Garlasco diventa rebus giudiziario: la nuova rivelazione del biologo rilancia dubbi e interrogativi sul ruolo di Stasi

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Garlasco, il biologo: “Stasi escluso nel 2014”
Nuove analisi sul DNA
Le dichiarazioni del biologo forense Ugo Ricci riaprono il dibattito sul delitto di Garlasco. In diretta a Mattino Cinque, l’esperto ha spiegato che i dati genetici disponibili già nel 2014 consentivano, a suo giudizio, di escludere Alberto Stasi come possibile donatore dei profili di DNA maschile isolati sulla scena del crimine. Al centro, la cosiddetta perizia Albani, ritenuta dallo specialista “categorica” nel separare il contributo genetico dell’imputato da quello effettivamente rilevato.
Interrogato dalla conduttrice Federica Panicucci sulla possibilità di arrivare a queste conclusioni già all’epoca del processo, Ricci ha ribadito che gli elementi tecnici erano presenti negli atti. L’affermazione introduce dubbi pesanti sulla valorizzazione delle prove scientifiche nelle fasi dibattimentali. Se tali valutazioni venissero accolte nelle sedi giudiziarie, l’impianto ricostruttivo del caso potrebbe subire un ribaltamento.
Il nodo cruciale non riguarda solo l’innocenza o meno di Stasi, ma il modo in cui le evidenze biologiche sono state lette, selezionate e argomentate nelle varie sentenze. La contestazione si sposta così dal laboratorio al metodo con cui la scienza entra nel processo penale italiano.
Il lavoro del biologo forense
Ricci è stato coinvolto nel 2023 dal team difensivo guidato dagli avvocati Bocellari e De Rensis, che gli hanno imposto un doppio colloquio preliminare per testarne l’indipendenza. Solo dopo queste verifiche lo specialista ha avuto accesso ai tracciati elettroforetici di De Stefano, alla relazione del genetista Linarello – contenente il profilo di Andrea Sempio – e alla successiva conferma della perizia Albani.
Secondo Ricci, l’incrocio di questi documenti evidenzierebbe una netta incompatibilità tra il DNA di Stasi e i contributi maschili contestati. Per rafforzare la tenuta scientifica delle conclusioni, il materiale è stato sottoposto in forma anonima a un professore di Berlino, specialista nel cromosoma Y, chiamato a valutare due profili denominati A e B, corrispondenti all’indagato e a Stasi. Il parere esterno, ha riferito il biologo, avrebbe confermato i risultati già espressi in Italia.
Tre livelli di analisi – Linarello, Albani e l’esperto tedesco – compongono così una catena di convergenze tecniche che la difesa considera decisiva per sollecitare una revisione.
Gli scenari giudiziari aperti
In studio, l’avvocato De Rensis ha richiamato l’attenzione su un ulteriore tassello: la perizia in corso della dottoressa Cattaneo, congiunta alla Blood Pattern Analysis (BPA). L’eventuale revisione dell’orario di morte potrebbe infatti incrinare il quadro logico che aveva collegato Stasi alla scena del crimine. Una diversa collocazione temporale degli eventi ridisegnerebbe alibi, movimenti e compatibilità fattuali.
La trasmissione ha evidenziato un aspetto particolarmente critico: molte delle analisi genetiche oggi considerate centrali erano già acquisite nei fascicoli tecnici, ma non avrebbero ricevuto il peso interpretativo che ora rivendicano gli esperti di parte. Il punto sensibile diventa così la responsabilità nella lettura delle prove, più che nella loro mera esistenza. Il caso approda a una dimensione sistemica, investendo la fiducia nella medicina legale e nei protocolli di valutazione delle perizie.
Con l’attenzione mediatica tornata alta, le prossime mosse difensive e l’eventuale apertura a una revisione processuale diranno se queste nuove letture scientifiche resteranno nel dibattito pubblico o entreranno stabilmente nelle aule di giustizia.
FAQ
D: Chi è il biologo che ha riacceso il caso di Garlasco?
R: È il biologo forense Ugo Ricci, consulente della difesa di Alberto Stasi.
D: Cosa sostiene Ricci in merito al DNA?
R: Sostiene che i profili genetici maschili rinvenuti non siano compatibili con il DNA di Stasi e che ciò fosse rilevabile già nel 2014.
D: Quale perizia viene indicata come decisiva?
R: La perizia genetica firmata dalla dottoressa Albani, ritenuta determinante nell’escludere Stasi dai donatori del DNA.
D: Che ruolo hanno avuto Linarello e De Stefano?
R: Linarello ha lavorato sul profilo di Andrea Sempio, mentre i tracciati di De Stefano hanno fornito i dati elettroforetici di base per le comparazioni.
D: Perché è stato coinvolto un professore di Berlino?
R: Per ottenere una verifica indipendente sul cromosoma Y, tramite profili anonimi indicati come A e B, corrispondenti agli indagati italiani.
D: Cosa potrebbe cambiare con la perizia Cattaneo?
R: Una diversa stima dell’orario di morte, combinata alla BPA, potrebbe scardinare l’impianto logico che ha portato alla condanna di Stasi.
D: Perché si parla di possibili errori di interpretazione?
R: Perché le analisi sarebbero già presenti negli atti, ma – secondo i consulenti di parte – non correttamente valorizzate dalle decisioni giudiziarie.
D: Qual è la fonte giornalistica principale di queste rivelazioni?
R: Le dichiarazioni di Ugo Ricci sono state rese durante la trasmissione televisiva “Mattino Cinque”, nel corso di un approfondimento sul delitto di Garlasco.




