Gallerie degli Uffizi smonta la bufala dell’attacco hacker e rassicura sulla sicurezza dei sistemi
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Smentito l’attacco hacker agli Uffizi: cosa è davvero accaduto
Le Gallerie degli Uffizi di Firenze sono finite al centro di un presunto maxi attacco hacker, descritto come devastante da alcuni quotidiani nazionali. Secondo queste ricostruzioni, avvenute dopo un episodio del 1 febbraio, sarebbero stati sottratti codici di accesso, mappe di sicurezza, il server fotografico e persino compromessa l’incolumità del Tesoro dei Granduchi, trasferito in fretta in un caveau della Banca d’Italia.
La Direzione delle Gallerie ha però diffuso una nota ufficiale in cui smentisce radicalmente furti, danni informatici e infiltrazioni nei telefoni dei dipendenti, denunciando gravi imprecisioni giornalistiche.
Lo scontro, esploso nelle ultime ore, solleva interrogativi sulla reale portata dell’episodio cyber e sulla gestione della comunicazione di sicurezza nei principali musei italiani.
In sintesi:
- Gli Uffizi negano furti di dati, password e server fotografici dopo l’attacco hacker del 1 febbraio.
- La sostituzione delle telecamere di sicurezza era pianificata dal 2023 e accelerata nel 2024.
- Il Tesoro dei Granduchi è stato spostato per lavori museali, non per emergenza hacker.
- La Direzione contesta articoli di stampa definiti imprecisi e privi di verifiche adeguate.
La versione ufficiale degli Uffizi tra cyber attacco e ricostruzioni mediatiche
Nella nota diffusa dalla Direzione delle Gallerie degli Uffizi si precisa che, la sera precedente la pubblicazione degli articoli, alle 20.44 è arrivata una sola telefonata da numero sconosciuto, senza adeguata presentazione.
Solo un’ora dopo, gli Uffizi hanno scoperto che si trattava di un giornalista, mentre «ben due articoli erano già impaginati e avviati alla stampa», attribuendo al direttore il presunto silenzio: *«contattato, avrebbe preferito non commentare»*.
La Direzione definisce i pezzi «pieni di imprecisioni, errori e informazioni infondate». Nel dettaglio, viene chiarito che non è stato compiuto alcun danno né effettuato alcun furto: i sistemi di sicurezza interni sono a circuito chiuso, quindi le password non sono mai state esposte all’esterno e «non sono state rubate password. Nessuna, in assoluto».
Smentito anche il parallelo con il Louvre: le telecamere agli Uffizi c’erano, ma analogiche, e il loro rinnovo digitale era in corso da un anno, su sollecitazione della polizia e poi accelerato dopo i fatti di Parigi e l’attacco del 1 febbraio. Le presunte «mappe della sicurezza» in mano agli hacker vengono definite prive di prove concrete, ricordando che le posizioni delle telecamere sono visibili a qualsiasi visitatore.
Tesoro dei Granduchi, lavori strutturali e prospettive sulla sicurezza museale
Sul punto più delicato – il Tesoro dei Granduchi o tesoro mediceo – gli Uffizi spiegano che la chiusura delle sale e lo spostamento delle opere verso la Banca d’Italia non derivano dall’attacco informatico, ma dal cantiere di rifacimento del museo, aggiudicato dopo una gara bandita a settembre. Le prime telefonate operative con Bankitalia sarebbero iniziate già in autunno.
Le porte murate sono in parte interventi obbligatori del nuovo piano antincendio, la cui Scia è stata depositata ai Vigili del fuoco appena due giorni fa, dopo «decenni» senza certificazione completa. Altre chiusure servono a ridurre la “permeabilità eccessiva” di edifici cinquecenteschi, adeguandoli al contesto di sicurezza internazionale attuale.
Sul fronte digitale, il server fotografico non è stato rubato e il backup risulta completo. Nessun telefono dei dipendenti sarebbe stato infiltrato: i giorni di paralisi operativa sono stati legati al tempo tecnico per ripristinare i sistemi, senza perdita di informazioni.
Il caso, tuttavia, apre un fronte cruciale: la necessità per i grandi musei italiani di coniugare trasparenza comunicativa, cybersecurity avanzata e gestione coordinata con i media, per evitare narrazioni distorte su patrimoni di rilevanza mondiale.
FAQ
L’attacco hacker agli Uffizi ha causato furti di dati o opere?
Sostanzialmente no. La Direzione dichiara che non risultano furti di dati, password, server fotografici né danni alle opere esposte.
Perché il Tesoro dei Granduchi è stato spostato alla Banca d’Italia?
Secondo gli Uffizi, lo spostamento è dovuto all’avvio del cantiere di rifacimento del museo, programmato già dall’autunno precedente.
Le telecamere degli Uffizi erano davvero spente come al Louvre?
No. Le Gallerie precisano che le telecamere erano attive, ma analogiche, e che la loro sostituzione digitale era già pianificata e avviata.
I telefoni dei dipendenti degli Uffizi sono stati violati dagli hacker?
No. La Direzione esclude infiltrazioni sui telefoni; i disservizi sarebbero legati solo ai tempi di ripristino dei backup informatici.
Quali sono le fonti utilizzate per la ricostruzione di questo articolo?
L’analisi deriva da una elaborazione congiunta di notizie Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.

