio di Giuseppe Sempio, alla luce dei rapporti contestati agli ex magistrati pavesi e del modo in cui furono gestite alcune fasi cruciali delle indagini originarie.
L’ombra delle irregolarità sulle indagini di Garlasco
Gli approfondimenti di Brescia mirano a verificare se vi siano stati condizionamenti, omissioni o scelte investigative influenzate da rapporti personali o interessi estranei alla ricerca della verità giudiziaria. In particolare, si analizzano la selezione dei consulenti tecnici, l’uso delle intercettazioni e la gestione di possibili piste alternative. Eventuali criticità potrebbero aprire scenari complessi sulle responsabilità disciplinari e sull’affidabilità complessiva del materiale probatorio raccolto all’epoca.
Il compito dei nuovi pm tra continuità e correzione di rotta
Bernardi e Greco devono ora decidere se confermare l’impostazione delle colleghe o ricalibrare le priorità, selezionando i passaggi investigativi realmente rilevanti per la prova. Sarà decisivo il lavoro di incrocio tra i fascicoli su corruzione e peculato e gli atti del delitto di Garlasco, per capire se le presunte condotte illecite abbiano inciso sulla gestione del caso Poggi. La capacità di motivare in modo trasparente ogni scelta sarà determinante per la credibilità della Procura.
FAQ
Cosa si intende per “sistema Pavia”?
L’espressione indica, secondo l’ipotesi accusatoria, una rete di rapporti non trasparenti tra magistrati, ufficiali di polizia giudiziaria, imprenditori e società di servizi, attiva nella Procura di Pavia, con possibili favoritismi negli appalti per intercettazioni e utilizzo improprio di risorse pubbliche.
Chi sono i magistrati maggiormente coinvolti
Al centro delle contestazioni figurano l’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti e il pm Pietro Paolo Mazza, oggi a Milano. Le indagini esaminano i loro rapporti con alcuni fornitori di servizi giudiziari e l’eventuale ricezione di utilità in cambio di affidamenti e scelte gestionali.
Perché le pm Moregola e Bonfadini hanno rinunciato
La rinuncia formale delle sostitute di Brescia non è stata motivata pubblicamente nel dettaglio, ma fonti giudiziarie parlano di profonde divergenze di vedute con il procuratore capo Francesco Prete. Il loro passo indietro ha reso necessaria la riassegnazione dei fascicoli più delicati.
Quali reati vengono ipotizzati dagli inquirenti
Le ipotesi principali riguardano corruzione in atti giudiziari, turbativa dei meccanismi concorrenziali negli affidamenti di servizi di intercettazione e peculato per circa 750mila euro di fondi pubblici. Le accuse dovranno essere verificate attraverso analisi contabili, tracciamento dei flussi economici e riscontri testimoniali.
In che modo il caso Garlasco entra in questa vicenda
Le presunte irregolarità nella Procura di Pavia potrebbero aver inciso sulla gestione del delitto di Chiara Poggi a Garlasco. Gli inquirenti bresciani stanno valutando eventuali interferenze nella selezione delle piste investigative, dei consulenti tecnici e nell’uso degli strumenti di indagine.
Qual è la principale fonte di queste ricostruzioni
Le informazioni derivano da atti d’indagine, fonti giudiziarie e dalla ricostruzione giornalistica basata sul materiale relativo alle inchieste della Procura di Brescia sul presunto “sistema Pavia” e sul collegamento con il delitto di Garlasco.




